Quintessenz, lo split tra Dauþuz, Rimruna, Schattenvald e Nemesis Sopor

Se siete appassionati di black metal, uno degli highlights del 2020 è sicuramente questo 4-way split di band tedesche.

La scena tedesca, non s’è mai capito bene perché, non ha mai ricevuto la considerazione che merita. Se chiedi in giro “conosci dei gruppi black metal dalla Germania?”, la maggior parte delle persone intervistate ti dirà “ah sì, Absurd”, e molto probabilmente più per il gossip che c’è stato e c’è tuttora attorno a loro che non per l’effettivo valore della musica. Invece di black metal tedesco ce n’è parecchio, e ce n’è di ottimo. Potrei mettermi a citare decine di gruppi, ma a che servirebbe? Faccio solo un paio di nomi da medaglia d’oro alle olimpiadi: Nagelfar e Kaltetod. Cito loro perché le quattro band che partecipano a questo split sono vicini ai livelli di queste due immense e sottovalutate entità, l’una persa nella notte dei tempi e in parte ancora viva nei The Ruins of Beverast, l’altra inattiva da qualche tempo sebbene ancora in gioco, a quanto ne so.

Tutte e quattro le band sono già attive da molti anni. I più giovani sono i Dauþuz, che dal 2016 ad oggi hanno già pubblicato 3 full-lenght, due Ep e questo split; Nemesis Sopor e Rimruna circolano dal 2011 con all’attivo molteplici uscite; gli Schattenwald sono in giro addirittura dal 1998, con all’attivo cinque album ed una miriade di altre uscite tra demo, compilation, EP, eccetera. Tranne i Nemesis Sopor che sono un quartetto, gli altri sono tutti dei duo di polistrumentisti, compositori ed arrangiatori. La classe c’è tutta, e pure si sente tutta; i quattro brani sono uno più bello dell’altro. Il mio preferito è quello dei Nemesis Sopor ma solo perché io sono in fissa con la loro musica, non faccio testo. Per me potrebbero scrivere una canzoncina al mandolino e presentarla al festival di Sanremo, mi andrebbe bene lo stesso. Scherzo, ovvio, li strangolerei con le mie mani appena mi capitassero a tiro.

Dauþuz, Rimruna, Schattenvald, Nemesis Sopor quintessenz

Aprono i Dauþuz con il loro pezzo, Erþæ, che nei suoi nove minuti di durata si aggrappa a melodie cupe e crepuscolari molto in stile finlandese, su cui vengono innestate sezioni di epic/pagan black di palese derivazione primi Falkenbach, specialmente nelle linee vocali, e semplicemente vorresti che non finisse mai. Ha delle armonie così coinvolgenti, così toccanti, intrecci così particolari da lasciare a bocca aperta. Se non li conoscessi non potresti aspettarti un brano di questo livello. Anche perché, dopo una prima parte abbastanza soft, con un riff portante che si ripeterà poi un po’ più avanti nel prosieguo, per la maggior parte della sua durata viaggia su tempi piuttosto veloci ed aggressivi, con uno screaming vocale di quelli tosti, alti/altissimi. Poi come d’incanto cambiano atmosfera, diventano riflessivi ed epici, poi ripartono a velocità da paura, poi rallentano… ce n’è per tutti i gusti; il tutto mettendo sempre la melodia al di sopra di ogni cosa. Non ha un difetto che sia uno: un grande pezzo, punto e basta.

Segue il pezzo dei Rimruna, Winterreigen, il più lungo di tutti coi suoi quattordici minuti netti. Comincia in modo molto malinconico come certo depressive BM a-la Wedard, sempre con l’obiettivo di creare melodie sensate e memorizzabili. Intorno ai tre minuti scalano marcia e cominciano ad introdurre i blast beat in stile Nagelfar, comunque impreziositi da stacchi che vanno dall’acustico al cadenzato/marziale. Il brano alterna così parti tiratissime a momenti più meditati supportato da ottimi riff, talvolta in territorio Darkthrone, molto sovente con raddoppi di chitarra per enfatizzare le melodie e renderle più accattivanti. Verso il decimo minuto va in crescendo, la tensione si accumula e i blast beat si fanno più frequenti; infine la coda torna ad essere più cadenzata, con una batteria quasi tribale. Non ci si annoia in alcun modo qui nonostante la lunghezza importante del pezzo, e si gustano dei riff sontuosi molto armonici. Notevolissimo.

Per terzi suonano gli Schattenvald con il loro Wenn der Blutdunst von den Zinnen weht, altro pezzo mastodontico di oltre tredici minuti. Loro partono a mille fin da subito sebbene siano i più sinfonici della compagnia, con un impiego di tastiere maggiore… ma che figata sono i cori epici in mezzo ad un assalto frontale sparatissimo? E che ne diciamo del pezzo di chitarra solista a metà brano? Di nuovo la melodia la fa da padrone, anche se, tirate le somme, questo è il brano più violento di tutto il disco, con echi degli Emperor dei tempi gloriosi: non c’è cedimento di sorta fino alla sezione finale, molto più rallentata ed orchestrale, epica e dolcemente melodica. Qui non c’è nessuno che si inventa chissà quale stranezza, semplicemente ci sono gruppi di alta qualità che fanno benissimo quanto insegnato loro dai maestri del genere. Tanto basta, se il risultato è questo. Anche il formato una-canzone-a-testa-e-stop rende l’ascolto più scorrevole e piacevole, cosa che gli fa guadagnare svariati punti nelle mie preferenze

Chiudono i miei preferiti Nemesis Sopor con il loro pezzo Demiurg che denota importanti influenze Nocte Obducta, e che dei quattro è il più strano e “progressivo”, con sfuriate di classico black metal trucidissimo alternate a parti più meditate con sonorità abbastanza strane, molto alte, acide e dissonanti con stacchi schizzati vicini al rock psichedelico e a certo speed metal sperimentale. Un brano abbastanza particolare rispetto ai loro canoni, soitamente più vicini al fast black di marca Nagelfar. Proprio la sua stranezza me lo fa piacere un botto: non è black metal ortodosso, anche se ne contiene una gran parte, e ingloba influenze diversificate che mi portano a pensare che i prossimi loro lavori probabilmente saranno orientati a seguire questa nuova strada.

I tedeschi fanno le cose per bene, niente da fare. Sarà la mentalità, sarà il pragmatismo, sarà l’innata propensione a metterci l’anima in tutto quanto facciano ma di gruppi insignificanti non ce ne sono. Hanno un gusto nel creare grandi melodie e grandi arrangiamenti che non è da tutti, e se ci pensate sopra un attimo riconoscerete che se lo portano dietro in tutti i generi musicali, dal più “morbido” al più estremo.

Se non avete trovato molti dischi memorabili quest’anno, vi consiglio vivamente di procurarvi questo split. Se ascoltate black metal e ve lo siete perso consiglio caldamente di procurarvelo. Se poi siete anche propensi a possedere l’edizione fisica del disco, sappiate che è uscita anche una splendida edizione in vinile, di cui esistono però solo 312 copie – ma se ci si mette una la si trova ancora (su Bandcamp ad oggi – primo dicembre – sono ancora disponibili, anche se ne rimangono poche). Buon ascolto, e buona fortuna se cercate il vinile. (Griffar)

One comment

  • Sarà il periodo ma ultimamente mi è tornata la voglia di ascoltare black metal dopo parecchio tempo. Il materiale non mi manca, tanta roba è su CD registrati chissà da chi è quando senza ” tituli”, sicuramente avrò anche roba tedesca.

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