BATTLELORE – Doombound (Napalm)

Forse qualcuno ricorderà i miei discorsi sui Battlelore, forse qualcuno no. In pratica sono un mio gruppo feticcio di cui ho consumato i primi tre album e che ho scoperto quasi per caso al debutto nel 2002, quando ancora andavano in giro con dei buffi costumi da personaggi di Tolkien. Doombound è addirittura il sesto disco: fa una media di due ogni tre anno; e sono anche riusciti ad avere una certa progressione stilistica, pur se nei limiti del genere.

Trattasi di folk metal se con folk si intende l’atmosfera bucolica e acronica, e trattasi di epic metal se con epic si intende un’andatura cadenzata e ipnotica particolarmente evocativa, ma da un punto di vista stilistico non rispondono a nessuna delle due definizioni. Doombound è un disco da sottofondo, molto narrativo in senso cinematografico, ammantato di un crepuscolarismo onirico che trasmette la strana sensazione della fine di qualcosa. Il disco è un blocco unico, i pezzi non si differenziano molto tra loro; persino i singoli strumenti vanno sempre tutti nella stessa direzione, e le due voci femminile/growl sembra raccontino la stessa storia, collocandosi nello stesso registro emozionale, senza quell’alternarsi di pieni e vuoti che di solito caratterizza i gruppi con due cantanti di questo tipo. 

Doombound trova la sua ragion d’essere nel suo incedere. Le fascinazioni tolkieniane della band, che a volte erano state sacrificate in favore della forma canzone, trovano qui completo sbocco. C’erano stati altri esempi nei dischi passati, quasi sempre nei momenti migliori: una per tutte Sons of Riddermark, non a caso forse il loro pezzo più ispirato, almeno fino ad oggi. Eppure anche in quei casi c’era una continua ricerca del riff, dell’apertura melodica, del passaggio orecchiabile avulso dal contesto. Qui no, o quantomeno quasi mai. La musica scorre fluida come una colonna sonora, dando vita alle immagini di illustratori tolkieniani come John Howe e –soprattutto- Alan Lee. Impossibile a questo punto non citare la titletrack, posta in chiusura, forse la cosa migliore mai fatta dai Battlelore. Sembra davvero accompagnare idealmente la marcia degli elfi da Rivendell verso i Porti Grigi, alla fine della Terza Era, quando la magia del mondo stava scomparendo ed era tempo per loro di ricongiungersi ai padri; e durante la marcia ripensavano malinconicamente alla Terra di Mezzo da cui si stavano definitivamente separando, insieme ai propri ricordi e alla propria Storia. Una volta Jyri Vahvanen disse che in molti leggono Tolkien, anche con trasporto e devozione, ma veramente pochi possono dirsi tolkieniani. Con Doombound ha dimostrato definitivamente a quale categoria appartiene. (barg)

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