When weed replaces life: intervista ai CEPHALIC CARNAGE

I nostri amici Cephalic Carnage ci invitano a godere con loro dei frutti della terra

 

Parte con questo articolo when weed replaces life, un ciclo di interviste, a cadenza rigorosamente random (nel senso che la prossima potrebbe uscire anche nel 2011, tenendo conto che i soggetti con i quali abbiamo a che fare a volte possono avere dei tempi di reazione un po’  rilassati), a musicisti accomunati dalla passione per la marijuana. Ci è capitata l’occasione di poter contattare contemporaneamente un paio di  personaggi che avevano tutti questa caratteristica, quindi ci è sembrato che ne potesse uscire una cosa divertente. Tra gli strafattoni più illustri della scena estrema, i primi che vengono in mente sono i Cephalic Carnage, una band in ogni suo aspetto inscindibile dalla passione dei suoi componenti per la sweet leaf.  Il disco appena pubblicato, l’ottimo Misled By Certainty, non è stato quindi il principale argomento di questo scambio di battute con Leonard “Lenzig” Leal, cantante della band del Colorado.

Già che ci siete, prima di leggervi questa intervista fate un salto su bloody disgusting e sparatevi il video ultragore di Ohrwurm, diretto – molto professionalmente, non è una cafonata tipo quello degli ImpNaz –  da Michael Panduro (un membro dello staff del celebre portale horror americano). Non ne parliamo in questa sede perchè è uscito dopo questo colloquio, ma vale la pena vederlo. Si tratta di un vero e proprio cortometraggio erosplatter, con dosi di sesso e sangue tali (le ultime inquadrature faranno deglutire a vuoto anche gli aficionados più incalliti) che non è possibile vederlo su youtube. Ma ora lasciamo la parola a Len, già strafatto di prima mattina.

Ciao Leonard, come stai? E, soprattutto, come è andato il tour europeo?

Serpente de latte (?!?): ciao Francesco, il tour è stato una ficata, è andata alla grande. L’Europa ha spaccato, un sacco di risate e di deboscia, cibo grandioso e fan grandiosi, sarebbe bello tornare per un grosso festival tipo il Gods of Metal, sarebbe un sogno. Sto ancora fomentato. In questo momento sono fattissimo. Già vivo a Denver, un chilometro sopra il livello del mare, e ora che sto facendo colazione con l’erba mi sento come se fossi tra le nuvole (doppio senso intraducibile, high vuol dire sia alto che fatto, ndCiccio)”.

Gli autori di South Park vengono dal Colorado. Adesso capiamo tante cose

Bene, sono contento per te. Vi vidi a Roma con gli Hate Eternal un paio di anni fa, durante il tour di Xenosapien, e fu un ottimo show. A questo punto non posso fare a meno di chiederti se avevate fumato anche prima di salire sul palco. Nel caso, beh, sembra che il THC non incida sulle vostre capacità tecniche.

“Sì, stavo devastato. Non bevo prima dei concerti perché la birra ti fa ruttare un sacco e quando canti ruttare non è bello, però fumo un po’ di marijuana o di hashish per rilassarmi e prepararmi a scapocciare col pubblico. Fumare non si ripercuote sulle nostre capacità tecniche, a differenza del bere. Roma è un posto della madonna per suonare, Roma rules”.

L’erba influenza anche il modo in cui scrivete?

“Raramente fumo mentre scrivo, solo in casi estremi quando mi viene il blocco dello scrittore. Voglio tanto bene a Mary Jane. E’ il centro della mia vita, mi amore. Mi fa venire delle idee ma non influenza il processo di scrittura vero e proprio. A parte il testo di Vaporized, quando lo scrissi stavo scoppiatissimo”.

Il simpatico merchandising dei Cephalic Carnage

Durante il tour vi siete portati dietro come merchandising, oltre a cd e magliette, anche dei tritaerba e dei vaporizzatori con il vostro logo. Hanno avuto successo tra i fan europei?

“Sì, abbiamo venduto venti tritaerba e tre vaporizzatori, cazzo, voi europei vi devastate come noi! Se vi va di ordinarli potete visitare il nostro sito www.cephalic-carnage.com o silversurfervap.com e vi verremo incontro!”

Parliamo un po’ di politica, che siete pur sempre un gruppo grind. Il 2 novembre il popolo della California voterà la Proposition 19 per la legalizzazione della marijuana anche a scopi non terapeutici. Pensi che ci siano delle chance che la proposta passi? In tal caso, l’esempio del Golden State potrebbe contribuire all’approvazione di provvedimenti analoghi in altri stati americani?

“Guarda che da noi in Colorado l’erba è già legale! In tre città, Denver, Breckenridge e Nederland, puoi portarti in giro fino a un’oncia (circa 28 grammi, ndCiccio). Abbiamo anche la marijuana terapeutica. Io ho la mia weed card che mi consente di possedere fino a due once per uso personale. Posso anche coltivare legalmente fino a sei piantine. Spero che la California approvi la Proposition 19, così nel 2012 ci sarà marijuana legale che potrà essere tassata e venduta proprio come l’alcol e il tabacco”.

Sei anche coinvolto attivamente in organizzazioni come la National Organization for the Reform of Marijuana Laws?

“No, sono più coinvolto nella S.a.f.e.r. (safer alternative for enjoyable recreation), operano a livello più locale, per la gente del Colorado. La N.o.r.m.a.l. è estesa a tutto il paese, vogliono che l’America venda erba e fumo a tutto il mondo”.

Leonard è pronto a combattere per la legalizzazione della marijuana

Wow, così sì che uscireste dalla crisi economica, altro che continuare a dare soldi dei contribuenti alle banche nemiche del popolo. Ma l’opinione pubblica americana, in generale, cosa ne pensa?

“In fondo tutti noi abbiamo un vizietto, solo i peggiori buzzurri o i fanatici religiosi non vogliono l’approvazione di queste leggi, ma le persone razionali (che sono la maggioranza) sono a favore, anche se non fumano. Si creerebbero milioni di posti di lavoro e un giro d’affari pazzesco”.

Come ve la cavate quando suonate negli stati dove il possesso di cannabis è invece punito duramente? Siete mai finiti nei guai con la polizia?

“Giusto un paio di volte, ma nei posti dove è severamente proibito la gente la coltiva per conto suo e poi ce la porta ai concerti per farci devastare. La guerra alla droga è una causa persa, la prossima a perdere sarà la guerra al terrore, cioè, all’orrore”.

A questo punto non posso non chiederti qual è la cosa più deficiente che hai fatto da fatto.

“Ne ho fatte troppe per sceglierne una. Durante un viaggio in bus, nel corso dell’ultimo tour europeo, stavo così fatto che preparai un panino con un piatto di carta per il nostro autista. Presi un piatto di carta e lo riempii con prosciutto, formaggio, bucce di banana e salsa piccante tapatio. Lo avvolsi in un tovagliolo e glielo diedi, dicendogli che lo avevano preparato gli Hour of Penance, la band italiana che era in tour con noi, così avrebbe pensato che non sapevano cucinare! La notte dopo ho fatto una pizza con un piatto di carta”.

La bandiera del Colorado. Più o meno

Però le cazzate che fai quando sei fumato di solito sono meno gravi e imbarazzanti di quelle che fai da ubriaco….

“Assolutamente, non hai troppa voglia di litigare con i tuoi compagni di band se sei fatto, ma dopo un paio di bottiglie di whisky picchieresti chiunque. Ci piace suonare al Planet Rock perché hanno l’after party più selvaggio”.

Ora parliamo un po’ del disco nuovo. Mi è sembrato il vostro lavoro più ambizioso di sempre. Anche Xenosapien era molto variegato, ma qua avete dimostrato ancora più voglia di sperimentare. Certo, pure Lucid Interval era sperimentale, ma da allora siete cresciuti molto come musicisti, quindi avete più opzioni creative…

“Direi che ci hai preso. E’ difficile perdere un compagno di songwriting quando hai certi standard (Leonard si riferisce al chitarrista Zac Joe, sostituito quest’anno da Brian Hopp, ndCiccio), ma, alla fine, o nuoti o affondi, e credo che noi abbiamo salpato nella direzione giusta. Non possiamo ripetere quanto fatto in passato, possiamo solo portare al massimo tutti gli elementi che ci hanno portato dove siamo ora. Questo è stato un lavoro molto variegato e molto difficile ma, allo stesso tempo, divertente. E’ stato il primo disco che mi sono divertito a incidere. Nel prossimo album saremo leggermente meno imprevedibili, non possiamo fare sempre i pazzi”.

“Fuorviato dalla certezza”… Che vuol dire?

“Vuol dire che niente nella vita è davvero certo, ed essere fuorviato o ingannato può davvero abbattere una persona. Le nostre canzoni parlano di rabbia, dolore, destino, esperienze extracorporee, solipsismo, ricoveri nelle cliniche psichiatriche, gioia eccessiva e potere”.

Trattenere la ridarella da fattone durante le photo session non è facile

Suonare nei Cephalic Carnage ti fa sentire mai sotto pressione? La gente si aspetta sempre qualcosa di originale e sorprendente da una band come voi…

“Assolutamente, è un po’ stressante, ma è quello che succede quando suoni in un gruppo grind. Tiri fuori i tuoi demoni e le tue emozioni, e una volta che inizi non puoi più smettere”.

In Anomalies c’era un brano, “Dying Will Be The Death Of Me“, che prendeva giustamente per il culo il metalcore. Ci sono un paio di riff nel nuovo disco che ricordano questo genere. Ma a te ‘sta roba piace? Io manco la seguo, sono appena al corrente dell’esistenza di una cosa chiamata deathcore.

“Non ho avuto molto che fare con la composizione di questo album, mi sono occupato solo dei testi. Dying Will Be The Death Of Me è una canzone di assoluto cazzeggio. Scrissi le liriche pensando a Kurt Cobain, aveva tutto ma l’unica cosa che voleva fare era morire, il suicidio era la sua arte. Il regista e altri membri della band però vollero fare un video sui poser. E quindi ci trasformammo in una miserabile formazione di poser che dileggiava le band con cui andava in tour. Non ce ne frega un cazzo di questa scena deathcorn, suonano tutti più o meno la stessa cosa, un mucchio di sfigati che giocano a fare i cattivi fregando tutte le idee ai gruppi validi. Hanno la faccia più carina e hanno una scena più unita, mentre quella metal è un po’ divisa, c’è meno cameratismo, e meno gente che sta su facebook”.

Ok, Len, è stato un piacere, vuoi dire qualcosa ai fan italiani?

“Hour of Penance rules, e anche Francesca della Relapse. Ascoltatevi gli Scalafrea, una band della nostra label, la Hybrid Records. Drink fresh serpenta de latte, or enjoy the borgetti spegetti… Viva Italia”.

E viva pure il Colorado, ma che diavolo è sta serpenta de latte? Se qualcuno lo scopre me lo faccia sapere; in palio, as usual, una birra offerta dalla redazione. (Ciccio Russo)

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