A volte ritornano: LORD BELIAL – Rapture

Ben 14 anni ci sono voluti per il ritorno sulle scene dei Lord Belial, nome storico della gloriosa scena black metal svedese novantiana che dopo il poco convincente The Black Curse del 2008 aveva annunciato lo scioglimento per mancanza di stimoli e, soprattutto, per un serio problema di acufene che aveva colpito il batterista Micke Backelin. Nel corso negli anni, questa loro caratteristica di unire al tagliente black di scuola svedese parti più melodiche e rallentate li ha sempre fatti catalogare nell’infinita lista dei discepoli dei Dissection, come del resto tutta la ciurma di band (Mörk Gryning, Vinterland, Dawn, Sacramentum ecc) che in quel periodo erano innegabilmente influenzate dall’opera del compianto Jon Nödveidt . Così come, senza ombra di dubbio, la storia musicale dei Lord Belial è molto simile a quella dei Dissection: un primo disco molto influenzato dal death svedese dell’epoca e un secondo (quella meraviglia assoluta che risponde al nome di Enter The Moonlight Gate) che virò pesantemente verso il black, per poi negli anni alternare dischi violentissimi come Angelgrinder ad altri più melodici come Revelation o il sottovalutatissimo Nocturnal Beast.

lordbelialrapture

Dopo tutto ‘sto pippone, la domanda importante è solo una: com’è questo Rapture? Quesito un po’ complicato, nel senso che ho dovuto dedicarmi a svariati ascolti per formulare un giudizio completo. Chiaramente risulta un po’ rischioso dopo 14 anni di inattività uscirsene con qualcosa di diverso o inaspettato, e da questo punto di vista Rapture suona Lord Belial al 100%, avendo tutte le caratteristiche tipiche del sound degli svedesi. I primi 4 brani sono un assalto frontale senza soluzione di pausa, a partire dalla violentissima opener Legion, che sembra quasi un pezzo dei Dark Funeral, passando per la più death metal On A Throne of Souls (con un riff centrale che ricorda un po’ troppo The Perpetual Horrors dei Naglfar) o per una Destruction che rimanda molto alle atmosfere di Enter The Moonlight Gate. A spezzare quest’autentico massacro ci pensano Belie All Gods e Lux luciferi (per quanto mi riguarda il pezzo migliore del disco), classici brani rallentati in stile Lord Belial con tanto di chitarre acustiche e tastieroni imponenti .

Salvo le tre tracce finali, non proprio indimenticabili, Rapture rappresenta un ottimo ritorno per la band di Trollhättan, forse un po’ troppo manieristico in alcuni punti ma comunque imprescindibile per chiunque ami il tipico black-death svedese di metà anni ’90. Bentornati, Lord Belial. (Michele Romani)

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