Avere vent’anni: TOOL – 10.000 Days
Esistono momenti che sono segni, che poi ti ricordi tutta la vita. La prima volta che ho sentito i Cannibal Corpse, in auto del padre di un compagno di classe, imparando cosa fosse il death metal. La prima volta che ho messo su Infernal Eternal, comprato a caso solo perché mi piaceva la copertina. La prima volta che ho sentito parlare dei Tool.
Era appena uscito Lateralus. Io, come al solito, ero al sabato pomeriggio alla Fnac di Verona. Scendo le scale e al reparto dischi mi trovo due tizi che si rigirano tra le mani quel disco. Sono i tipici stereotipi dell’ascoltatore prog: vestiti grigio, blu, marrone, tutti consumati da troppi giri in lavatrice. Scarpe ormai senza suola e chiaramente slacciate. Non ricordo le esatte parole, ma ricordo che parlavano del disco come se ne stessero subendo una fascinazione inspiegabile. Parlavano di ritmi di batteria sui tom, tempi dispari, Fibonacci. Io ero lì per comprare altro e mi limitai a sbirciare la copertina del disco di cui stavano parlando.
Passò un bel po’ prima di ritrovare i Tool. Successe a tarda notte quando passarono il video di Schism. Riuscii a vedere solo la fine, quella con le fiamme che vanno a ritmo della musica. Bastò quella piccola parte per impressionarmi. Il ritmo e le immagini erano ipnotici. Vidi il nome della band. La stessa di cui parlavano i tizi alla Fnac. Ecco ancora uno di quei momenti.
Lateralus è stato per i Tool sia il lavoro che li ha fatti entrare nella leggenda sia quello che li ha condannati a non essere mai abbastanza, un eterno paragone verso se stessi. Succede quando pubblichi un lavoro che diventa istantaneamente un classico. Preciso una cosa prima di continuare: non sto dicendo implicitamente che debba piacere per forza. Può benissimo fare schifo e ne capisco le ragioni. Quello che non si può non riconoscere, invece, è che sia un classico della musica moderna.
Di un classico esistono sempre due dimensioni: una fisica, fatta dal cd, dalla copertina, dalla musica, dai testi; e una metafisica che porta con sé anche le emozioni, le sensazioni, i ricordi e tutte quelle cose immateriali che gli arrivano dalle persone che lo hanno amato, odiato o tutto quello che sta in mezzo. Ogni volta che si fa esperienza di un disco (o comunque di un’opera d’arte) del genere si fa esperienza anche di tutto quel carico che non si può vedere ma si può percepire. Ecco così che 10.000 Days, in quanto disco immediatamente successivo al suddetto classico, se la deve vedere con entrambe le sue dimensioni.
Se paragoniamo i dischi fisici, 10.000 Days è un eccellente album riuscito a metà. Eccellente perché contiene pezzi magnifici dal primo all’ultimo, ispirati, più dolorosi e cupi rispetto al precedente. Right in Two è il mio loro pezzo preferito. Riuscito a metà perché suona come un insieme di singoli, mancando di continuità tra uno e l’altro. Questo, personalmente, mi porta ad ascoltarlo quando ho voglia di Tool ma non ho 78 minuti per ascoltarmi Lateralus per intero. Se paragoniamo i dischi metafisici, in quella dimensione metafisica, semplicemente 10.000 days non esiste.
Riascoltato a vent’anni di distanza, e con Fear Inoculum di mezzo, si può intuire come i Tool stessero imboccando una strada senza uscita: quella di ripetere Lateralus ancora e ancora, declinandolo in maniere diverse. Il tentativo di ripeterlo, o forse di superarlo, o forse di ignorarlo fingendo che non esista, si sente in entrambi i dischi che sono venuti dopo. Peccato, o per fortuna, non ci sono riusciti. (Luca Venturini)



si ma….undertow e aenima sono altri due capolavori. Tranquillamente al pari di lateralus. Tranquillamente anche meglio.
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Per me Aenima e Lateralus sono di pari qualità, due capolavori ma diversi tra loro per essere paragonati, questo è un grandissimo album anche se non a livello dei predecessori (ma due spanne sopra al deludente fear inocolum) ricordo di averlo comprato nell’anno di uscita, con la copertina con le lenti per vedere il booklet in 3D.
I Tool li scoprii su “Metallus l’eniclopedia del metal” dove ne parlavano a ragione benissimo e quando vidi il video di Parabola mi rimase impresso, non so se in futuro riusciranno a produrre qualcosa con almeno questa qualità.
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10’000 Days è un gran disco, con alcuni pezzacci clamorosi, ma nel complesso è il loro album che ascolto meno. Probabilmente come scrive Venturini, anche per me l’eredità di Lateralus è un macigno con cui è difficilissimo confrontarsi. Ciò non toglie che a livello di singoli sia decisamente ben fornito.
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A me piace moltissimo, anche da suonare è forse il più divertente (i riff di Vicarious, Jambi e The Pot sono uno sballo) e la doppietta Wings I&II è da pelle d’oca. Certo, paragonato a Lateralus, soffre di complesso di inferiorità…se invece lo paragono a Fear (delusione abbastanza cocente) guadagna 10,000 punti.
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Personalmente non vedo male nemmeno Fear Inocolum, ci sono dei video di Danny che suona Pneuma che mi fanno venire i brividi. Secondo me Fear è il disco del signor Carey, le cose che fa con la batteria sono spaziali, senza considerare che il gruppo veniva da una serie di disavventure extra musicali che avrebbero affossato chiunque. A me continuano a piacere parecchio, certo Aenima e Lateralus sono due vette indiscutibili e non torneranno più però non direi nemmeno che tentano di rifare Lateralus all’infinito e comunque ci sono fior fior di gruppi che toccata la vetta hanno fatto tonfi molto più pesanti. Questo sia detto senza essere un nazi-fan perché non ci penso proprio.
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