Agli albori dello speed metal: Vicious Attack degli Abattoir compie 40 anni

Sembrerà incredibile, ma la prima cosa che mi viene in mente di Vicious Attack è quanto ci rompemmo la testa ad individuare a quale canzone facesse smaccatamente il verso il riff portante di Scream From the Grave, brano che apre il disco con un classico tuono effetto-temporale giusto per mettere in chiaro cosa si sta per affrontare. Mise fine alla vexata quæstio l’erudito della situazione il quale, dopo aver battezzato tutti i convenuti come dei metallari del cazzo, fece chiarezza indicando il primo riff di Transylvania degli Iron Maiden. Eh, che dire, aveva ragione, è praticamente identico. A mia discolpa posso dire che 1) avevo 13 anni e 2) a me delle varie somiglianze tra questo o quel riff me n’è mai importato nulla; voglio dire, se ai fini del pezzo un riff “copiato” funziona che problema c’è? Se poi ci sono scazzi tra i gruppi su chi è arrivato prima se la vedono loro, a che servono gli avvocati delle cause perse? Bene, direi che il momento amarcord può terminare qui.

Vicious Attack è l’album d’esordio degli Abattoir, gruppo iconico della scena power/speed metal assieme ai celeberrimi Metal Church e ai Savage Grace – il primo disco dei quali, Master of Disguise, pure celebra il quarantennale quest’anno a settembre – e ha quasi dell’incredibile quanto continui a suonare fresco, frizzante, scacciapensieri, tanto che nei suoi 27 minuti appena ci si dimentica del mondo esterno e dei casini della vita, e l’unica cosa che si ha voglia di fare è spillare una doppio malto rossa e scapocciare fino a svitarsi la testa dal collo. È uno dei primissimi dischi di questo sottogenere ancora agli albori, lasciate stare quello che viene detto o scritto 40 anni dopo e fidatevi di chi all’epoca c’era già: H/M – rivista che non millanta l’etichetta de “il primo nell’heavy metal” – ne parlò come di un antesignano del genere, ed è vero, verissimo, solare.

L’album arrivò dopo la canonica gavetta di un paio di demo acclamate nell’underground e decine di concerti per fare circolare il nome, mentre nel frattempo gli Abattoir erano funestati da continui cambi di formazione. Giusto per fare un esempio, nella seconda demo ci canta John Cyriis (che, tanto per costruire la sua fama di obnoxious asshole che tutto il mondo gli riconosce ancora oggi, dopo aver lasciato malamente la band poco prima di registrare il debutto, fondò gli Agent Steel, diretti concorrenti degli Abattoir in termini di pubblico, e occhio che a quei tempi i dischi metal si vendevano in abbondante quantità). E invece furono proprio gli Abattoir a stabilire i livelli qualitativi del genere: brani brevi, impattanti, drum’n’bass’n’guitar senza orpelli ma con riff di gran gusto, tecnici il giusto e sempre votati ad accattivanti melodie, al cospetto dei quali è letteralmente impossibile restare fermi. Svisate di chitarra solista aggiungono pepe alle composizioni dove serve, i duetti delle sei corde hanno ispirato decine di band dopo di loro anche in Europa (vedasi i primissimi Helloween), la voce di Steve Gaines (in seguito nei Bloodlust) s’ispira al Paul Di’Anno di Killers, cosa che emerge più evidentemente nei quattro pezzi del lato B, e marchia a fuoco tutta l’opera. Che sarebbe perfetta se non ci fosse l’inutile cover di Ace of Spades alla fine del lato A, mia opinione personale ma la vedo solo come un riempitivo, che in un disco di 27 minuti ci sta come i cavoli a merenda.

Inutile ribadirlo, Vicious Attack fece il botto, vendette un’enorme quantità di copie e i tipi della Combat si fregarono le mani vedendo il cash. Cosa che come al solito manda in vacca tutto quanto, giacché su loro “consiglio” la band cercò di sfondare sui grossi numeri con il successivo The Only Safe Place uscito l’anno dopo, che non è un brutto disco ma, confrontato con l’esordio, esce abbastanza ridimensionato. Suoni ammorbiditi, brani più ruffiani, un tentativo maldestro di intercettare il grande pubblico che all’epoca impazziva per Exodus, Metallica e Megadeth con qualcosa di cazzuto sì ma non troppo, ché anche quelli che si ascoltavano gli Iron Maiden senza spingersi oltre non compravano solo i dischi degli inglesi. Mi ripeto, ma il contesto di allora è distante ere geologiche da quello odierno: quando le case discografiche puntavano la band con grosse potenzialità di vendita si intromettevano spesso e volentieri nel processo creativo, facendo sempre e solo danni. Di lì cominciarono i casini veri, e tra i componenti del gruppo iniziò un andirivieni che portò allo scioglimento del 1987.

Negli anni gli Abattoir si sono riformati e sciolti più volte, ma nessuna delle reunion ha portato alla pubblicazione di nuovi LP ufficiali; esistono solo due titoli classificati come demo in quanto autoprodotti e dalla distribuzione inesistente (quindi no: From the Ashes non è il terzo album degli Abattoir)

Dopo la fine purtroppo prematura del progetto, perché la stessa Combat li scaricò senza troppe cerimonie, molti dei componenti si dedicarono al thrash metal: ad esempio Mel Sanchez e Juan Garcia formarono gli Evildead, altri scelsero altre strade, ma la peculiarità è che tutti hanno continuato a suonare musica veloce, tecnica e aggressiva come con la loro prima band, tracciatrice di nuove vie, nuove opportunità, nuova musica oramai passata eppure – sembra quasi incredibile scriverlo – più attuale che mai. (Griffar)

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