Avere vent’anni: CLANDESTINE BLAZE – Night of the Unholy Flames

Se si parla di Clandestine Blaze si parla inevitabilmente di Mikko Aspa. I CB sono lui, e lui solo. Nessun altro ci ha mai messo il becco.

Figura controversa finché vi pare, ma ancora sulla scena dopo una barcata di anni, e certo non in modo marginale: onore al merito. Che sia anche il cantante di Deathspell Omega dai tempi di Si Monumentum Requires penso lo sappiano anche i sassi (in verità non è mai stato ufficializzato, ma se lo sa tutto il mondo mica possiamo sbagliarci tutti), però il suo progetto principale è sempre stato e sempre sarà solamente Clandestine Blaze. Ha anche un gruppino pornogrind (sempre one-man band) i Creamface, con quattro dischi e una marea di split, singoli etc. che sono imbarazzanti da quanto fanno schifo, ma nessuno è perfetto. Sua è l’etichetta Northern Heritage che ha prodotto dischi di gruppi finlandesi uno più importante dell’altro (Satanic Warmaster, Warloghe…vi bastano?) ed è tuttora punto di riferimento per il black metal più estremo anche non esclusivamente finnico; insomma Mikko è uno che ha sempre sguazzato nell’eccessivo, nel morboso, nell’oscuro, e del black metal è un’icona.

Nel 2000 realizza il suo secondo full lenght, che segue di un anno il debutto Fire Burns in our Hearts e il 7” On the Mission (introvabile disco bandito quasi ovunque visto l’inserto che contiene, in cui si spiega per filo e per segno come creare un ordigno ad alto potenziale distruttivo con pochi semplici ingredienti, oltre alla copertina molto politicamente scorretta). Non cambia di una virgola il suono, né mai lo farà fino ai giorni d’oggi. Sì, adesso un po’ tecnicamente è migliorato e scrive brani più diversificati arrangiandoli anche un filino meglio, ma in questo disco ci troviamo solo ed unicamente rozzo, scarno black metal durante tutti i 45 minuti di durata, a parte l’inutile intro di un minutino e mezzo, rumoristica, che c’entra come i cavoli a merenda.

Mikko è una persona estrema, non ci sono sinonimi che rendano l’idea in modo altrettanto efficace. A livello di ideologie conservo un paio di interviste su vecchie fanzine che davano l’idea di un ragazzo realmente misantropo sul filo del rasoio tra il diventare un terrorista oppure cercare di sterminare tutti i terroristi perché non la pensano in modo sufficientemente estremo come lui – e di conseguenza sono i suoi peggior nemici perché tendenti ad imporgli modi di vivere che lui schifa di brutto dalla nascita. Usa la musica come mezzo per veicolare le sue idee, non per far vedere quanto è bravo a suonare o per vendere barcate di copie e diventare famoso (anche se poi nel suo piccolo e nel suo ambiente è sicuramente un personaggio famoso). Per cui non ha alcun bisogno di reinventare la ruota: usa un genere estremo (anzi: il più estremo di tutti) a cui associare le sue estreme visioni della vita e del mondo; e chi è che suonava il black metal puro più estremo fino al finire dei ’90? I DarkThrone. Quindi lui suona esattamente come loro, né più né meno, e se non fossero stati amici probabilmente si sarebbe beccato una denuncia per plagio.

Durante i sette pezzi, ognuno dei quali costituito da tre/quattro riff black metal scolastici senza alcuna concessione a facili melodie o arrangiamenti elaborati, le ali nere di Fenriz e Nocturno Culto ombreggiano lo scenario. Non essendo una cima a suonare gli strumenti si limita a fare il suo, la batteria è continuamente in classico fast tempo black ma mai in blast beat perché non ne sarebbe capace, i riff sono efficaci ma rifuggono ogni complicazione, del basso raramente si trova traccia, la voce è un tradizionale screaming roco, non eccessivamente alto, alquanto monocorde. Nei Deathspell Omega alla voce si impegna di più. Talvolta rallenta un po’, tipo la conclusiva Future Lies in Hands of the Strong e si avvita su mid-tempo come quelli caratteristici degli stacchi lenti dei DarkThrone. Nessun brano si staglia al di sopra degli altri perché, a dirla papale papale, sono tutti uguali. Posso fare gli spaghetti, le linguine, le penne, le ruote o i fusilli al pomodoro e basilico, ma sempre di pasta al pomodoro e basilico si tratta. Un ottimo piatto, come tutti concorderemo, ma pur sempre solo quello.

Se si cerca abilità strumentale e diversificazione compositiva, bisogna stare lontani da questo disco come dal coronavirus, ma, come spiegavo prima nel caso di Clandestine Blaze (specialmente nei primi dischi), il discorso musicale è secondario rispetto a quello tematico politico/sociale. Mai come in questo caso è appropriato l’aforisma “o si ama o si odia”, tertium non datur. (Griffar)

One comment

  • Perché ha deciso di mettere la foto di copertina in negativo ? È così evocativa, dovrebbe essere opera della Wehrmacht durante l’ invasione dell’ Unione sovietica quando ammazzavano qualsiasi cosa respirasse, ovviamente non da lucidi ma impasticcati per bene. Se penso all’ esercito cambogiano di Pol Pot, sono davvero dei dilettanti !

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