Recuperone grim 2021: UNTAMED LAND, SOJOURNER, SOLITVDO

Come di consueto, a ridosso delle playlist di fine anno ci affanniamo a parlare di gruppi che abbiamo intenzione di citare nelle suddette playlist oppure che, più semplicemente, abbiamo omesso di citare finora per pigrizia o altro. Io quest’anno ho ascoltato pochissima roba e ho scritto ancora meno, ma mai come stavolta sono giustificato; quindi comincio a fare ammenda parlandovi degli UNTAMED LAND, progetto solista di tale Patrick Kern, dell’Ohio, che nelle foto promozionali sfoggia un cappello da cowboy, giusto per farvi capire da che parte tira il vento. Il disco uscito quest’anno si chiama Like Creatures Seeking Their Own Forms ed è il loro secondo, dopo il debutto Between the Winds del 2018 che purtroppo non ho ascoltato. È un album abbastanza indefinibile nel senso che dentro c’è un po’ di tutto: la base è un black metal atmosferico, piuttosto rarefatto e raramente troppo tirato; ma la cifra del disco è il suo sovrapporsi di strati eterogenei tra cui spicca una vena western in stile Ennio Morricone, con gli stessi cori, le stesse voci femminili, lo stesso andamento galoppante. L’esperimento è riuscito a metà, anche perché i summenzionati strati raramente si amalgamano e rimangono per lo più giustapposti, con i momenti western o ambient a fare da parentesi, introduzione o coda alle parti più autenticamente black metal. Alla fine il disco si compone di tre canzoni vere e proprie più intro, outro e, uhm, due versioni corte (tipo single edit) di altrettanti pezzi già compresi nel disco. La migliore è The Heavenly Coil, nei cui quindici minuti si possono rintracciare sprazzi di autentica ispirazione, specie nella seconda parte. So che vi stanno venendo in mente i Panopticon ma a me i Panopticon non sono mai piaciuti più di tanto, quindi non saprei cosa dire al riguardo.

Agli albori dell’estate erano tornati i SOJOURNER con un EP, Perennial, che rispetto al precedente disco Premonitions conta due membri nuovi: il bassista e la cantante. Quest’ultima è un’italiana, Lucia Amelia Emmanueli, che si aggiunge all’altro nostro connazionale già presente in formazione, ovvero il batterista Riccardo Floridia (anche negli Atlas Pain). Ci sono solo due pezzi per una dozzina di minuti di musica, ma si può intuire il cambiamento in corso nella formula dei Sojourner. Loro non sono mai stati dei campioni di varietà, e alcuni schemi tipici si ripetono anche qui, ma mi pare che la formula si vada sempre più normalizzando, con un maggior rispetto della forma canzone e una tendenza all’orecchiabilità, tendenze confermate anche da una produzione più piena e potente. La voce della Emmanueli in questo senso è un perfetto esempio: molto più dotata tecnicamente di Chloe Bray, non trasmette però quella specie di sentimento celtico che il flebile vocino etereo di quest’ultima riusciva a trasmettere. Probabilmente questo potrà portare i Sojourner ad entrare nelle grazie di un pubblico più ampio, ma l’antica magia inizia ad essere un vago ricordo; e questo, sommato alla loro poca varietà stilistica, mi abbassa decisamente le aspettative per il futuro.

Mi tocca cospargermi il capo di cenere per non aver mai sentito parlare prima dei SOLITVDO, moniker dietro al quale c’è il solo DM, cagliaritano come Ciccio, Piero Tola e Nicolò Barella. Il progetto in realtà esiste dal 2011 e si è già reso responsabile di quattro dischi, un demo e uno split: questo Hegemonikon è quindi il quarto album. Li ho scoperti per caso, buttati lì come segnalazione dall’infaticabile Lorenzo Centini sul gruppo Telegram di redazione, e mi hanno folgorato sin dal primo ascolto. Non ho ancora sentito gli altri dischi, ma questo in esame mi ricorda in tutto e per tutto i miei amatissimi Spite Extreme Wing, dallo stile alla voce, dal cantato in italiano alla fascinazione per l’estetica del periodo. Quindi black metal epico, titanico, con grande uso di tastiere e uno stile vocale esasperatamente enfatico. Come succede sempre in occasione dei recuperoni di fine anno, a causa della fretta di chiudere il pezzo non posso dilungarmi più di tanto per non aver ascoltato sufficientemente l’album, ma sulla base di soli 4-5 ascolti mi sentirei di arrischiare il termine clamoroso. Risentirete parlare presto dei Solitvdo su queste pagine, poco ma sicuro. (barg)

4 commenti

  • Solitvdo sembrano i Mastodon blackmetal! Grandissimi!! Altro che Tul di merda

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  • SOLITVDO molto fighi… trovo solo che le tastiere siano un attimo troppo alte nel missaggio. si perde un po’ di tiro

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  • Pollice bello alto per Solitvdo e Untamed Land, ascoltati già all’uscita e di netto fra le cose migliori dell’anno in ambito Black anche solo per aver portato qualcosa di decente nella scena italiana attuale ed in quella epica alla Summoning. Coi Sojourner invece mi son fermato alla copertina e al primo singolo dell’ultimo full. Peccato perché nei due precedenti, in mezzo al corredo solito, qualche buona intuizione si trovava anche, ma come ti rovina la Napalm nessuno mai, altro che Nuclear Blast.

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