Music to light your joints to #30
Torna la rubrica votata a mettere in guardia i bambini dai pericoli della droga con una puntata tutta dedicata alle ultime uscite della Heavy Psych Sounds, da tempo consolidatasi come principale etichetta del settore. Il caldo morde, è tempo di andare al mare a rimirar le chiappe chiare con in mano un mojito e nell’altra un cannone. Serve un disco da spiaggia e ce lo forniscono i MONSTERNAUT, trio finlandese al secondo Lp (se la son presa comoda, il precedente è del 2018) dedito al più balneare degli stoner da braccio fuori dal finestrino. Un rinfrescante cocktail che è 50% Kyuss e 50% Fu Manchu. Roba sentita mille volte, chiaro, ma Approaching Doom ha i riff giusti e si distingue – i finlandesi in qualche modo si distinguono sempre – per un assalto ritmico incessante che lascia poco respiro. Tempi sostenuti e intenti aggressivi, quindi, con la sola Heavy Monday, nel finale, a concedere un po’ di tregua con il suo torpore sabbathiano.
Il bestiario della droga accoglie un altro pachiderma. Si tratta dei LORD ELEPHANT, uno di quei gruppi che scelgono il nome con le stesse dinamiche con cui i Manowar scrivono i testi. Giunti anch’essi al secondo full con questo Ultra Soul, i fiorentini ci cullano con sonnolenti viaggioni strumentali tra suggestioni desertiche e passaggi più vicini al doom tout-court. Si agita la testolina con gusto e si accende subito il prossimo. Ben congegnata la scaletta: si inizia su toni ariosi e poi le tracce diventano sempre più lunghe e pesanti, con la penultima MindNight tra i picchi dell’album. Suggerirei di aggiungere un po’ di synth, ci starebbero bene.
Restiamo nel Belpaese con gli OREYEON, di cui avevo apprezzato parecchio Ode to Oblivion. The Grotesque Within, quarto album degli spezzini, vede l’influenza degli Alice In Chains, già assai presente nelle precedenti prove, diventare preponderante. Un po’ è un problema perché se ti ispiri a un gruppo così peculiare, invece che ai soliti grandi nomi scopiazzati da tutti, diventa facile prestare il fianco a critiche. Il disco però è bello, graziato da una produzione massiccia e avvincente e da un suono che si è allontanato dalle tentazioni postqualcosa ed è imbevuto di nostalgie anni ’90 (Nothing but Impurities Pt. 1 con qualche scelta stilistica differente non sarebbe fuori posto su un Sound of White Noise). Un approccio doom canonico riemerge solo nelle ultime due tracce: I’m Your Mistake e la notevole Dead Puppet Eyes, una coppia di brani più classici ma dalla scrittura tutt’altro che risaputa.
Mi ha convinto un po’ meno Stoned Villains, ultimo lavoro dei TONS, che da una parte hanno il merito di aver imboccato un percorso creativo meno scontato, dall’altra non paiono aver sempre chiarissima la direzione da intraprendere. I primi album avevano giocato sul terreno collaudato e rassicurante di un doom/sludge acido e strafattone. I torinesi stavolta provano un po’ a mischiare le carte. Hanno fatto un salto in avanti dal punto di vista tecnico e lo mostrano con canzoni più articolate, dall’impronta a volte hardcore/thrash. Il tentativo di suonare meno estremi e più accessibili non collima, però, con strutture a volte un po’ dispersive. Ovvero, i riff sono buoni ma avrebbero potuto essere “montati” in modo più efficace, sebbene questo piglio un po’ scombinato sia coerente con titoli all’insegna del cazzeggio come Lost In Plantation, dal simpatico attacco boogie. Il mio pezzo preferito, in ogni caso, è quello più tradizionale: Darth Vaper. Un disco di transizione? Può darsi.
E si sono dati una ripulita anche i nostri eroi BELZEBONG, colonna sonora di tanti pomeriggi trascorsi a guardare il soffitto dimenticandosi di rispondere a quella couchsurfer russa per cui ancora ti mangi le mani a tre lustri di distanza. Lo dico subito: The End Is High mi ha un po’ deluso ma forse sono io che mi aspettavo troppo dopo otto anni di silenzio. O, banalmente, nel frattempo ho ascoltato talmente tanto materiale su questa scia, ovvero un pesante stoner/doom strumentale ad alto tasso di Thc, da essere giunto a un punto di saturazione. I suoni sono meno lerci, addirittura sorprende la cura degli arrangiamenti di chitarra di una Bong & Chain, che non regge con la solidità necessaria i suoi quasi undici minuti di durata. Meglio la successiva 420 Horsemen, che oltre a essere l’episodio più passatista è pure quello più breve. Ma, si sa, i fattoni non restano a vita quegli spiantati sempre pronti a grattare una macchia di schifo non identificato dal pavimento pensando che sia hashish. Si cresce, ci si evolve e si inizia a fumare roba di qualità. Pur non eccelso, The End Is High è comunque un buon sottofondo nei momenti di, diciamo, giusta disposizione. E i Belzebong restano gente a cui vorrò sempre bene.
Il meglio ce lo siamo lasciati alla fine. Stiamo parlando del ritorno dei WEEDPECKER, che con i Belzebong condividono peraltro da qualche anno il chitarrista Piotr Sadza, qua responsabile anche delle tastiere. V è finora una delle uscite più abbacinanti dell’anno nel campo della musica per drogati, da parte di una formazione che non ha mai smesso di crescere e migliorarsi. I tempi dei riffoni monolitici sono lontani. Meno chitarre distorte e più chitarre acustiche, esaltate da una produzione azzeccata, con gli elementi heavy psych e space rock che hanno ormai preso il sopravvento sulla componente metal. E va benissimo così, anzi, il mio pezzo preferito è proprio The Last Summer of Youth, elegiaca e soffusa, dalle languide atmosfere anni ’60. I risultati sono però eccellenti anche quando si torna su territori stoner più classici: prendete Mirrors. Poche chiacchiere (anche perché ci abbiamo la bocca impastata): quest’ultima fatica del quintetto di Varsavia, forse la loro migliore di sempre, ha già un posto prenotato nella mia playlist di fine anno. Per qualche motivo alla batteria è arrivato Inferno dei Behemoth. (Ciccio Russo)



Weedpecker ottimo! sto ascoltando adesso, premetto che non sono un esperto del genere anzi, ho sempre trascurato un po’ il genere pensando che fosse fatto da gruppi e dischi tutti uguali. L’unico problema è che ‘sto disco fa venire voglia di imbottirsi di funghetti e passare il tempo a guardare il cielo ululando. Ottimo da sentire in cuffia rilassati e anche in macchina fa la sua gran figura. Contagioso!
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