R.I.P. Sean Malone (1970-2020)

Mi sono accorto di questa perdita immensa del mondo della musica solo ieri sera, fuori tempo massimo per fare un doveroso post di addio acchiappa like. E anche per questo, quando al volgere della mezzanotte ho comunicato ai miei colleghi questa notizia convinto di essere l’ambasciatore che non porta pena, sono stato dovutamente deriso e qualcuno mi ha fatto persino notare che è morto anche Maradona – voi ve n’eravate accorti? Ad ogni modo, ci tenevo lo stesso a spendere due parole su questo grande musicista, anche se in ritardo, sia perché, di tutti gli spiacevoli necrologi che sono stati scritti su queste pagine in quest’anno nefasto, io mi ero occupato solo di quello di un negozio di dischi; sia perché per me, in quanto bassista, Sean Malone è stato un’ispirazione costante. O meglio, un traguardo irraggiungibile che mi ha comunque spronato a migliorarmi nel periodo in cui suonavo il mio strumento costantemente poiché, fedele agli insegnamenti di Machiavelli, provavo a “fare come gli arcieri prudenti, a’ quali parendo el loco dove disegnano ferire troppo lontano e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiugnere con la loro freccia a tanta altezza, ma per poter con l’aiuto di sì alta mira pervenire al disegno loro”.

Dopo Sean Reinert, con lui in un anno se ne sono andati due terzi dei Cynic, entrambi gli Sean, ovvero tutta la sezione ritmica. Se n’è andato un musicista che, nonostante fosse prestato al mondo del metal (anzi, forse proprio per questo), è stato uno dei migliori bassisti che questo genere abbia visto, se non addirittura il migliore. Sicuramente uno dei meno appariscenti: di lui non ci rimarranno impressi i capelli svolazzanti a ritmo lento di con Cliff Burton che, chi come non ha mai avuto l’occasione di veder dal vivo, ha comunque imparato a riconoscere dai video dei vari live dei primi Metallica. Per questo motivo di lui ci potremo ricordare solo la musica e i riff, molti dei quali ho mandato a memoria nonostante non sia mai minimamente riuscito a suonarli. Penso anche alle sue varie esperienze al di fuori dei Cynic, come nel debutto degli Aghora, album dimenticabile sotto quasi tutti gli aspetti ma che continuo comunque ad ascoltare ogni tanto anche solo per sentire nuovamente lui e Reinert fare faville in tandem. Proprio in questo momento sto riuscendo a riascoltare in loop Satya nonostante la voce insopportabile della cantante proprio perché tanto canticchio i giri di basso e ondeggio al loro ritmo.

Sono probabilmente la sua inarrivabilità e intangibilità a rendere così caro il ricordo e spiacevole la perdita. Al contrario di Steve DiGiorgio (altro inevitabile idolo di gioventù di cui però qualcosa col tempo ero riuscito ad emulare), Malone non si è mai sputtanato con innumerevoli progetti a cui non è mai riuscito a stare dietro. E ancora, al contrario di Jeroen Paul Thesseling (ultimo componente del triumvirato del fretless nella musica del metallo), Malone non è mai scomparso definitivamente dalle scene senza più fare avere notizia di sé; bensì ha continuato a comparire su diverse pubblicazioni a cadenza costante seppur non troppo ravvicinata, che fossero a nome suo o a nome Gordian Knot (il suo progetto solista), che fossero i Cynic, gli Aghora o qualche progetto new age di Paul Masvidal.

Addio Sean. Ora insegna agli angeli a suonare il fretless, per favore.

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