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Musica di un certo livello #1: DOOMSWORD, MOONSORROW

16 marzo 2011

che cazzo c’hai da guardare?

C’era una volta la Dragonheart che negli anni ’90 sfornava gruppi indimenticabili e capolavori di album. Oggi la Dragonheart c’è ancora ed ancora sforna capolavori. Sto parlando dei DoomSword, band che nasceva in quegli anni e che era apprezzata da gente che amava e seguiva il genere come me (che tra l’altro divoravo tutto della label) e che oggi calpesta imperterrita le scene del mondo metal-epico avendosi saputo scavare una nicchia in un mondo difficile dove se non hai un’etichetta stampata addosso che urla a lettere di mazzacane che genere di musica fai ti bolla come confuso piuttosto che eclettico. La legione lombarda, pur seguendo un suo filone di coerenza e di riconoscibilità, ha cambiato abbastanza con facilità impostazione e tematica da un album all’altro. Con quest’ultimo The Eternal Battle s’è posta una bella pietra miliare nel genere dell’epic italiano. Non uso essere pedante e didascalico, come è anche nello stile di Metal Shock, e quindi non vi sto a presentare il cd nelle sue parti. Sappiate solo una cosa che mentre lo ascoltavo i piedi simulavano la doppia cassa e, se la cosa può interessare qualcuno, questo è sempre indice che il corpo è attraversato da buone vibrazioni e che sto ascoltando una maledetta musica fatta come si deve. Nemmeno mi piace fare paragoni ma, per gli amanti delle etichette, ci ho trovato, e con molto gusto del resto, qualcosa dei Virgin Steele della migliore annata. Visto il sollazzoso ascolto ho ricambiato il piacere leggendo sul loro sito tutta la vanitosa pagina di FAQ e tra quelle ne ho trovata una che merita menzione sul perché gli italiani dovrebbero parlare di vichinghi e roba del genere. Sono nato a Benevento e anche noi abbiamo avuto lunghe dominazioni di Visigoti, Vandali, Goti, Ostrogoti nonché di Longobardi (gli unici che, forti anche dell’imponente sistema di mura da loro erette, riuscirono a fermare l’avanzata di Carlo Magno proprio nelle valli e sulle colline grim and frostbitten che circondavano il ducato assediato – sì perché il clima beneventano ricorda un pò quello norvegese) quindi perché mai non dovremmo parlarne?

Benevento: undoubtedly the grimmest place in Italy

Per onestà intellettuale bisogna dire che poi Arechi, duca di Benevento (evidentemente un proto-mastelliano), fece un patto con Carlo per evitare un’altra guerra e non appena quello ritornò in Francia pensò subito di infrangere la tregua e allearsi coll’imperatore bizantino in cambio di un titolo nobiliare, ma i beneventani rimasero fedeli ai Longobardi e, a dimostrazione di uno spirito heavy metal sempre crescente, diedero filo da torcere alle truppe cristiane.

Questi ultimi Moonsorrow di Varjoina Kuljemme Kuolleiden Maassa sono a mio parere i migliori fino ad ora. Non che disdegnassi i precedenti – anzi – ma il paganesimo tout court dopo un po’ stucca. Le atmosfere folk, sempre meno presenti o totalmente assenti in brani come Huuto (Urlo) che ricorda solo en passant di essere frutto dei cugini Sorvali, come anche i cori e i violini che “alleggerivano” il tutto sono sostituiti da un pessimismo e fastidio sempre crescenti. Non mi pare nemmeno di aver sentito lu marranzanu che fu un pò il trademark dei finnici e le lunghe galoppate dal ritmo incedente e ripetitivo. Sarà colpa del caro petrolio, col quale Ciccio ad occhi chiusi potrebbe giustificare i maggiori cambiamenti sociologici intervenuti nella società europea contemporanea convincendovene senza riserva alcuna, o sarà merito dell’età che avanza ma i Moonsorrow sono divenuti più cupi e apocalittici, e la cosa stimola non poco l’immaginazione. Se siete ancora legati ad organetti, fisarmoniche, tamburelli e fischietti che vi riportano alla mente scene di folletti danzanti col pisello di fuori e cazzetti fantasy del genere, scordatevelo, non è roba per voi. Questa è musica di un certo livello e Varjoina Kulj… etc. ect. (che lingua del cazzo il finlandese) l’album più blackened e cattivo che abbiano mai tirato fuori prima. Anche se devo ammettere che Tulimyrsky, interminabile opener e title track del precedente EP, era bella sparata. Qui però i colpi sono ben mirati e sul campo di battaglia i morti non si contano più. In tutto sono 7 le tracce di cui 3 (diciamocelo apertamente) inutili intermezzi appoggiati lì per creare atmosfera, come se a tal fine non bastassero le 4 meravigliose suite. Gia la prima Senza stelle (faccio prima a dirla in italiano), della lunghezza di 12’, ne vale l’acquisto ed è convincente continuazione dello splendido periodo Verisäkeet e Hävitetty. Roba coi contro cojoni insomma, roba da uomini veri e duri che non devono chiedere mai, come noi. Vabbé adesso vado ad apparecchiare per pranzo sennò mia moglie mi mena… (Charles)

« Unguento unguento
portami al noce di Benevento
sopra l’acqua e sopra il vento
e sopra ogni altro maltempo. »

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