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MAD SEASON – “Above” (Columbia, 1995)

4 novembre 2010

Come in letteratura esistono i romanzi di formazione così pure nella musica troviamo degli album che, per innovazione, bellezza intrinseca e portata storica rappresentano delle pietre miliari dalle quali, volendo o nolendo, non si può proprio prescindere. Uno dei cardini del rock contemporaneo è Above, un prodotto del super combo grunge denominato Mad Season. Fu veramente una stagione folle quella di Above: in un breve lasso di tempo fu affermato e riassunto tutto ciò che c’era ancora da dire o da ribadire su un genere musicale che nacque già maturo e che morì precocemente.

I Mad Season erano un vero gruppo, non un progetto parallelo o una sperimentazione, anche se intorno ad esso si riunirono svariati personaggi accomunati dalle medesime idee e dagli stessi problemi. La voce era quella della buonanima di Layne Staley degli Alice in Chains, la chitarra quella di Mike McCready dei Pearl Jam, il basso di John Baker Saunders dei The Walkabouts e, dalle fila degli Screaming Trees, la batteria di Barrett Martin e la partecipazione di un’altra voce meravigliosa, Mark Lanegan (che appare solo in I’m Above e in Lone Gone Day). Le nobili provenienze di tutti loro non li condizionarono affatto, anzi i Mad Season mostrarono di avere una identità precisa. Il grunge è solo un’etichetta stampata addosso e niente più. Il vero motore è il blues ma la benzina è, purtroppo, l’eroina.

I testi trattano della solitudine, dell’abbandono, della morte, della depressione, del peccato, della paura, del suicidio, della pazzia e della desolazione. Con un flebile e quasi impercettibile accenno ad una lontana salvazione. L’alone di pesantezza e di abbattimento si riflette nei brani. Tutto questo rende Above oltre che un saggio di musica ben suonata e dalle atmosfere indimenticabili, qualcosa di più.

Nella pratica fu Mike McCready a dar via al tutto, in modo assolutamente informale, insieme ai suoi due amici Martin e Baker, tra una terapia di disintossicazione e l’altra. Dalle prime jam sessions uscirono fuori due delle teste di serie dell’album, ovvero Wake Up e River of Deceit. La prima comincia con qualche nota di basso e tanti silenzi. La seconda divenne il brano destinato a scalare le classifiche. Dopo la chiamata e l’arrivo di Staley, con l’apporto delle sue lyrics autobiografiche, gli ingranaggi cominciano a girare sul serio. E così, dopo aver testato il pubblico in varie occasioni dal vivo a Seattle, anche l’originaria prova di naming, The Gacy Bunch, si compie nella Mad Season (un’espressione inglese che sta ad indicare la stagione in cui maturano i funghi psilocybe).

Il tempo per i Mad Season si è fermato al 1995: Above è rimasto l’unico lavoro della band. Dopo, solo dolori: nel ’99 morì Baker per overdose di eroina e nel 2002 lo seguì Layne Staley, ucciso dalla speedball. Senza voler glorificare falsi miti e idealizzare persone che hanno dedicato gran parte della vita al modo di privarsene, bisogna comunque ribadire tutta l’importanza di questo capolavoro, che è tale anche grazie alla sua, seppur drammatica, unicità. (Charles)

8 commenti leave one →
  1. Daniele permalink
    4 novembre 2010 20:20

    Bellissimo articolo, complimenti.

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  2. lukasbrunner permalink
    6 novembre 2010 14:25

    Ed ogni volta mi chiedo: ma queste persone si sono fottuti con l’eroina e poi ne hanno raccontato in storie pesantissime, oppure sono finite nell’eroina proprio perché erano già troppo sensibili prima? Non lo so, ed è difficile, molto difficile giudicare da fuori. Resta il fatto che l’eroina se li è portati via troppo presto, e chissà cos’avrebbero fatto se fossero rimasti “puliti”. E tutto sommato son contento di essere una persona mediocre, che come tale riesce a sopportare (ed anzi ad apprezzare) la vita senza bisogno di “aiuti” esterni.

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    • Charles permalink
      7 novembre 2010 13:49

      quien sabe lukasbrunner? magari se fossero rimasti puliti avrebbero potuto fare anche di meglio o non avrebbero fatto un bel niente. credo comunque che apprezzare la vita per come si presenta non è una cosa poi tanto normale oggi, anzi abbastanza estrema: siamo tutti perpetuamente insoddisfatti. credo che questo sia l’opposto della mediocrità

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