Il recuperone del Signore: LORD MANTIS, LORD VICAR, THE LORD WEIRD SLOUGH FEG

Si avvicina il Santo Natale e, come si confà a dei buoni fedeli, è maggiormente importante volgere le nostre più intense preci all’Altissimo. Vogliate gradire, dunque, un trittico di proposte musicali per affrontare le sopravvenienti festività.

Nel primo pannello della pala d’altare che vi si propone ritroviamo i LORD MANTIS, act di Chicago in giro da una quindicina d’anni. Ero curioso di ascoltare il loro nuovo album per il principale e assai banale motivo che ricordavo di averli citati in una delle puntate della rubrica Fartwork, per via dell’insondabile mistero lovecraftiano insito nella copertina di Pervertor. Poi è accaduto che ho ascoltato Universal Death Church molte volte, mi è piaciuto un bel po’ e ho rivisto le mie posizioni su questi “nazisti dell’Illinois”. Che è una battuta, eh. Ve lo ricordate quel famoso film con John Belushi quando lui dice “io odio i nazisti dell’Illinois”? Dunque, i Lord Mantis non sono nazisti veramente, sono di Chicago che è una città dello Stato dell’Illinois, capito? Non si sentano offesi i più intelligenti tra voi, ma non si sa mai, che è un periodo che la gente sembra aver perso il minimo senso dell’ironia e, inoltre, non vorrei mai che qualche sveglione mettesse nei casini i Lord Mantis. I quali, a dirla tutta, pare che qualche piccola rogna l’avessero già avuta in occasione della pubblicazione del precedente Death Mask che aveva una copertina strana, diciamo particolare. Vabbè, giudicate voi. E insomma, a causa di tale copertina furono accusati di transfobia, lesbofobia, bifobia, ziotobia, porcoddia. Capirete che non vorrei mai che uno di questi accusatori col dito sempre puntato e la morale “giusta” finisse qua sopra, legge ‘sta cosa dei nazisti dell’Illinois mal tradotta da google e avendo tanto tempo a disposizione ritrova la copertina di Death Mask, va a vedere che la disegnò un tale Jef Whitehead (“uhm, un cognome da KKK”), scopre che fu arrestato per aver picchiato la fidanzata (“uhm, pure violento”) e che poi disegnò una copertina per i Winterblut, che magari sono già finiti in qualche lista di “gruppi non conformi” o vattelappesca, vede pure che ne disegnò un’altra per un gruppo che si chiama Krieg e l’accusa di nazismo nei confronti dei Lord Mantis per la proprietà transitiva del settimo grado è presto servita su un piatto d’argento. Non sto esagerando, fidatevi, che questa gente si comporta precisamente così, unisce i puntini a caso e infama altra gente. Detto ciò veniamo al disco.

Visto che ho straparlato, mi tocca ora essere breve e circonciso. La caratteristica principale dello sludge dei Lord Mantis è il cantato black metal di Charlie Fell, cosa che crea un bel cortocircuito, quantomeno alle mie orecchie non così tanto avvezze all’ascolto di cotali raffinatezze. Sono crudi e nichilisti, fastidiosi certe volte, ma credo che generare fastidio nell’ascoltatore sia un loro preciso obiettivo. Posso dirvi che vi riescono benissimo, infatti. Questo album mette una discreta inquietudine addosso, ti fa desiderare che finisca, ma quando arriva il silenzio non riesci a non rimetterlo su. Una prova di molto superiore al succitato Death Mask e in linea di evoluzione col breve ma intenso EP precedente, NTW (che sta per Nice Teeth Whore). Questo disco è uscito il mese scorso per la Profound Lore.

È uscito, invece, qualche mese fa The Black Powder dei LORD VICAR ma il disco lo tenevo lì in attesa di ascoltarlo con calma, o meglio, in attesa che mi venisse voglia di ascoltare “una roba precisa”, che è quella che fanno i Lord Vicar. La voglia, seppur tardivamente, mi è venuta e ve ne parlo. Ve ne devo parlare per forza, perché ai Lord Vicar non si può non voler bene e dunque tacerne sarebbe oltremodo offensivo nei confronti del Signore. E cosa abbiamo detto all’inizio del pezzo? Che bisogna onorarlo. Or dunque, sveliamo chi è questo Signore: ma è Tony Iommi. Sì, e chi altri, perché questi quattro splendidi quarantenni finlandesi (ok, il cantante Christian Linderson ne ha più di cinquanta, HAIL a lui) sono totalmente votati al culto del riff e dunque sono figli di un dio maggiore. Nascono dalle ceneri dei Reverend Bizarre, che pure facevano “una roba precisa”, e il cantante proviene dai Count Raven e dai Saint Vitus, che SONO “una roba precisa”, dunque ogni altro commento sarebbe superfluo. E lo è, nel senso che è superfluo darne un giudizio di valore, come è superfluo muovere una qualsiasi critica. Piace o non piace, fanno sempre quella roba lì. Personalmente, se proprio dovessi cesellare la sacra pala d’altare di questa grande ceppa nodosa di cui vi si parlava nell’introduzione, direi che li preferisco nei momenti di maggior dinamismo, cioè quando superano il difficile attrito di primo distacco che tipicamente appesantisce la macchina doom.

Altro splendido cinquantenne, Mike Scalzi continua imperterrito nella sua missione di tenere vivo e vegeto il suo parto artistico e se Digital Resistance mi era piaciuto ma non mi aveva emozionato particolarmente, questo New Organon mi è piaciuto di più ma non mi ha emozionato comunque. Epperò finisce lo stesso nel recuperone del Signore perché Mike ha deciso che, dopo alcuni anni col nome abbreviato in Slough Feg, il suo figliolo è tornato a chiamarsi THE LORD WEIRD SLOUGH FEG e noi che non ce la scordiamo a mammà (nel senso che non rigettiamo a prescindere il passato alla continua ricerca di una molto spesso vana ma viepiù agognata dalle giovani generazioni, sebbene anche da quelle meno giovani che hanno perso il senso della storia, rincorsa alla novità) ne siamo contenti. C’è da dire che, nel mischione di hard rock, NWOBHM, maidenismi e altra roba, apprezzo un maggior uso delle tipiche cavalcate classic heavy metal, tipo nella title track, delle quali essere stanchi è impossibile. Se siete stanchi del buon vecchio PATA-PAM-PATA-PAM-PATA-PAM vuol dire che non vi piace l’heavy metal. E a me piace l’heavy metal e mi piace cavalcare, ma mi piace pure l’epic metal e questo disco, qui e là, tira fuori una vena epic che mi ha fatto pensare allo Squalo Shelton e dunque sono contento. (Charles)

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