ANATHEMA – Falling Deeper (Kscope)

Tra i rappresentanti del doom gothic ossianico di scuola britannica – il bardo Ossian del resto era scozzese – ho costantemente preferito gli Anathema a Paradise Lost e My Dying Bride. Li ho trovati sempre convincenti in tutti i cambi di stile anche e soprattutto in quelli più piacioni (Ciccio docet) come A Fine Day to Exit. La poetica sepolcrale della “sacra triade” ha gettato le basi di quel sound malinconico, mortifero e depressivo che fa riferimento, come ottimamente descritto in Horror Rock di Vitolo e Lazzati (ed. Arcana), all’opera di McPherson ma anche di tutta la restante corrente cimiteriale del diciottesimo secolo ovvero Tomas Grey (autore di Elegia scritta in un cimitero campestre), Robert Blair (La Tomba), James Hervey (Le mie meditazioni sulle tombe) e Edward Young (Pensieri notturni). Dalla virata alt-rock in poi gli Anathema sono andati crescendo secondo patters diversi ma non per questo meno fortunati. Il continuum è stato rappresentato da una certa nota triste e riflessiva che guardava alla fine del mondo piuttosto che alla sua salvazione. Con We’re Here Because We’re Here, di cui abbiamo già discusso, si nota una certa voglia di retroilluminare un quadro della realtà delle cose già abbastanza negativo. Una voglia di guardare con positività al futuro, atteggiamento quanto mai insolito per i fratelli Cavanagh. A volte si arriva a capire tardi quanto sia vero l’assunto secondo cui le cose semplici sono le migliori, ma mai troppo tardi per i musicisti di Liverpool. Già nel 2008, prima dell’uscita del suddetto We Are…, gli Anathema pubblicarono una compilation semi acustica di brani vecchi, Hindsight, che voleva essere non un elogio auto compiaciuto ma un ulteriore esperimento evolutivo. Che bisogno c’era, potrebbe arguire qualcuno, di un’altra raccolta di vecchi successi a così breve distanza dalla precedente? Ce n’era un gran bisogno direi. Prima di tutto perché Hindsight andava a pescare in un tempo non così lontano mentre Falling Deeper, come suggerisce il titolo stesso, affonda le mani in un passato più profondo e riapre i sepolcri di Crestfallen, Serenades, Pentecost III e The Silent Enigma. Secondo perché questa ulteriore raccolta affronta la reinterpretazione in chiave più strumentale, eterea e classica, nel senso che viene prediletto l’utilizzo di strumenti graditi alla musica sinfonica quindi, sopra ogni cosa, di archi e pianoforte. Il booklet è un piccolo gioiello confezionato con una finezza che manifesta l’attenzione di persone dedite ed innamorate del proprio lavoro che vogliono condividerlo con chi la pensa allo stesso modo. Falling Deeper ci aiuta ancora una volta, casomai ce lo fossimo dimenticato (cosa assai ardua), quanti capolavori sono stati capaci di regalarci gli Anathema nel corso della loro carriera. Non dimentichiamo nemmeno che la divina Anneke van Giersbergen presta la sua voce su Everwake e …Alone: la classica ciliegia su una torta già buona di per sé. (Charles)

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