KORPIKLAANI – Ukon Wacka (Nuclear Blast)

Settimo disco per i Korpiklaani, sempre sulla strada battuta sin dai tempi del debutto Spirit Of The Forest (ai tempi della rivista trattato in modo ingiustificabilmente freddo dal sottoscritto, e non ho forse mai avuto occasione di cospargermi pubblicamente il capo di cenere). Ukon Wacka è un piccolo gioiellino folk metal con pochissimi cali di tensione, tutto giocato intorno ai ritmi saltellanti e al rifferama folk da rigattiere lappone di cui si è già parlato abbondantemente in innumerevoli occasioni. Se gli ultimissimi dischi registravano alcuni comprensibili cali di tensione, Ukon Wacka raddrizza il tiro e giustifica, se mai ce ne fosse bisogno, il successo che la band di Jonne Jarvela ha riscosso in quasi dieci anni anche a fronte di una fisiologica normalizzazione stilistica. Il capolavoro del disco è il singolo Tequila, commovente manifesto del riff da trattoria elevato ad espressione del quotidiano. Il testo parla di alcuni amici che per combattere la noia decidono (invece di suicidarsi, come usa da quelle parti) di andare in Sudamerica a fare un po’ di casino: si devastano per qualche tempo, poi si stufano e se ne tornano a casa; il tutto viene trattato in un modo che ricorda il racconto del viaggio in Europa de Le regole dell’attrazione, anche nell’epilogo.

I Korpiklaani del 2011 si sono assestati ormai su canoni stilistici piuttosto rigidi, dedicando costante attenzione alla forma canzone, e suonano quindi meno freschi e liberi di quanto non fossero al debutto, quando ancora risentivano della meravigliosa esperienza degli Shaman. Non gli si chiede molto di più che scrivere buoni inni da cantare in coro dal vivo (e qui l’opener Louhen Yhdeksas Poika, se solo fosse in una lingua più comprensibile, assolverebbe perfettamente al compito) oppure graziose melodie folkeggianti per fare da sottofondo ad una solenne combo estiva barbecue/ubriacata tra amici in onore del vero metal e dei folletti dei boschi. Il suono delle origini è vagamente ricordato nella titletrack; altrimenti il contesto è tale da giustificare anche la sbandata rock’n’roll di Korvesta Liha, o addirittura la cover finale di Iron Fist. Carina anche la strumentale Vaarinpolkka, buonissima per tamburellarci le dita a ritmo anche se di un altro pianeta rispetto alle vecchie Pellonpekko e soprattutto Pine Woods. Ukon Wacka è senza dubbio il disco da barbecue dell’estate 2011, a meno che non siate come quel mio amico avvocato che mette i Joy Division per animare le feste. E se qualcuno dei vostri amici non riesce a capire i Korpiklaani, o è infastidito dalla lingua finlandese, versategli un altro po’ di birra; vedrete che funziona. (barg)

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