NAGLFAR – Teras

Qualche settimana fa l’esimio collega Roberto Bargone postò su facebook il video di Through The Midnight Spheres, terza traccia tratta da Vittra, prima fatica dei Naglfar risalente oramai al 1995. Ovviamente cliccai su play, e dopo la fine del brano rispolverai dallo scaffale suddetto lavoro e me lo riascoltai tipo per 4 volte di fila, per l’ennesima volta totalmente rapito dalla bellezza di questo disco che rimane ancora oggi uno dei miei preferiti di sempre in ambito estremo, un sontuoso black melodico così epico e drammatico che la band di Umea non sarà purtroppo più in grado di replicare. È proprio questa se vogliamo la sfiga dei Naglfar: aver pubblicato un esordio talmente perfetto che ancora a distanza di così tanto tempo continua ad essere utilizzato come termine di paragone in confronto ai dischi successivi, che inevitabilmente soccombono di fronte ad un capolavoro simile.

In realtà nonostante il netto indurimento del sound sia in Diabolical (che resta un signor disco) che in Sheol (qui già in misura minore) si sentiva ancora qualche lontana eco delle geniali melodie presenti in Vittra, il vero problema si è manifestato con i due dischi successivi, l’imbarazzante Pariah e l’appena sufficiente Harvest, che oltre a denotare una pochezza di idee disarmante avevano pure l’aggravante di non avere più Jens Ryden dietro il microfono, colui che con le sue urla sgraziate ma dannatamente efficaci era diventato a suo modo un punto di riferimento per il Naglfar sound (su colui che ha preso il suo posto non mi esprimo che è meglio).

Teras giunge dopo ben 5 anni di silenzio di silenzio dall’ultimo lavoro, che però non hanno contribuito a portare sostanzialità novità all’interno della proposta degli svedesi, vale a dire la solita mazzata di swedish black/death metal che lascia ben poco spazio alla melodia preferendo concentrarsi sull’impatto e l’aggressività. Dal punto di vista stilistico come al solito nulla da dire, d’altronde ci troviamo di fronte a gente che suona sto genere da quasi 20 anni, però cazzo stiamo sempre parlando dei Naglfar, coloro che ha scritto pezzi come Enslave The Astral Fortress, 12th Rising, I Am Vengeance, non ci si può per l’ennesima volta accontentare del solito compitino e soprattutto non si può terminare l’ascolto di un disco senza un brano che sia uno che ti resti in testa. Teras questo è: un compendio del piattume e della mediocrità sulla quale si sondo adagiati i Naglfar da troppi anni a sta parte, e che non aggiunge e non toglie nulla a quanto sentito di recente. Sarebbe il caso di voltare pagina una volta per tutte, perché continuare su questa strada ha veramente (almeno per quanto mi riguarda) poco senso. (Michele Romani)

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