Avere vent’anni: MÖRK GRYNING – Maelstrom Chaos

Michele Romani: Dei Mörk Gryning ho parlato poco tempo fa a proposito del graditissimo ritorno Hinsides Vrede dopo ben 15 anni di silenzio, disco che qui a Metal Skunk ha generato opinioni diametralmente opposte, ma che per quanto mi riguarda ha rappresentato un viaggio nel tempo attraverso il caro e vecchio melodic swedish black metal di metà anni ’90. Maelstrom Chaos è la terza fatica della band di Stoccolma dopo il mostruoso esordio Tusen År Har Gått e il suo degnissimo successore, un disco che si mantiene sempre sulle loro tipiche coordinate death black melodico, ma con qualche piccola differenza: innanzitutto il minutaggio delle canzoni molto più lungo del solito (la prima Templars sfiora addirittura gli 8 minuti), ma più un generale un sound che si è fatto più epico e magniloquente (con uso delle tastiere che ricorda un po’ i Dimmu Borgir del periodo di mezzo), ma che non manca comunque di annoverare parti più aggressive dove il riffing tipicamente death prende il sopravvento. Oltre alla già citata Templars sono degne di menzione anche la title track e The Menace, quest’ultima la migliore del lotto. Senza dubbio l’ultimo grande disco dei Mörk Gryning prima della reunion, visto che sia lo sperimentale Pieces of Primal Expressionism che il forzatissimo Mörk Gryning non avevano affatto convinto. Griffar: Il grosso problema dei Mörk Gryning è che hanno composto due album pazzeschi: Tusen År Har Gått del 1995 e Return Fire del 1997, e dopo sono spariti per quattro anni. Anche il MIO problema con i Mörk Gryning è che hanno composto due album pazzeschi, dopo sono spariti e quando sono ritornati il risultato è stato Maelstrom Chaos. Di per sé non ha niente che non va: se fosse stato un album d’esordio probabilmente si sarebbe urlato ai caldi venti impetuosi di foehn discendenti dalle Alpi immortali che una nuova stella stava nascendo nel genere swedish death melodico. Con in più quel tocco appena accennato di black metal in qualche arrangiamento del cantante (a me in quei frangenti ricorda molto Flegias del primo periodo della reunion dei Necrodeath) che me li rende quel filino più cattivi, il giusto per interessare anche qualche blackster, quelli un po’ più moderati che già considerano Panzerfaust rumore puro… il vero black metal non è mica quello; no-no, è la luce del Nord che filtra tra le chiome delle foreste sterminate e si riflette sui millemila laghi della Finlandia, è la melodia eterea che solleva la mia anima e la fa volare nelle Highlands… oh, ma insomma, basta puttanate. Almeno aveste continuato a fare black svedese, visto che da lì venite e con quello vi siete fatti conoscere. Maelstrom Chaos è un disco che non ha difetti strutturali ma nemmeno pregi, non ha né capo né coda e non c’è un solo brano che riusciresti a ricordare anche se lo ascoltassi venti volte di fila. Ah beh, ci sono dei graziosi riff, molto melodici, petalosi direi; anche l’arrangiamentino viking/epic è tanta roba e il fill in tapping mi fa sbrodare, come no, e poi c’è la tirata secca in blast stile Dark Funeral, tanta roba pure questa. Se penso che il suo successore Pieces of Primal Expressionism è ancora peggio, e di gran lunga pure, io mi domando perché non hanno mollato il progetto quando erano all’apice anziché sminuirlo con questi dischetti innocui che fanno solo rimpiangere i loro due illustrissimi, colossali predecessori. Il disco è suonato benissimo, prodotto benissimo ed è un bicchiere di latte offerto ad un alcolizzato. Provateci a farlo e immaginatevi la reazione. Non contenti si sono pure riformati, l’anno scorso hanno pubblicato Hinsides Vrede e a quale disco hanno fatto riferimento per il loro pompatissimo comeback? A questo. A QUESTO!, porca troia, non a Tusen, non a Return Fire. Ma per favore… Do not support, il mio grido di battaglia quando bisogna evitare un disco come la peste. Cari Goth Gorgon e Draak Khimera, avevate i Wyvern e i Sins of Omission per suonare musica più catchy se proprio volevate farlo, il bello è che mi ricordo di certe interviste in cui ve la tiravate da figli del demonio come se gli spartiti dei pezzi ve li scrivesse Baal-Zebub in persona. I primi due dischi di Mörk Gryning sono leggendari e dovete assolutamente ascoltarveli; tutto il resto, ma proprio tutto, è molto meglio dimenticarselo.

One comment

  • A me piace così com’è. Concordo solo su “pieces of primal expressionism” il loro disco meno riuscito tra tutti quelli finora pubblicati.
    Correllata sempre a questa band, mi sento di consigliare gli HYPOCRITE.

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