I RATBAG sostengono di aver inciso il disco dell’anno e hanno le loro buone ragioni

La mia abitazione si trova al termine di una lunga rampa accessibile dall’esterno. Non ho guai con intrusioni indebite perché vivo in una borgata isolata in mezzo alle pecore dove tutti conoscono tutti e quasi nessuno ha in casa qualcosa che valga la pena rubare. La pendenza di quarantacinque gradi è poi sufficiente a scoraggiare le ispirazioni estemporanee. Il problema è che c’è sempre qualche stronzo che pensa di farci cacare il suo schifoso cagnaccio. E non in strada davanti alla rampa, eh, questi proprio si fanno un metro o due di salita e lasciano defecare la loro immonda bestiaccia dove io poi passo con il passeggino dei bimbi. Ho orari di lavoro molto particolari e mi capita spesso di uscire o rincasare in piena notte, col risultato di pestare immancabilmente le deiezioni di quegli infami quadrupedi. E purtroppo vivo nell’unico quartiere di Roma senza ristoranti cinesi. Ora io non so cosa passi per la testa ai dementi che fanno cacare il loro tesorino peloso sulla mia dannatissima rampa, sulla mia strafottuta proprietà. C’è forse scritto “bagno pubblico per cani?”. I miei preferiti, poi, sono quelli che raccolgono le feci, le mettono nella busta e poi la lasciano in terra, sopra il mucchio della spazzatura. Col risultato che i signori dell’Ama, quando si degnano di passare, non raccolgono la mia mondezza perché sopra qualcuno ci ha lasciato merda di cane. Perché diamine non te la porti a casa, razza di mentecatto? O non te la chiavi direttamente in faccia?

Quando trovo queste fetenti sorprese di fronte alla mia dimora, a volte – pur reputando l’autocontrollo la massima virtù virile – finisco per dare in escandescenze invocando morti dolorose, malattie rettali e nuovi dischi degli Iron Maiden ai danni di questi bastardi, a due e quattro zampe. I vecchietti di passaggio (sempre coi cani) annuiscono o propongono contromisure ancora più sanguinarie. Uno una volta mi rispose “Viva il Duce” ma non capii perché. Ammetto di aver accarezzato almeno un paio di volte l’idea di appostarmi con una mazza di scopa in mano per cogliere di sorpresa il responsabile ma alle sei del mattino di solito mia figlia sta già piangendo da un’ora perché vuole altri Pan di Stelle.

Oh-Lala-by-Ratbag_cover

Se non ho mai concretizzato questo proposito o altri ben più macabri lo devo anche ai Ratbag. La prima canzone del loro nuovo disco – Oh Làlà – offre infatti la massima catarsi possibile a chi ha vicini come i miei.

I hate dogs/ And I don’t give a shit/ They smell like shit and they shit on the street

They lick their asses/ They suck their dicks/ They’re always looking for something to eat

Ho conosciuto questi signori perché mi hanno mandato il link per ascoltare il disco via mail e io lo ho ascoltato, cosa che accade una volta su cento. Facciamo su mille. Non perché qua a Metal Skunk siamo snob e ce ne freghiamo dell’underground ma perché in tanti qua siamo in una fase della vita durante la quale a volte manca pure il tempo libero per nettarsi l’unghia dell’alluce. Ora mi piacerebbe dirvi che il mio intuito mi ha condotto verso questa meravigliosa scoperta. In realtà è tutto merito della raffinata strategia promozionale del trio (milanese?), che mi ha mandato due mail di insulti e vaffanculo nelle quali – dimostrando peraltro di leggerci con attenzione – asseriva che il disco italiano dell’anno era il loro e non quello di uno di quei gruppi fru fru che piacciono a noi e che se ci garbava tanto il politicamente scorretto dovevamo sentire a tutti i costi Oh LàLà. Io lo ho fatto e, beh, non riesco a toglierlo dalle cuffie.

A voi magari potrà sembrare un semplice disco punk lo-fi con un buon tiro. Io ci sono andato in fissa perché i Ratbag mettono insieme troppe cose alle quali non riesco a resistere, sembra che siano stati inventati da un’intelligenza artificiale perché entrino nella mia classifica di fine anno. Se prendete un gruppo “di confine” come i Whiskey Ritual (come attitudine siamo lì) e levate la componente black metal, quella rock’n’roll che resta è esattamente questa roba qua. C’è GG Allin, nel suono e nello spirito; ci sono gli Anti-Seen; ci sono i riff dell’OI! più alcolizzato; ci sono certi gruppacci motorheadiani della Osmose che tanto mi mandavano in solluchero da ragazzino (Radioactive Fashion sembra citare King of the Sidewalk dei Gehennah e spero lo faccia volutamente); ci sono testi pesantissimi che non risparmiano nessuno; c’è un suono lercio e amatoriale che sembra premeditato e non frutto di limiti (il chitarrista ha un certo gusto, ce piace o’ blues).

Io francamente non chiedo altro dalla vita. Magari Oh LàLà non sarà IL mio disco italiano dell’anno ma nelle menzioni meritevoli entra di sicuro e spero di beccare i Ratbag dal vivo al più presto nel contesto più sudicio possibile. Ora però non mettetevi tutti a mandarmi mail di insulti per essere sicuri di essere recensiti. (Ciccio Russo)

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