La ristampa dei bootleg degli IMMORTAL ci ricorda i bei tempi che furono

Lo avete visto nei negozi e nei mailorder? Certo che sì: appena uno dei grandi nomi storici pubblica qualcosa, tutti corrono come mosche al miele. Dunque, la Darkness Shall Rise (etichetta che si prefigge di rendere nuovamente disponibili dischi fuori stampa da decenni) tira fuori il coniglio dal cilindro e stampa in CD e vinile To the North and Into Eternal Winter – Live in Darkness 1993-1995, che rappresenta la prima uscita ufficiale di due bootleg immortalati (perdonate il gioco di parole) oltre trent’anni fa, in occasione dei primi due tour che videro gli Immortal protagonisti, loro che del black metal come lo conosciamo oggi furono primi attori. Le due registrazioni sono circolate nel sottobosco del tape trading per un bel pezzo ma oggi emergono come titolo ufficiale e la scaletta fa venire i brividi perché non c’è nulla di posteriore a Battles in the North; quindi qui ci sono gli Immortal VERI, non me ne voglia chi dice che Sons of Northern Darkness è il loro disco migliore… Ma per carità, rispetto ai primi tre dischi è come bere un Barolo allungato con l’acqua tonica Recoaro. Una bestemmia.

I primi sei pezzi sono stati registrati probabilmente con un walkman nel concerto tenuto a Colonia il 6 gennaio 1993, mentre i nove successivi furono suonati nel luglio 1995 a Monaco di Baviera, nel tour che li vide protagonisti assieme ai Morbid Angel (Piero, avevi ragione tu, io li ho visti qualche tempo dopo). La resa sonora vale quel che vale, perché il pregio del disco non risiede tanto nel contesto artistico, bensì nel riportare alla luce un passato che chi non ha potuto vivere in prima persona ha solo potuto farselo raccontare, laddove chi invece c’era ne parla oggi con amara e rammaricata nostalgia. Perché il black metal all’epoca era qualcosa di nuovo, di nicchia, che la maggior parte degli stessi metallari schifava: troppo estremo, troppo minimale, dopo che per anni ed anni di disprezzo da parte del mainstream si pretendeva di elevare il metal a rango di musica nobile, tecnica, culturalmente evoluta, e l’intento era a portata di mano, se non già raggiunto. Il black metal invece? L’antitesi. Cultura? Satana, face painting, chiese bruciate, omicidi. Valore artistico? Minimalismo, velocità intollerabili, partiture ridotte all’osso, arrangiamenti spartani, voci disumane. Mainstream? Concerti tenuti davanti a poche decine di persone, in piccoli locali sperduti nel mezzo del nulla dove, tuttavia, anche se si era in 50 sembrava di essere in migliaia, tanto era il casino che veniva fuori. A ripensarci mi sembra quasi incredibile che oggi gli Immortal a momenti suonino negli stadi, vadano headliner ai festival… Sono troppo vecchio per queste stronzate.

Ma nella prima pagina del booklet del CD c’è il manifesto di quello che rappresenta quest’uscita:

“Attenzione!!! Se avete scoperto gli Immortal dopo il 1995 questo disco non fa per voi. Queste registrazioni rappresentano il suono della band durante i tour 1993 e 1995. Registrazioni fatte dai fan, crude, non modificate e completamente reali. Nessuna correzione in studio, solo la forza bruta della band nella sua potenza più pura. Queste registrazioni sono lo spirito di un tempo nel quale il black metal era giovane, pericoloso e offensivamente fuori dagli schemi. Tempi antecedenti i trend, il marketing, i compromessi, quando la scena si fondava sul tape trading, la passione, la convinzione. Questo disco è un simbolo di un’era che non tornerà mai più […]”

Fin qui sono completamente d’accordo. Peccato che a sputtanare completamente il black metal ci abbiate messo mano pesante pure voi, tra scazzi su chi possa usare il nome Immortal e chi no (giusto per fare un esempio, il primo che mi viene in mente), litigandovi anche la più misera briciola di pane e pubblicando dischi che voi stessi nel 1993/5 avreste bollato come merdosi, spacciandoli comunque come oro colato. Perché girate il coltello nella piaga? E soprattutto perché lo fate oggi? A.D. 2026? Non sarà mica che avete la coda di paglia pure voi? Sarebbe gradevole ricevere una risposta, ma non succederà mai. (Griffar)

5 commenti

  • fabionovelli1989
    Avatar di fabionovelli1989

    Come sempre grazie Griffar da un compagno black laghetto come te

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  • Avatar di ignis

    La risposta è molto semplice, ed è una delle regole dell’ermeneutica, sia essa applicata a qualsiasi ambito: l’opera d’arte trascende sempre le intenzioni dell’autore. Gli autori sono esseri umani, con le loro bassezze e le loro miserie, gente che non può rendersi nemmeno conto di ciò che ha creato. Chiunque abbia navigato nell’underground del black metal può testimoniare circa la bassa qualità umana e intellettuale del novanta per cento degli artisti black metal. Le registrazioni degli Anni Novanta (che, in sede live, anche io realizzavo con il così detto “walkman”, per poi scambiarle con altre audio- e video-registrazioni da mezza Europa) sono una testimonianza di un genere, di un periodo, di una scena, di un’attitudine etc. Le ho sempre trovate estremamente potenti e splendidamente significative, a tal punto da annichilire qualsiasi proclama o manifesto vergato nell’anno 2026 da gente che, probabilmente, è all’oscuro anche di se stessa…

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    • tapiroubriaco
      Avatar di tapiroubriaco

      MI interesserebbe, se possibile, qualche riferimento bibliografico per approfondire.

      Quanto scrivi (“gente che non può rendersi nemmeno conto di ciò che ha creato”) è coerente con un sospetto che ho da tempo, e rinviene ogni volta che mi confronto con il manifesto rincoglionimento di artisti che hanno creato opere sublimi.

      Come se avessero più che altro _trovato_ l’opera (o uno dei suoi livelli di lettura) per caso e inconsapevolmente, e anzi proprio per questo non riescono a ripetere il gioco di prestigio.

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      • Avatar di ignis

        Per dare buoni consigli, bisognerebbe conoscere nel dettaglio la tua formazione.

        Mi verrebbe da consigliare le opere di Martin Heidegger, ma sono troppo complesse.

        Utile poterebbe essere leggere un manuale di estetica (la parte della filosofia che si occupa dell’idea del bello e del concetto dell’arte).

        In ambito black metal, per una visione filosofica, si potrebbe riflettere sulle rare e difficili interviste di Deathspell Omega o su quelle del progetto Evol (mi riferisco, però, alle sole parole del leader Giordano Bruno).

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  • Simone Amerio
    Avatar di Simone Amerio

    ascoltato nel frattempo su youtube.
    Vero black metal come non se ne sentiva da anni. e forse abbiamo un problema

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