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Avere vent’anni: ARCH ENEMY – Burning Bridges

24 maggio 2019

Dopo aver pubblicato la recensione per il ventennale di Stigmata, l’anno scorso, mi sono ritrovato gente che mi scriveva messaggi privati infamandomi per aver maltrattato gli attuali Arch Enemy, Alissa White-Gluz compresa, e soprattutto per aver definito “generazione di minchioni perennemente col cazzo in mano” o “metallari all’acqua di rose morti di fregna” tutti questi soggetti che adorano l’attuale formazione del gruppo scandinavo. Ovviamente ho ragione, come sempre, ma la cosa peggiore è stato il dover constatare che questi disagiati sono più o meno l’equivalente di quegli altri infelici che ascoltano trap convinti che si tratti di rap perché non conoscono la differenza, non avendo mai avuto quella curiosità, tipica di chi ha ancora qualche funzione cerebrale volontaria, di scoprire, di farsi delle domande su qualcosa che interessa. In altre parole sono fruitori passivi, senza la minima capacità analitica e, pertanto, senza gusti formati, definiti, realmente incapaci di distinguere la merda dalla cioccolata; un po’ come Salvini che si fotografa felice e garrulo mentre è in procinto di farsi le tagliatelle con una scatoletta di ragù in scatola, poco meglio di merda squagliata, in quella che non era manco una marchetta pubblicitaria ma piuttosto una vera e propria ammissione di rozza ignoranza, l’elogio del cafone. Capiamoci: non è che pasteggio tutti i giorni a caviale servito sull’argenteria e innaffiato da champagne bevuto in flute di cristallo rigorosamente col mignolo alzato, però la cazzo di differenza tra un sugo in scatola della merda ed un ragù fatto a modo la so bene, e se per qualche sfigatissima ragione mi tocca mangiare la pasta con quello in scatola non è che mi faccio una foto con un sorriso a settantaquattro denti per poi chiudere con la sempre fantastica “E VOI AMICI?”. No. Perché so cosa è buono, cosa non lo è, e quanto posso adattarmi in caso di necessità.

Ecco, difficilmente mi adatterò mai agli ultimi Arch Enemy, l’equivalente del prodotto industriale a base di schifo che ti spacciano per ragù in scatola buono giusto per quelli che non capiscono un cazzo di nulla, ne sanno anche meno, e qualsiasi merda gli metti nelle orecchie andrà benissimo, basta che abbia il logo giusto o un po’ di fregna da qualche parte, gli stessi che poi sono purtroppo la maggioranza e magari votano Salvini (o i Cinque Stelle, o il PD, o FdI, o Abberlusco’, o chi vi pare) proprio perché hanno spento il cervello, o più probabilmente perché non lo hanno mai usato. Bisognerebbe davvero azzerare tutto e ripartire da zero, ammucchiare ‘sta merda di cd degli Arch Enemy degli ultimi vent’anni, spararli nel sole e lasciare solo ed esclusivamente i primi fino al canto del cigno, Burning Bridges. Tra l’altro la vecchia formazione degli Arch Enemy con Liiva alla voce ha appena pubblicato un nuovo singolo e sta per partire per un nuovo tour in Giappone, segno evidente che la differenza tra merda e cioccolata loro la sanno bene, e se anche sono costretti a campare della prima, preferiscono pur sempre la seconda. Cosa che dovreste fare pure voi, asini. (Cesare Carrozzi)

7 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    24 maggio 2019 09:09

    Una spiega che non fa una piega

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  2. vito permalink
    24 maggio 2019 10:03

    Credo che nessun scimunito sopracitato legge queste pagine ! (Spero).

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  3. 24 maggio 2019 14:43

    Comunque BLACK METAL ULTRAS.
    Arch Enemy Fantastici finchè non hanno scoperto la fregna, poi un branco di pipparoli tristi del Venerdì sera

    Piace a 1 persona

  4. Snaghi permalink
    24 maggio 2019 15:04

    Ma perché invece di sfogare il tuo risentimento contro chi ti insulta per una tua opinione (tra l altro opinione di merda, gli arch enemy spaccano ancora nonostante il logo e la figa) non hai parlato del disco che è bellissimo?

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  5. weareblind permalink
    24 maggio 2019 18:47

    Concordo su tutto. Ma proprio tutto.

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  6. Fredrik DZ0 permalink
    24 maggio 2019 23:34

    ci starebbe bene un bel “can!” o un “porco!”, come ciliegina sulla torta.
    Comunque basta sentire i due inediti usciti a nome black earth per capire che in quei 4 minuti c’è più sostanza di almeno gli ultimi 3 dischi degli AE.
    Parlando di burning bridges, vale per me quello che altri hanno detto di altri album… la fine di un’epoca, uno tra gli ultimi veri capolavori di death melodico.

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  7. Cattivone permalink
    25 maggio 2019 07:57

    Severo, ma giusto.

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