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NARRENWIND – Mojej Bolesnej śnię Dobrą Śmierć

12 febbraio 2019

Oggi parliamo dei Narrenwind, ultima, assai recente creatura della ormai consideratissima scena polacca. La Pagan Records ha dato infatti alle stampe proprio il mese scorso Mojej bolesnej śnię dobrą śmierć (“sogno una morte pietosa per la mia dolorosa”), in cui i nostri, formatisi nel 2018 e ora alle prese col primo full, si ispirano ai testi di “poeti maledetti” e dalla fama prevalentemente postuma come Rafał Wojaczek e Tadeusz Miciński (entrambi morti intorno ai trenta-quarant’anni). La proposta musicale è un black metal melodico e cadenzato, con dei momenti poetici e liriche decantate da una voce al vetriolo. Le parti arpeggiate possono ricordare alcune cose dei Forgotten Woods o degli Ophthalamia o addirittura di Burzum a spizzichi e pezzetti, o se preferite potete accostarli a contemporanei e connazionali come Mord’a’Stigmata o Furia.

È chiaro però l’intento del duo, ovvero evocare scenari esistenzialisti e tutte queste cose intellettuali ottime per rimorchiare nelle caffetterie hipster frequentate da chi pensa che i Mgła siano il gruppo più sensazionale dei nostri tempi e che abbiano reinventato il black metal. 

L’album in sé è abbastanza noioso, ma ha i suoi momenti, tipo Wiatr Głupców, e la cosa più bella è probabilmente la copertina. Il gruppo può però a mio avviso attecchire, commercialmente parlando (sempre che “commerciale” sia la parola giusta per questo genere), proprio come i già citati Mgła o i Bathushka, visto anche l’interesse che si sta moltiplicando per la scena polacca di questi tempi. Basterebbe battere il ferro finché è caldo e nel modo giusto. E magari aggiungere qualche elemento di sorpresa e meno ripetitività. I componenti, che scopro provenire da due altri gruppi polacchi di esperienza come i Non Opus Dei e i Sauron di Radom (una delle città più depressive che abbia mai visto in vita mia) sono un polistrumentista ed un cantante, che ad onore del vero fa anche un lavoro decente.

Forse è uno di quegli ascolti che necessitano tempo, vista anche la natura non troppo diretta dei pezzi e dei temi trattati, ed è lecito non aspettarsi un disco d’impatto, però la sensazione è sempre quella di chi gira intorno alle cose senza avere poi molto di davvero interessante da dire. Magari il prossimo album sarà meglio, chissà. Questo, anche dopo tre o quattro ascolti, non da certo l’impressione di poter conquistare più di tanto l’ascoltatore o di poter essere ricordato dai posteri. (Piero Tola)

One Comment leave one →
  1. 12 febbraio 2019 10:32

    il video con le scene del settimo sigillo ti fa davvero scopare come un pazzo in determinati contesti che, mio malgrado, non frequento

    Piace a 1 persona

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