SOJOURNER – Premonitions

Dei Sojourner avevamo accennato ai tempi dell’uscita del precedente The Shadowed Road e in occasione del loro concerto al Black Winter Fest. Questo Premonitions è già uscito da qualche mese, ma ne parlo solo adesso perché trovo serie difficoltà a dilungarmi parlando di loro. Sono un gruppo che per svariati motivi mi sono ritrovato ad ascoltare moltissimo, negli ultimi anni, quindi è strano che non ne abbia parlato più intensivamente prima, però il motivo sta nel fatto che non so benissimo cosa dire. Ogni volta mi metto lì e mi dico: “Ora scrivo qualcosa sui Sojourner”, poi rimango a fissare la pagina vuota, diventa vuota anche la mia testa e ci rinuncio. Sarà forse per la vaghezza del loro stile, non so. In effetti non saprei davvero come definirlo in due parole, il loro stile. Diciamo comunque che è una sorta di roba evocativa e malinconica con un’impronta black metal, anche se quest’ultima è molto meno strutturale di quanto non fosse ai tempi del primo album. Inoltre la scelta di far uscire l’album poco prima dell’estate non è stata una grande idea. I Sojourner sono un gruppo tendenzialmente autunnale, se non proprio invernale, ed è complicato goderseli appieno quando il sole picchia e stai programmando la giornata a mare.

The owls are not what they seem

Premonitions gode di una produzione molto più pulita rispetto al passato, rendendo quindi ogni strumento e ogni partitura più chiara e riconoscibile. L’evoluzione dei Sojourner però passa anche dalla voce di Chloe Bray, che col tempo ha guadagnato sempre più spazio: non mi sono messo a cronometrare, ma mi sembra che in quest’album le due voci abbiano quantomeno lo stesso minutaggio. Questo ha chiaramente influito parecchio sullo stile, che è diventato più lineare e si è adagiato su ritmi più lenti, peraltro bandendo quasi totalmente il blast beat; nel primo Empires of Ash del 2016 c’erano pure delle ritmiche che ricordavano i Summoning, cosa che qui è completamente scomparsa. Quello che rimane è un “black metal” atmosferico e vagheggiante che tracima in melodie epiche e, specie nelle parti cantate da Chloe, dal retrogusto celtico.

È comunque un bel disco, Premonitions: non meno affascinante dei primi due, ma affascinante in maniera diversa, diciamo. La voce di Chloe a volte dà la sensazione di essere abusata, specie in pezzi come Atonement o la pseudoballata Talas, ma credo che loro considerino la voce femminile come una caratteristica peculiare del proprio stile e che quindi ci abbiano voluto insistere per rendersi diversi dalla massa di gruppi di questo genere che spuntano fuori come i funghi. Ad ogni modo Chloe ha abbandonato i Sojourner proprio pochi giorni fa, quindi chissà cosa ci riserverà il futuro. Se volete un consiglio, prima di ascoltare Premonitions aspettate che le foglie inizino a cadere. (barg)

One comment

  • Per me questo disco è stata una mezza delusione, preferisco di gran lunga il precedente “The Shadowed Road”. Mi sono consolato ascoltando l’ultimo Thunder In The Mountains degli Dzo-Nga che, nello stesso genere, secondo me è stata una delle migliori uscite di quest’anno.

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