DEPECHE MODE – Memento Mori

Charles: Fughiamo subito ogni dubbio e cancelliamo ogni pista falsa su Memento Mori.

  1. Non è il disco della rinascita. Prima di eventualmente rinascere dovresti morire e i Depeche Mode, come gruppo, non sono morti (né particolarmente vivi).
  2. Non è il disco della svolta. Per svoltare dovresti imboccare una strada diversa da quelle precedentemente percorse e qui non vengono poste in essere particolari varianti al canone consolidato.
  3. Non è un disco che soffre della recente morte di Fletcher. Memento Mori non è stato concepito come una elaborazione del lutto (come fu invece per Nick Cave) e non subisce, dal punto di vista strettamente musicale, la sua scomparsa, perché erano anni che Fletcher era concentrato solo sulla parte manageriale della band e non componeva quasi più nulla.

Resta da capire cosa è, e qui si entra nella sfera personale. Per alcuni è il miglior disco da Ultra, per altri invece Ultra era un disco brutto, ne ho sentite di tutti i tipi. Vai a capire i gusti della gente. Per quanto mi riguarda l’ultimo “disco alla Depeche Mode” inciso dai Depeche Mode (con molte virgolette) fu Playing the Angel, mentre questo qui non si allontana molto dai tre successivi e molto deludenti album. Tradotto: né più né meno della ennesima rottura di palle. A volerci trovare del buono a tutti i costi, si distinguono solo due brani: Ghosts Again e Never Let Me Go, che ricordano tante altre canzoni dei Nostri, e mi va benissimo così. Rifare i singoloni alla Depeche Mode è l’unico obiettivo che i Depeche Mode dovrebbero perseguire, a mio modo di vedere le cose. Capisco che quando i DM fanno uno starnuto la stampa gareggia a chi le spara più grosse, ma resto comunque stupito da tutto questo hype intorno a un album francamente piatto e privo di una precisa identità. Alla fine me lo spiego tirando in ballo la solita fenomenologia delle aspettative, in base alla quale se sei certo che venga servita della merda e invece ricevi un pasto appena sufficiente paghi il conto con più soddisfazione di quella dovuta.

Marco Belardi: Perché possa parlare di Memento Mori è necessario che torni indietro fino a Exciter. Del quale il mio amico Alessio, grande appassionato dei Depeche Mode e oggi cronista sportivo, disse “un buon disco da tenere in sottofondo, da trombata”.

È tutto come al solito, e credo che le ultime sorprese i Depeche Mode le abbiano riservate al tempo di Sounds of the Universe. L’assenza di novità non fa di Memento Mori un disco di merda, non confondete: a mancare è un qualsiasi brano presentabile come singolo. Non ce n’è mezzo. Neppure Ghosts Again che scorre liscia come l’olio, o My Favourite Stranger, che attacca a modo ma non decolla mai. Nella seconda metà c’è qualcosa di accattivante, tipo Never Let me Go, ma è robetta. Questi hanno tenuto per un paio d’anni in radio Precious e fino a allora le hit da strabuzzare gli occhi non erano mai mancate.

Allora prendete e invitate una fica a casa. Riordinate almeno la stanza dove la intratterrete. Mettete sul tavolo del prosecco e qualche stuzzichino. Pulite il divano e rendetelo impeccabile, laddove fino a mezz’ora prima c’erano tracce di patatine dappertutto. Poco prima che lei entri mettete della musica: un discone. Mettete su Ultra dei Depeche Mode. Lei all’istante lo riconosce e inizia a focalizzarsi su It’s no Good anziché sui vostri inconsistenti discorsi su progetti futuri e porcate varie per mezzo delle quali intendete elevarvi a colui che avrà diritto di scardinarla. Lei neanche vi caca perché David Gahan sta cantando It’s no Good, capito dov’è il problema?

Mettete ora Memento Mori. Musica familiare, accomodante, che la fa rilassare e le permette di placare ogni dubbio sullo stronzo che ha di fronte. Musica in cui non spicca un bel niente.

David Gahan in vita sua deve averlo schiantato dentro a parecchie, perché questa cosa la sa benissimo. Si chiama ricambio generazionale: tu, al termine di tutti quei discorsi sull’idea di prendere un trilocale con giardino, l’hai trombata davvero. E lei ti ha conosciuto sulle note di quella fumosissima merda di cinquanta minuti che è l’ultimo dei Depeche Mode.

A quale disco ripenserete un anno dopo? A Memento Mori, perché con Music for the Masses avreste trascorso una serata in compagnia di un buon prosecco e dell’ottima musica. Non a chiavare su un divano insolitamente ordinato per un cazzone che fa finta di capirne di trilocali. Nuovi fan abbindolati con un disco di merda, ma da chiavata: è il ricambio generazionale.

L’Azzeccagarbugli: Memento Mori è con buona probabilità il miglior album dei Depeche Mode dai tempi di Ultra. Una conclusione che non formulo a cuor leggero, ritenendo la più recente produzione di Gore e soci sempre meritevole di interesse. E ciò in quanto i Depeche Mode non hanno mai pubblicato album “per contratto”, affacciandosi sul mercato solo quando hanno avuto qualcosa da dire.

Memento Mori non solo conferma questa qualità, ma, per una band con quarant’anni di carriera, raggiunge risultati davvero insperati e financo sorprendenti. Ovviamente non perché apporti particolari novità, ma perché rappresenta uno dei dischi più anticommerciali dei Nostri e quello più cupo e opprimente da oltre trent’anni, con richiami (vedi People are Good e Never Let Me Go) addirittura al passato più remoto e in particolare ad album come A Broken Frame e Some Great Reward. Se si eccettuano un paio di brani, Gore e Gahan hanno abbandonato soluzioni più immediate e di facile assimilazione in favore di un mood più unitario, con canzoni più affini nei suoni e volutamente monotòne.

Dall’iniziale My Cosmos is Mine, con un incipit quasi industrial, alla dolente conclusiva Speak To Me, capolavoro dell’album, si respira un sound molto ottantiano – ma non in termini di produzione, estremamente moderna – segnato da soluzioni melodiche mature e un clima estremamente malinconico e luttuoso, come suggerisce il titolo. Del resto Memento Mori è stato ultimato contestualmente alla scomparsa di Andrew Fletcher e, anche se gran parte dell’album era stato scritto in precedenza, questo clima di morte permea tutte le composizioni. Lo si percepisce nella splendida Wagging Tongue, dedicata a Mark Lanegan (I’ll meet you by the river / Or maybe on thе other side / You’ll find it hard to swallow when you watch anothеr angel die), nel commosso singolo Ghosts Again (Heaven’s dreaming Thoughtless thoughts my friends / We know we’ll be ghosts again) o nella toccante Soul With Me, classico lento cantato da Martin Gore (I’m heading for the ever after/ Leaving my problems And the world’s disasters / I’m heading for the open sky). Un clima che lo rende un disco molto intimo, che si contrappone alle tematiche sociali del precedente Spirit e che necessita di diversi ascolti per esprimere il suo notevole potenziale. Un lavoro in cui la band crede molto (come si evince dalla scaletta del tour) e che scontenterà chi ha la presunzione di giudicare in volata dischi del genere e chi si aspetta sterili copie carbone di Violator e Ultra.

22 commenti

  • Ho faticato tantissimo per ascoltarlo con la dovuta attenzione e non ci sono riuscito. Continuavo a chiedermi dove cazzo stanno i singoloni? E intanto si affastellava musica da camera dove quelli bravi intravedevano derive industriali, se non i Kraftwrk (mecojoni).
    L’ultimo disco entusiasmante resta, anche per me, Playing the Angel. Delta Machine mi piace, però.
    Questo proprio no.

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  • Se esiste della gente alla quale veramente non piace Ultra è perché ha grossi problemi cognitivi.

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    • Cheblog Dimerda

      Mi sono purtroppo imbattuto in questo blog per puro caso, pensando di trovare qualche riflessione intelligente su questo disco. Che dire, a parte un contributo, il resto è scritto con una profondità di analisi (e una proprietà di linguaggio) che fa a dir poco pena. Una recensione che sembra scritta da dei ragazzini in età puberale (e probabilmente è così). Non c’è alcun
      approfondimento, né una seppur vaga analisi del disco in questione (che so, sulla produzione, sui testi), sempre ammesso che chi scrive in questo sedicente blog abbia una qualche competenza di qualsiasi tipo. Solo affermazioni apodittiche e prive di qualsivoglia argomentazione. Datemi retta, non occupatevi di musica, impegnate il vostro tempo con dell’altro. L’agricoltura, per esempio.

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      • Pensa a come stai messo tu, che devi ridurti a scrivere commenti del genere su un blog di scoppiati per dare un senso alle tue giornate..

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  • Con un titolo del genere, eviterei di parlarne male.

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  • Onestamente, seguo i DM dal 1983. Questo disco è discreto nella mediocrità odierna, ma non è all’altezza di Ultra o Playing the Angel. Si ascolta anche volentieri, ma non cattura, non meraviglia, non emoziona. Ovvio, visto che ormai sono stanchi. Se non altro è un disco onesto, non ruffiano.

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  • Gundalf il Rozzo

    Disco che fortunatamente riesce ad essere qualcosa in più rispetto al classico disco “di mestiere” tipico dei vecchi gruppi oramai stracotti. Non è certo un capolavoro ma va bene così, come ha giustamente scritto Flavio è un disco onesto.

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  • Flavio Valerio Raffa

    MM come temevo è il peggior album dei nostri favolosi. Manca la famosa track che ti fa dire “oh! Ma questa è bella!” Che in tutti gli altri album, dai top ai più modesti (non entro nei gusti di ognuno) comunque c’era. Persino negli ultimi due! … qui nemmeno un riff elettronico, una melodia Depeche da ricordare. Ghost Again è ciò che sono riusciti a tirare fuori. Avete presente le bambole che ondeggiano la testolina a destra e a sinistra col sorriso? Ecco quello è ciò che fa muovere quel pezzo dal giro facile, pop ripetitivo. Il resto: rumori e noia. Vi ricordate il cofanetto Deluxe di SOTU con le b-sides? Ecco andate a risentire quelle che sono meglio di tutta la produzione dei Depeche Mode successiva. Comunque, al di là della prevista delusione, io a Luglio vado ad omaggiare loro e la mia passata gioventù. A Sansiro.

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  • Un disco veramente da ascoltare a lungo prima di essere apprezzato o ripudiato, ma bisogna sparare subito tutti i proiettili in canna che arrivano altri dischi ‘importanti’ da recensire(vedi Metallica o Dodheimsgard).

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  • Non mi schierò con chi solo dopo due ascolti grida al miracolo, ma neanche con chi lo trova brutto. Più lo ascolto e più mi rendo conto che sia un disco che ha bisogno di tempo. Produzione abbastanza spigolosa e poco ruffiana, anche al costo di non produrre la nuova Enjoy the silence .
    A me sinceramente è piaciuto molto anche Delta machine e quindi non posso dire che MM sia il miglior album da Ultra .
    Potrà anche non piacere, ma questo disco ha senso di esistere in quanto non vuole compiacere e non è salito su nessun carrozzone musicale del momento

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  • Un blog di merda di un strunz che non trova neanche il cazzo nelle mutande

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  • Mi sembra evidente che i die-hard fans dei Depeche siano peggio di quelli dei Metallica e degli Iron^^’

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  • A me è piaciuto e chi ha scritto questo articolo è un grandissimo pezzo di merda.

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  • Vogliamo parlare del disco degli U2……DM forever

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  • Credo sia difficile continuare a mettere giù idee geniali ed accattivanti come i DM, a mio parere, in passato hanno spesso fatto. Il pezzo, o i pezzi, da hit, cui ci hanno abituato, contornati da canzoni che “più le ascolti e più ci stanno bene”, non si trovano in Memento Mori.
    Ricordi, citazioni, a volte un po’scarne (mancano le “2 note” che faceva Fletcher) fanno l’atmosfera di questo disco, grazie a una produzione non anacronistica.
    In sintesi: pensavo peggio!
    Ci vediamo a Roma a luglio!

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  • Che dire… L’autore del commento inizia con una frase che lascia perplessi : fughiamo ogni dubbio su Memento Mori. Dunque, tutto è stabilito, da lui, a quanto pare… Boh… Beato lui che è così arcisicuro delle sue opinioni. O forse non è beato, perché ad essere così sicuri, spesso si sbaglia. Non penso di avere la competenza musicale sufficiente per commentare l’album, ho ascoltato bene solo Ghost again, mi è sembrato un pezzo tipico dei DM… per il resto non so, probabilmente ha anche ragione lui, ma il punto è, a mio avviso, che si potrebbe commentare un brano con maggiore garbo ed un linguaggio più rispettoso ( di tutti, artisti, fan e chi la pensa diversamente) e meno ridondante.
    Così, chi legge riesce solo a provare una sensazione di rifiuto aprioristico… Indipendentemente dal contenuto

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  • Niente, mi sembra evidente che siano i Depeche a vincere a mani basse la gara clickbait……solo a nominarli gli utenti si sono moltiplicati. Proporrei un nuovo nome, al posto di Metal Skunk , “Blog di Merda che getta fango sui Depeche Mode”………si sente già il fruscio del cashpeso.

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  • Ammazza, ma quelli che gli tocchi la band feticcio/ giocattolino e vanno giù di offese, ma come state messi? Manco fosse la mamma. Questo non é un blog come gli altri, forse agli ultimi arrivati sfugge un dettaglio all’ingresso. Cmq é allucinante, la gente legge le recensioni solo per cercare conferme, una roba senza senso.
    PS non ho ascoltato il disco e me ne guardo dal farlo, non seguo più i DM da eoni, però mi piace osservare bene a distanza certe dinamiche antropologiche.

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    • “la gente legge le recensioni solo per cercare conferme, una roba senza senso”
      se mai ci conosceremo, hai una birra pagata, perché è una frase che avrei voluto pensare io.

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    • Ed io, che seguo questo blog, anche proprio perché non vengono fatte “le recensioni”… 😂🍻
      È proprio la verità, la gente non sa davvero cosa si perde…

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