La lista della spesa di Griffar: ZOFOS, FJØSNISSE, FRACTAL GENERATOR

Erevothen, il secondo full degli ZOFOS, è finalmente uscito dopo una barca di anni dal debutto, quattordici per la precisione, se non consideriamo il 7 pollici uscito otto anni fa giusto per rompere la monotonia. Zofos è un side project del nazistone greco Marios Papaioannou, che ha come progetto principale i Wolfnacht e suona dal vivo coi Der Sturmer, le poche volte che i loro concerti non vengono annullati per ragioni politiche. I greci il black metal lo suonano da maestri da sempre; in questo caso la musica proposta è simile a quella della band principale per quanto riguarda le linee melodiche, anche se un po’ meno d’impatto, più evocativa e per nulla politicizzata nelle lyrics. L’NSBM, come sappiamo, è molto militaresco e marziale, e i Wolfnacht non si discostano dallo standard; Zofos invece ha connotati pagani più riconoscibili e i testi non hanno richiami politici di sorta (per chi a queste cose fa ancora caso); allora, visto che siamo qui a parlare di musica, si parli di questa e basta: black metal greco da manuale, vicinissimo sia ai Rotting Christ (c’è molto di Non Serviam, ma ci sono anche stacchi riconducibili ai loro dischi più recenti) sia ai Nocternity, quest’ultimo un enorme gruppo mai sufficientemente incensato in grado di scrivere capolavori totali mischiando lo stile nordico con la tradizione ellenica.
Come da pronostico, da un simile mix viene fuori materiale notevolissimo: cinque brani piuttosto lunghi per 42 minuti di musica molto più elaborata di quanto sembri ad un primo ascolto superficiale (che sconsiglio vivamente, come al solito) e che viene fuori col tempo, varia, veloce, melodica, epica e maestosa in alcuni tratti e più canonicamente black metal in altri: molto probabilmente sono composizioni che Marios non ritiene adatte al progetto Wolfnacht, che è sì melodico e aggressivo ma non ha molto a che fare col pagan black portato avanti da Zofos. Si sente che la mano che scrive i pezzi è la stessa, ma nulla più. Essere un side project che pubblica due album in quattordici anni un po’ tarpa le ali alla band, che senza continuità di pubblicazioni finisce nel dimenticatoio alla velocità del lampo, specialmente di questi tempi nei quali esce una quantità mostruosa di musica quasi ogni giorno. Però un bel disco rimane sempre un bel disco oggi come ieri o domani, quindi l’ascolto di Erevothen è consigliato a tutti.

Volete ascoltare del grandioso black metal norvegese come lo si faceva agli inizi? Vord, il terzo album di mr. Anders Vada, mente polistrumentista di FJØSNISSE, è vicinissimo ai capolavori storici targati Dødheimsgard (Kronet til Konge affiora con una certa frequenza), Dimmu Borgir (For all Tid anche) e gli immancabili DarkThrone: vi basta andare ad ascoltare la stupenda Der Kommer Ei Kjærring e la recensione potrebbe pure finire qui. Se rimanete fermi senza scalmanarvi ci sono solo due possibilità: o siete in fin di vita oppure detestate il black metal. Persino se siete ubriachi marci o se avete avuto una delle peggiori giornate di merda della vostra vita comincerete a dar di matto e magari tenterete di coinvolgere la suora che vi sta passando accanto sul marciapiedi in un pogo assurdo, cercando di convertirla nel contempo all’anticristianesimo. Ci vuole CLASSE per scrivere pezzi come questo. Sappiate che nessun altro è da meno, da quando la opener Tusser og Troll apre la battaglia alla conclusiva Gjenferd (Jostedalsrypa è una outro pianistica abbastanza lunga con in sottofondo due tizi che litigano in norvegese, non mi piace considerarla una canzone vera e propria) qui ci sono i riff vecchia scuola, quella che ha cambiato la storia della musica in meglio, in molto meglio. Oramai sono rimasti in pochi a suonare in questo modo, oltre ai Fjøsnisse ci sono i Gjendød che sono un pelo più grezzi ma dai, ‘sti due vanno a braccetto anche quando nei pezzi ci mettono dentro l’arrangiamento folk pagan che neanche Nordavind degli Storm. Classe, come dicevo prima, solo ed unicamente classe.

Proseguo con il secondo CD dei canadesi FRACTAL GENERATOR, il cui secondo album Macrocosmos è appena uscito a distanza di sei anni dal precedente Apotheosynthesis, e come il suo precedessore ci vorranno mesi per capirlo tutto come si merita. Brutal death ultratecnico, con vaghissimi accenni black metal invece assai più sovente mischiato con sperimentazioni (Chaosphere sconfina nell’elettronica mathcore), oppure riffing ispirato alla jazz-fusion più dura, fino alla musica acid grind di derivazione Ion Dissonance, questo disco oltre ad essere una mazzata in faccia o se preferite una badilata sui denti, a seconda di cosa vi pare più doloroso, non lascia tregua neanche nei momenti meno violenti – che non sono poi molti, eh! – e mette addosso una tensione catastrofica, come se fosse imminente la peggiore delle sventure. Hanno scelto di chiamarsi 040118180514 (voce e basso), 040114090512 (batteria), 102119200914 (chitarre e voce)… mica mi verrete a dire che sono a posto di testa. Porca vacca, il loro riffing fa venire il mal di testa, mette addosso una tensione insopportabile… speriamo che duri, come disse molto carinamente il buon Oscar Wilde in uno dei suoi migliori aforismi.

Vi ricordo anche che a gennaio ha visto la luce il nuovo full-lenght dei grandiosi BHLEG del quale potete leggere qui sul sito l’eccellente recensione di Piero Tola (ancora non l’avete ascoltato? Cosa aspettate???), pure questo destinato ad apparire in molte delle playlist di fine anno. Nella mia è praticamente certo. Tutta la musica che suggerisco in questi articoli è quella che ho gradito di più in questo gennaio post-anno-di-merda, attenzione che comunque è uscita una barca di altra roba. Calcolate che a me sono arrivate circa 250 segnalazioni da Bandcamp, dalle label o dalle band che seguo su Bandcamp stesso nel solo mese passato. In molti casi non sono arrivato ad ascoltare il terzo brano con l’immancabile commento “ma come cazzo si fa a far uscire roba del genere nel 2021”, e in tanti altri ho ascoltato il lavoro per intero senza esserne particolarmente impressionato. Non è detto che quello che piace a me piaccia anche a voi, quindi sappiate che se vi mettete a ravanare un po’ su Bandcamp o sul tubo troverete una marea di musica che, chissà mai, vi farà saltare sulla sedia ancora una volta. Auguro a tutti un buon ascolto. Metal on Metal! (Griffar)

2 commenti

  • l’unico disco che ho ascoltato nelle ultime settimane è stato proprio quello dei Fractal Generator, ma da quello che scrivi ho la sensazione di aver sentito un altro album…a me sono sembrati MOLTO meno tecnici e MOLTO più diretti, con zero Djent ma con qualche vago sentore dei Voivod. Per dirla breve, a me son sembrati i Nile sotto una pesante veste Sci-Fi. L’unico grosso difetto di questi Fractal Generator è la batteria, iper-triggerata e monolitica…qualche variazione in più non avrà di certo fatto male…

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  • Ciao, grazie per il commento. È macrocosmos quello che hai ascoltato? Perché dal precedente sono passati 6 anni, i dischi sono naturalmente diversi com’è giusto che sia. Il primo era più diretto ma anche più melodico, qui c’è meno melodia ed il riffing è contorto e intricatissimo, io l’ho trovato teso e incasinato come pochi. È uscito da un mesetto appena e non basta per assorbirlo come si deve.
    Un saluto
    G.

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