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L.A. GUNS – The Devil you Know

2 settembre 2019

Sono anni che non seguo e non ho idea di cosa succede all’interno degli L.A. Guns, una delle storiche band del Sunset Strip.

So che c’erano i Luca Turilli’s L.A. Guns ad un certo punto, i quali si contrapponevano agli L.A. Guns of Fire, con Tracii Guns e Phil Lewis che non riuscivano a trovare un accordo e proponevano le rispettive versioni del gruppo. Mi pare che anche oggi siano divisi tra l’incarnazione dei due frontman, stavolta riuniti, e quella dei rimanenti storici membri, ovvero Steve Riley e Kelly Nichels. Un po’ come se i gregari di una squadra si coalizzassero per correre contro l’uomo da classifica e il velocista, insomma. Questo breve  preambolo per farvi capire che non ho né tempo né voglia di ricostruire le vicende e vicissitudini. Mi limiterò a dirvi che questo è già il secondo disco griffato Lewis/Guns, dopo il precedente The Missing Peace. The Devil you Know è migliore, però, e anzi, bisogna dirlo chiaro e forte: stavolta gli L.A. Guns hanno fatto un disco più che decente. Cosa che non succedeva, del resto, dal… 1990? Boh, chi se lo ricorda. Fattostà che Hollywood Vampire faceva un po’ cagare, con un Phil Lewis depotenziato e Tracii Guns in vena di riffini leggeri e hits (mancate). Mancava della grinta tipica dei primi due dischi, che per inciso spaccavano culi a destra e a sinistra.

Phil Lewis qua, al contrario, sembra non essere invecchiato, seppure è a tratti un po’ penalizzato dal missaggio troppo basso rispetto agli altri strumenti. Ma nemmeno troppo alla fine. Però le chitarre ci sono eccome. Cazzo se ci sono. L’iniziale Rage suona roboante come non mai, e anche parecchio infuocata.

Se proprio si vuole fare un appunto, forse ci sono troppi pezzi, o qualche fillerino di troppo, volendo essere precisi, però quelli azzeccati, tipo Loaded Bomb o Needle to the Bone sono davvero efficaci e hanno quel tiro tipico degli L.A. Guns migliori, che sembrava ormai perso per sempre. Nulla da dire: ho provato anche a trattarlo con sufficienza ma non ci sono riuscito. Ci son dovuto tornare un po’ di volte, e anche con piacere, perché l’impressione iniziale era quella che era: davvero buona. E alla mia età la merda la si sniffa a 3 km di distanza. Inutile dire che l’operazione è targata ancora una volta Frontiers Records. L’etichetta partenopea si sta prendendo tutta quella fetta del mercato che aveva enorme successo negli anni ottanta, e che ancora raccoglie molti fan nostalgici. Un seguito certamente non più oceanico ma sempre garantito. Insomma come investire in Buoni del Tesoro.

Lo so, oggi Sunset Strip è piena di pseudo-rappers come ogni strada d’America. Tutta questa merda ci sta sommergendo. Però ricordatevi che ci fu un tempo in cui quei club, Troubadour, Roxy, Starwood, Whisky, etc, ospitavano band con i controcazzi tipo gli L.A. Guns, appunto. Se volete passare un’oretta (meno, in verità) in maniera piacevole e spensierata, magari alzando la manopola del volume del vostro ampli, allora potete dargli un ascolto su Spotify. Secondo me non ve ne pentirete. Insomma, better the devil you know… (Piero Tola)

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  1. Giuseppe permalink
    3 settembre 2019 20:58

    Brutta recensione, secondo me.

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