Avere vent’anni: OCTINOMOS – Fuckhole Armageddon

M’immagino le risate che si sarà fatto Fredrik Söderlund alle spalle di quei derelitti che si fanno chiamare terrapiattisti pensando alla copertina del suo ultimo disco black metal, Fuckhole Armageddon, terzo album dell’ultra-intransigente progetto Octinomos, durato sette anni in tutto. Un buco di culo aperto piazzato sull’immagine della Terra, rossa per l’occasione come se fotografata dopo un immane cataclisma. Non suggerisce certo che la terra sia piatta, dico bene? All’epoca questo artwork suscitò parecchio scandalo e se non sbaglio la copertina fu censurata in diversi paesi. Non nel nostro: a chi volete che importasse qualcosa di un gruppino metal di nome Octinomos? 

Già mente degli assai più noti Puissance (che con il metal non hanno nulla a che fare, oltre forse all’attitudine, visto che suonano dark/elettro/industrial) e dei sinfonici (“sinfonici” solo perché hanno le tastiere in bella evidenza? Boh! Eppure in modo tale vengono catalogati) Parnassus, anche loro durati il tempo di realizzare due dischi di grandioso hyperfast black metal per poi sciogliersi, Fredrik Söderlund è a buon titolo uno dei personaggi più controversi di tutta la storia del black metal. Più ancora di Mikko Aspa, più di Varg voi-sapete-chi. Misantropo fino al midollo, estremista auspicante lo sterminio totale dell’umanità e la distruzione completa del pianeta sul quale viviamo, non era un tipo che faceva proclami solo per dare a intendere che lui fosse cattivo, anzi cattivissimo… No, di più ancora: le poche interviste dell’epoca lasciavano intendere di avere a che fare con una persona disgustata da tutto e da tutti, convinto al 100% delle sue idee di annientamento definitivo di ogni forma di vita, che puntualmente sciorinava nei testi delle sue canzoni. Uno che, se avesse avuto l’occasione di premere il pulsante rosso di spionistica memoria e far saltare tutto quanto per aria, non ci avrebbe pensato sopra due volte.

Questa rabbia estrema, questa furia cieca si ritrova puntualmente nei suoi dischi, che possiamo senza remore considerare come i più violenti mai usciti nell’intera storia del black metal, e più alla larga nella storia della musica tutta. Sì, perché di musica violenta ne è uscita a bizzeffe ma, se parliamo di violenza a tutto tondo, e quindi attitudine, testi, aggressività, cattiveria intrisi nelle tracce di un disco, beh, il numero di proposte scema drasticamente. È tutto parossistico qui, dalle vocals schizzate, straziate, che comunicano solo ed unicamente puro odio, alla velocità furibonda dei brani. Non sono solo veloci o velocissimi, sono qualcosa di oltre. Sono vicini alla follia. Sono l’odio di una mente disturbata inchiodato a un pentagramma e rinominato “canzone”. Già i dischi precedenti, compresi quelli dei Parnassus, denotavano la tendenza di Söderlund a suonare il più possibile ad una velocità talmente alta da avere praticamente nessun termine di paragone, ma in questo suo ultimo album riesce ad andare persino oltre, fino al limite del frastuono puro e semplice, o del caos.

Una breve intro apre la title track, e dopo pochi secondi siamo nel mezzo del marasma. Pochi riff per canzone, piuttosto scolastici, che poco hanno a che fare con qualsiasi cosa che vagamente ricordi un’armonia o una linea melodica, raramente interrotti da qualche breve momento suonato a velocità meno folli, poca roba. Ci sono sette brani, trentasette minuti di musica che mettono addosso la voglia di uscire per strada e scannare la prima vecchia che ti rompe le palle perché non tieni la stramaledetta mascherina anche sul naso. Che ti mette la voglia di andare a cercare quel famoso pulsante rosso e finire tu il lavoro che non ha fatto Söderlund. Che fa crescere dentro di te l’odio più immenso di questo mondo.

Se il suo scopo era quello di stimolare la malvagità più cristallina ascoltando la sua musica, c’è riuscito in pieno. È probabile che sia questo il motivo per il quale Fuckhole Armageddon è l’epitaffio della storia musicale degli Octinomos: suonare qualcosa di ancora più estremo sarebbe stato impossibile, ed è rimasto impossibile anche durante tutti questi anni che sono inesorabilmente passati, tant’è vero che se Fuckhole Armageddon uscisse oggi verrebbe ancora accolto dal pubblico a bocca aperta, con la bava alla bocca ed un gran bisogno di una bicchierata di Novalgina alla fine di ogni ascolto. All’epoca invece non fu accolto in modo granché entusiastico: ricordo che diverse recensioni lo considerarono come troppo estremo, in quell’epoca di revisione degli stilemi del black metal più tradizionale. In realtà di fatto molti recensori non ci capirono un accidenti di niente, questa la sola cruda verità.

Il top lo si raggiunge con il terzo pezzo Holy Ignorance, ma in definitiva questo disco è un’apnea di trentasette minuti, un olocausto sonoro che sfinisce l’ascoltatore, come una lunga corsa a perdifiato. Ah, ascoltatevi lo stacco in pulito di Wipeout e ditemi se non sembra che dietro al microfono ci sia uno psicopatico della più bell’acqua. Chiunque ami il black metal più estremo e non ha mai ascoltato Fuckhole Armageddon lo metterà da ora innanzi in cima alle sue preferenze di sempre, perché è questo il termine di paragone a cui riferirsi quando si parla di fast black metal. Inevitabilmente il disco non è vario, ma che bisogno ce ne sarebbe? I pezzi sono tutti standardizzati sull’unico schema previsto: suonare quanto più veloce e furioso possibile per un essere umano, senza cedimenti, senza compromessi, senza pietà.

L’ho già detto che secondo me questo disco è assolutamente grandioso? Grazie, mister Söderlund. Si sente la sua mancanza nella scena black metal. E chissà mai che non ritorni… Ma oramai sono passati vent’anni. In realtà a quanto pare è sparito dalla scena musicale tout court, credo che sia da quel 4-way split con Puissance, Xibalba ed altri del 2014 che non pubblica niente di nuovo. Starà cercando di costruire l’ordigno nucleare definitivo da qualche parte nelle foreste svedesi. (Griffar)

2 commenti

  • Anche i Driller Killer negli anni 90 tirarono fuori un disco che in copertina accostava il nostro amato pianeta a un orifizio (altrettanto amato) riuscendo in una sottile allegoria

    "Mi piace"

  • Però, robetta leggera! Del resto è la vera essenza del Black Metal scevra da ogni puttanata politica o deriva maniacodepressiva.Pura e semplice misantropia elitaria di chi ha capito da un pezzo che aria tira nelle associazioni a delinquere chiamate “società civili”, a partire dalla famiglia per finire ai rapporti sentimentali e di lavoro. Consiglio anche un po’ di letteratura, per esempio Emil Cioran.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...