The Return of the Shadow: i BATTLELORE rendono giustizia a Tolkien

Qualche mese fa avevo dato notizia dell’inaspettato ritorno dei Battlelore a undici anni dall’ultimo disco, Doombound, peraltro uno dei loro migliori. Ho aspettato quindi questo ritorno in pista con moderata impazienza, dato che i finlandesi sono uno dei miei gruppi feticcio e dato anche che, come detto, l’ultimo loro album era quantomeno al livello dei primi lavori. Ho aspettato un po’ prima di raccogliere le idee e recensirlo, però, perché all’inizio ero rimasto abbastanza contrariato. E non so neanche io il motivo, in realtà, dato che The Return of the Shadow è perfettamente in linea con Doombound, di cui riprende praticamente ogni caratteristica: i tempi quasi sempre lenti, il basso profilo, le atmosfere rarefatte, la rassegnazione e lo scoramento, tutto. Anzi, se possibile queste caratteristiche sono qui addirittura accentuate. Epperò The Return of the Shadow non riusciva a prendermi: lo ascoltavo una volta, poi un’altra, poi un’altra ancora, e non mi rimaneva in testa nulla.

Che è successo poi? Niente di particolare: l’ho ascoltato abbastanza volte. Anche con Doombound è stato così: prima di apprezzarlo davvero c’è voluto parecchio tempo. Che poi The Return of the Shadow è ancora di più basso profilo, e il suo scopo sembra essere quello di rimanere di sottofondo e creare atmosfera, più che farti entrare le canzoni in testa. Il che va bene: ce ne sono parecchi di dischi con lo stesso obiettivo, e non sono molti quelli che ci riescono. Ciò è ancora più meritorio visto che l’atmosfera che i Battlelore cercano da sempre di creare è quella di una Terra di Mezzo crepuscolare e fatata, un punto di vista sull’opera di Tolkien che viene dalla passione sincera di Jyri Vahvanen, attento lettore del professore inglese nonché membro di lunghissimo corso degli Horna, nientemeno.

E dell’atmosfera tolkieniana abbiamo bisogno come l’aria, visto quello che porta il vento. La morte di Christopher è stata la rottura di una diga che di qui in avanti causerà l’inondazione di prodotti ispirati a quel mondo, e le prime avvisaglie non sono affatto buone. Certo l’aver lasciato passare in cavalleria la mutazione di Arwen in Xeena la principessa guerriera e di alcuni personaggi serissimi in macchiette comiche non fu una buona idea, ma siamo arrivati a un punto in cui le trasposizioni cinematografiche assurgono a opere omeriche. Il concetto secondo cui ogni cosa va decontestualizzata e distorta per seguire il punto di vista del momento è malato e perfino autodistruttivo, ma ormai abbiamo passato da un pezzo quella fase. La fase successiva sarà il completo collasso della società e il ritorno a un’era di cacciatori/raccoglitori che si arroccano sulle alture per difendersi dalle bande di predoni, la qual cosa inizia a diventare addirittura auspicabile, perché almeno quando i sopravvissuti si raduneranno intorno al fuoco per cuocere la cacciagione e raccontarsi storie del passato potranno raffigurarsi la Terra di Mezzo senza che nessuno gli rompa i coglioni con elfi che sembrano usciti fuori da High School Musical. Mi direte che probabilmente a quel punto nessuno riuscirà più a decifrare il linguaggio scritto ma abbiate fiducia, perché un giorno distante molti secoli le facoltà di paleolinguistica riapriranno e l’opera di Tolkien verrà apprezzata come luminoso esempio di grandezza letteraria di un’epoca perduta. E quel glorioso giorno, amici e fratelli, John Ronald Reuel Tolkien potrà finalmente ritornare a guardare verso questo mondo senza dover trattenere i conati di vomito.

Chiusa la parentesi sul proverbiale elefante nella stanza, dicevamo di The Return of the Shadow. Disco tranquillo, liscio, delicato, in punta di piedi, senza la pretesa di farvi accorgere della sua esistenza né tantomeno di riascoltare qualche traccia in particolare; va preso nella sua interezza, vuole rapirvi e trasportarvi in un mondo di nostalgico incanto e ci riesce benissimo. Elvenking è probabilmente il pezzo migliore, pur non essendo che una semplice parte del tutto. Chi si vuole approcciare adesso ai Battlelore immagino che potrebbe far fatica a entrare nelle loro corde, ma per noi che li seguivamo da vent’anni è un bellissimo ritorno a casa. Ne avevamo bisogno, di questi tempi. Grazie. (barg)

One comment

  • Mai letto Tolkien, mai visti i “prodotti ispirati”, mai sentiti i Battlelore. Ma pezzo stupendo, divagazione e delucidazione altissime, contestualizzazione puntuale, e necessaria. Grazie

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