La finestra sul porcile: The Haunting of Hill House

La serie si apre in medias res: un padre di famiglia fugge precipitosamente da una casa infestata di notte, portando con sé i suoi cinque bambini ancora in pigiama. Loro gli chiedono perché non tornano a prendere anche la mamma, lui gli risponde che la mamma è dalla zia, loro ribattono che non è vero, perché la mamma l’hanno vista, e lui gli risponde “Quella non era la mamma”.

Ciò che è successo in quella notte verrà spiegato nelle successive puntate, attraverso una serie di flashback che occuperanno grossomodo metà dell’intera serie. The Haunting of Hill House si svolge infatti su una doppia linea temporale: la prima, tramite i suddetti flashback, racconta l’antefatto e le conseguenze di quella notte, con la famiglia Crain che prende possesso della magione e si scontra con le sue inquietanti stranezze; nella seconda i cinque bambini sono ormai adulti e vengono a patti con i, uhm, fantasmi del passato, fino all’inevitabile accadimento finale.

The Haunting of Hill House è liberamente tratto da La Casa degli Invasati, romanzo di Shirley Jackson già trasposto nel 1963 nel classicone Gli Invasati di Robert Wise e, nel 1999, in The Haunting, filmaccio scemo con Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson e un incolpevole Liam Neeson. Non ho letto il libro della Jackson ma ho visto gli altri due film, e la storia è notevolmente diversa: la trama originale qui è ridotta a semplice ispirazione, tanto che avrebbe potuto essere benissimo un soggetto originale. Però l’idea era di ispirarsi ad un libro diverso per ogni stagione, e infatti nella seconda, già disponibile su Netflix e intitolata The Haunting of Bly Manor, il soggetto è (sempre molto liberamente) tratto da Giro di Vite di Henry James.

La serie funziona da tutti i punti di vista. La storia gira bene e la tensione è alta per tutto il tempo, senza bisogno di dover ricorrere di continuo ai cosiddetti jumpscare (la prossima volta troverò una traduzione adatta, giuro). Sono peraltro molto ben costruiti i personaggi, caratterizzati sapientemente e ben interpretati dagli attori, incredibilmente tutti in parte: impresa quasi incredibile, se si considera che ciascun membro della famiglia (a parte la madre, Carla Gugino) è interpretato da due attori, uno per i flashback e uno per la versione “adulta”. Quella che rimane però più impressa è la prestazione di Victoria Pedretti, già vista in C’era una volta a Hollywood di Tarantino, che non a caso sarà anche protagonista della seconda stagione. C’è anche un tizio molto bravo che però assomiglia in modo assurdo a Lillo di Lillo&Greg, il che, devo ammettere, spezza un po’ la tensione.

Nonostante che il tema della casa infestata sia vecchio come il cucco, ci sono un paio di trovate incredibilmente riuscite; una in particolare, che riguarda proprio il personaggio di Nell (chi ha visto la serie capirà benissimo di cosa sto parlando) è talmente ben costruita che basterebbe a dare un giudizio positivo sull’intera serie.

Il giudizio su The Haunting of Hill House è positivo su quasi tutta la linea, e quel quasi è per la puntata finale, forse un pochino troppo consolatoria; ma per il resto stiamo parlando di una serie ben costruita, ben interpretata, ben scritta, che fa paura davvero e che, per una volta, ti mette di fronte dei personaggi credibili e con cui riesci ad entrare in empatia: troppo spesso si è costretti a subire dialoghi su dialoghi di personaggi del cui destino non ti frega assolutamente niente, e non è questo il caso. Per dare ancora più valore alle mie parole, sappiate che vengono da un vecchio e immusonito amante dei film di paura che si è allontanato dal genere negli ultimi anni per irrisolvibili incompatibilità con la piega che lo stesso genere ha purtroppo preso. Ne ho viste tante, e quindi non sono uno che si lascia impressionare con i soliti vecchi trucchetti: ma la storia di Nell non la dimenticherò facilmente. (barg)

13 commenti

  • Teofilatto dei Leonzi

    Questa prima stagione è bellissima, non ci avrei scommesso un centesimo e invece mi ha sorpreso.
    La seconda finora l’ho evitata, me ne hanno parlato tutti malissimo… Peccato, anche perché è tratta da un ottimo romanzo. Prima o poi forse troverò la voglia di iniziarla.

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  • Lo vidi al cinema The Haunting, mi ci trascinarono per motivi che non ricordo. C’era una scena carina che si vedeva anche nel trailer, oltre a quella non ricordo altro, se non che era l’unica cosa carina di tutto il film e che non c’entrava niente col resto.
    Questa dove la trovo, su netflix?

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  • Il libro è bellissimo e ha uno degli incipit più memorabili di sempre.

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  • ma solo a me ha fatto veramente schifo…l’ho trovata noiosa e con un finale a la Don Matteo…

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    • No pure a me ha disintegrato le parti basse, stanno sempre lì a lamentarsi e a piangere.

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    • Non ho mai visto il finale di Don Matteo, mi è sempre piaciuto immaginarlo con lui che vede dei teppisti entrare nella sua Chiesa, si toglie il colletto da prete e inizia a picchiari tutti.
      Anzi, ti dirò che qualche puntata l’avevo guardata sperando che a un certo punto ci fosse un po’ di azione di questo genere.
      Comunque Netflix non ce l’ho, la serie mi ispira per come ne parlano ma non credo la vedrò, perlomeno a breve.

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      • Ahahaha…l’anno scorso sono passato anche davanti al baretto dove si siede sempre con Frassica nella piazza centrale di Gubbio. Cmq dicevo Don Matteo per dire che il finale è buonista oltre ogni logica…cmq noioso, così come non capisco tutto questo fomento per Squid Game…

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      • Lo sto vendendo adesso squid game. Fa talmente cacare che ne rimani avvinto

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  • Bellissima. La puntata Two Storms ricordo essere un mezzo capolavoro.

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  • Serie splendida, e concordo con la rece di Barg; l’unica cosa che stona secondo me è l’aver usato 2 attori diversi per impersonare il padre, che essendo adulto anche all’epoca dei fatti non aveva bisogno di questo escamotage, sarebbe bastato un po’ di trucco e parrucco per rappresentare l’invecchiamento. La 2ª stagione invece non l’ho ancora vista.

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