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Finalmente sono tornati i CONCEPTION

10 dicembre 2018

Eh sì, cari lettori, è di questi giorni l’uscita di un EP, dal titolo My Dark Symphony, dei norvegesi Conception, noti per aver dato i natali a Roy Khan e Tore Ǿstby (e se non avete idea di chi siano è ora che vi buttiate sotto un treno una volta per tutte), riunitisi dopo una ventina d’anni dallo scioglimento, evidentemente perché non avevano nulla di meglio da fare. I Conception fanno parte di quella schiera di gruppi, misconosciuti in attività, che col passare del tempo si sono ritrovati ad essere oggetto di venerazione da una certa quota di metallini/progghettoni nostalgici di quel periodo magico, compreso nella prima metà degli anni ’90, dove i Dream Theater erano la Bibbia e tutto quello che poteva essergli accostato, anche solo alla lontana, era visto come lettere ai fedeli da parte di qualche apostolo più o meno virtuoso. Personalmente mi sono sempre piaciuti: non tutti i dischi allo stesso modo, com’è normale che sia, ma li ho sempre apprezzati molto, senza però idolatrarli alla cazzo di cane come mi è capitato di leggere più volte. Sono convinto, per esempio, che il lavoro migliore mai concepito (…) da Ǿstby rimanga quel capolavoro che è Burn The Sun inciso con gli Ark, non tanto la discografia dei Conception, che era più che altro un’inconscia preparazione a quel disco. Sono altrettanto convinto che Roy Khan, per quanto all’epoca gradevole, in quei dischi non avesse ancora né i mezzi né la confidenza per potersi esprimere al meglio, come farà con i Kamelot, almeno da un certo punto in poi. 

Tanto premesso, questo EP è una bomba proprio perché i musicisti coinvolti ormai sono maturi, sicuri dei propri mezzi, confidenti del fatto che non devono dimostrare nulla a nessuno, gente che dopo anni di silenzio torna a proporsi con un lavoro nato proprio per passione, ovvero quel non avere un cazzo di meglio da fare che rimane, quando c’è ispirazione, un combustibile portentoso per le idee. My Dark Symphony è tutto pregevolissimo, con un lavoro di Khan strepitoso dietro al microfono ed un Tore Ǿstby raffinato, sempre misurato, mai strabordante e di notevole buon gusto alla chitarra. Vi consiglio di ascoltarlo prima di subito, e rivolgo l’invito tanto ai vecchi amanti dei Conception quanto a chi non dovesse averli mai sentiti nominare. Datemi retta, ascoltateli e finirete per sperare assieme a me che non ci vogliano altri vent’anni e rotti di attesa per il prossimo disco. (Cesare Carrozzi) 

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