Il metal un tempo faceva paura. Ora rischia di diventare solo uno scherzo
C’è questo gruppo che si chiama Gore Gonzola, almeno sulle locandine dei concerti. Il loro profilo Facebook recita Gore-Gonzola, col trattino; il logo mette un puntino in seguito a ciascuna lettera. Un sonoro vaffanculo ai motori di ricerca e un bello scherzetto ai Goregonzola tedeschi, che ignoro se siano ancora attivi: mi riferisco agli autori di Cuntholz, storpiatura di Kantholz, che in italiano sta per “asse di legno”. Fate due più due per la traduzione. Non so se un giorno scopriranno che c’è un gruppo che, pur di chiamarsi come loro, si è chiamato in ben tre modi simili al loro.
Per farla breve, lo scorso sabato mi sono alzato alle quattro e mezzo per fare fotografia naturalistica. Dopodiché un giretto in centro con la famiglia, nel pomeriggio l’inaugurazione di una mostra fotografia a sorbirmi tutti i discorsi istituzionali del caso, e la sera concerto. Al Monsters A-Live a Prato mi sono presentato in condizioni estreme, deleterie, col sonno che mi spegneva minuto dopo minuto, birra dopo birra. Uno dei Nihilence è accorso ad aiutarmi a rinnovare la tessera ACSI: la scena mi ha ricordato molto da vicino quei vecchi che implorano chiunque per assisterli nello svolgere le più elementari operazioni, perché non si sono ancora decisi ad assumere una badante.
Il loro concerto, il terzo che vedevo dopo quelli all’Officina Civica, è stato strepitoso come da consuetudine: pura furia post-adolescenziale, mazza da baseball usata come asta del microfono, sangue dappertutto, headbanging furioso e dei pezzi che ben girano e che attendo con ansia sull’imminente disco di debutto, fra richiami a Fulci, Sanguisugabogg e Six Feet Under, per un death metal che gagliardamente richiama le terminologie slam e groove. Questo ci fa capire che il death metal oggigiorno è diventato talmente tecnico e brutale, e in molti casi piatto, che non appena rifà capolino la vecchia scuola la gente inizia a etichettarlo nelle più improbabili maniere.

Dopodiché sono saliti sul palco quei due. Un tipo con la pancia e i baffi da messicano, il costume da messicano, il cappello da messicano e con in mano un ukulele con la spia accesa, proprio come le chitarre elettriche dei nostri beniamini, quelle collegate a pedaliere, casse e quant’altro. L’altro era vestito da macellaio, con il grembiule imbrattato di sangue e una maschera da maiale interpretabile in sole due maniere: la bestia che è diventata a sua volta carnefice, o una moderna rilettura human friendly di Non aprite quella porta, con Leatherface intento nel massacrare e indossare un qualcosa che sia poco punibile dalla legge americana. Da maggio a ottobre hanno in programma nove date per metà dislocate sul suolo italiano e per metà in Slovenia, Austria e Lettonia. Badate bene che soltanto Google mi ha aiutato a comprendere che Vandani fosse in Lettonia: non vorrei pensaste che in redazione abbiamo una spiccata conoscenza geografica di tutto quello che sta a Est, per il semplice fatto che andiamo di frequente a puttane all’estero. Siamo gente assolutamente perbene.
I primi cinque minuti del concerto del loro “deliberately non-technical and demented ukulele pornogore”, o almeno così vogliono definirlo, mi hanno destabilizzato. Pertanto me ne sono uscito a ragionare, birra in mano, con un chitarrista particolarmente capace della scena metal toscana, il che è un po’ come prendere Paul Masvidal e chiedergli che ne pensa di Scum o Reek of Putrefaction. In sostanza il concerto dei Gore Gonzola non mi stava piacendo, fra basi, gente che mima il suonare la sua musica su delle basi, costumi e estetica estremi. Tutto questo giocherellare ai concerti fra circle pit, gente che voga, influencer vestiti da Gesù Cristo che invadono il palco sostituendo il loro spettacolo allo spettacolo, gonfiabili, palloni da spiaggia, dinosauri e bagni chimici in crowdsurfing ai Gutalax, avrebbero anche rotto i coglioni. Questo listone non è un monologo ributtante alla 25° Ora, è la realtà dei fatti. Ed è quanto ho esternato fuori dal locale dopo cinque minuti di concerto dei Gore Gonzola.
Poi sono rientrato e ho cambiato idea a una manciata di metri dal palco, in maniera fulminea. La gente se lo stava godendo davvero, tutto questo, ed erano perlopiù ragazzi. Io, ultraquarantenne, non sono nessuno per starmene qui a dire a un ventenne che cosa deve farne, del metal; il metal adesso è cosa loro, non più mia, a patto che se lo prendano davvero e vogliano tenerselo come ho fatto io, per trent’anni e passa. Se i giovani oggigiorno vogliono ascoltare i Jinjer, i Lorna Shore e gli Infected Rain, e io mi mettessi a giudicarli, sarei come i metallari integralisti che negli Ottanta si sarebbero fatti esplodere il tritolo addosso per dispetto, magari a un concerto degli Exodus all’apice, semplicemente perché quei grintosi ragazzotti in jeans e maglietta stavano rapidamente mutando un’estetica e un modo di intendere le cose. Non sarebbe giusto in alcun modo metter bocca su ciò che gira oggigiorno, e su ciò che viene largamente apprezzato oggigiorno.
La demenzialità rappresenta una fetta significativa di ciò che vediamo in giro, i Gore Gonzola la sposano appieno. L’importante è che sempre lei, la demenzialità, non assurga a un ruolo maggioritario, perché in quel caso si sarà completamente perduto il senso per il quale il metal è venuto alla luce. Per scombinare l’intestino ai nostri genitori e metterli a perlustrare le copertine dei cd che nascondevamo in cameretta, tipo quella di Matando Gueros, che pure, e a suo tempo, nasceva con malcelati intenti demenziali. La demenzialità del metal estremo non equivale ai travestimenti in costume da festa medievale del concerto dei Folkstone, o dei Wind Rose. E’ un’altra cosa e l’estremo in un certo senso lo abbraccia ancora, con una forte coerenza con le origini, seppur camminando completamente in parallelo. Per cui lasciamo divertire questi ragazzi e non scassiamogli troppo i coglioni. Anzi, vedrò di dormire un goccio in più la prossima volta. (Marco Belardi)



diciamo che quando si parla di demenzialità, il gruppo in causa dovrebbe aver un punto di forza maggiore o diverso rispetto ai gruppi “normali” per essere diciamo “rispettati”, non so, forse una tecnica sopraffina, una genialità latente, una buona attitude live. Qui non c’è niente da tenere, tranne la risata nel leggere il nome e la curiosità di voler ascoltare la prima canzone di un loro live, per poi girarsi ed andare al banco.
Il discorso che hai fatto sull’essere bacchettoni rimembrando i rapporti di gruppi di 25/30 anni fa, non è la stessa cosa. Album come “raza odiada” dei brujeria è qualcosa di meraviglioso, ed io da buon veneto me lo son gustato dando alle frasi messicani connotazioni dialettali veronesi che mi facevano pisciare dal ridere, ma comunque le canzoni, prese dal punto musicale erano veramente delle bombe, non porcate di questo tipo.
Quindi moralmente non vorrei giudicare questi ragazzi che si stanno facendo il loro percorso, ma D.O C.NE anche basta…
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https://youtu.be/iiebCgZaSgA?is=KI8l-lITwuV8vwjh
Per cui lasciamo divertire questi ragazzi e non scassiamogli troppo i coglioni.
Sennò famo la fine de don Alfio, de Mario, Cristiano o Fiorenza (sì però pure la campagna, du’ palle…).
Le contrapposizioni bi-univoche non possono che produrre rovesciamenti infiniti che transitano dal conformismo alla relativa sostituzione di un paradigma atto a diventarlo a propria volta. Lo aveva capito anche Marx “qualche anno fa”; o Thomas Kuhn. Senza andare a scomodare la rivoluzione francese, Cuba, l’Unione Sovietica, Un Sacco Bello o quello che vi viene in mente.
Lo ha scritto bene Ciccio Russo qualche giorno fa. Lo ha capito perfettamente. Ma pure noi continuiamo a oscillare, però. Questo articolo si pone tra la diffidenza e l’accettazione a chiappe strette. Non che io c’abbia capito un cazzo de che, eh. Sia chiaro. Non ce l’ho la ricetta su come porsi rispetto alle cose iper-moderne (i break-down, la gente che rema ai concerti, al mio mulo non piace la gente che ride, l’ultimo dei Monstrosity).
Però poi mi piacciono tanto le cose che tengono insieme quello che normalmente non dovrebbe stare insieme. Facendolo funzionare. Non è la canavacciuolata, tradizione e innovazione (sennò ricominciamo a mischià guelfi e ghibellini). No. È una cosa terza che non è più né l’una né l’altra.
E pijatelo qualche pischello esperto delle tendenze attuali del metal che non piscia sul passato. Il problema del ’68 sta tutto qua, no? Colombini mi piace ma scrive quasi meno der Masticatore. A proposito Masticatò, batti un colpo.
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Mi ricorda un po’ l’ondata di gruppi demenziali dei primi anni ’90 nati sulla scia del boom di Elio e le Storie Tese: dietro ai nomi di punta che usavano l’ironia per dire effettivamente qualcosa (Elio, Paolino Paperino Band, i rinnovati Skiantos, Prophilax, Santarita) c’era un sottobosco sterminato di gruppi da prima media che si limitavano ad un overdose di CAZZO FIGA CULO e doppi sensi sessuali à la Uselin de la comare. Non a caso dei primi ce ne ricordiamo ancora oggi, i secondi – e non avete idea della quantità di merda in quel sottobosco – sono dimenticati da decenni.
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oh i Prophilax sono andati forte fino all’altro ieri
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Quando ero giovane pensavo che i giovani fossero dei coglioni , adesso che sono invecchiato ne ho la certezza. Aldilà di queste perle di saggezza , il demenziale mi attira mediamente cinque minuti , prima di provocarmi dei sonori sbadigli , veramente c’è gente che impazzisce per i Guttalax&co ?! Per me già gli Anthrax degli anni 80 , a tratti , con loro attitudine erano fuori luogo. Poi per quanto riguarda il metal e il suo futuro….mi pare una gran supercazzola , il genere e ormai perfettamente addomesticato da decenni , non fa più paura a nessuno e diventato un perfetta macchina da soldi . E la cosa più demenziale rimane sempre la cattiveria sottovuoto della maggior parte dei gruppi black metal
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Questi due ragazzi sicuramente non sono il top, ma cmq se di divertono e fanno divertire, non vedo grossi problemi. Ci sono molti gruppi del genere, qualcuno musicalmente piu interessante…. altri… decisamente meno. Comunque trovo che certa gente vestita da nani o da guerrieri epici non sia meno imbarazzante, anzi. Non saprei se i Pungent Stench possono essere messi nel filone demenziale… forse non del tutto, hanno la loro dose di ironia e grottesco. Per me Dirty Rhymes and Psychotronic Beats rimane ancora un album molto divertente, a partire dalla copertina, un vero vaffanculo al buon gusto.
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