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Avere vent’anni: WHIPLASH – Thrashback

18 ottobre 2018

Thrashback dei Whiplash è un album capace di darti la sensazione che la discografia di una band, alla sua uscita, sia stata come rimescolata. Suona fedele allo speed metal degli Ottanta come neanche il debut Power And Pain faceva, perché lì erano già presenti una propensione per velocità e pesantezza non comuni a molti debuttanti di quel periodo. Kill’em All di soli due anni prima, ad esempio, portava con sé una spiccata attitudine punk mista a reminiscenze blues tutt’altro che trascurabili. Show No Mercy giochicchiava abilmente con la N.W.O.B.H.M. e potrei andare avanti con la lista, ma si tornerà lì: i Whiplash erano in un certo senso “avanti” nel discorso, nacquero un biennio più tardi rispetto a molti loro fortunati colleghi, e questo sicuramente contribuì a dare quella spinta stilistica di cui ci accorgiamo ascoltando Power And Pain. Aggiungi un batterista più capace e un pizzico di maturità in più, ed avrai ottenuto il meraviglioso Ticket To Mayhem che lo seguì.

Una cosa che piaceva tantissimo alla band della East Coast era sciogliersi e riunirsi; lo facevano quasi per diletto, era più forte di loro e se potessero emetterebbero un comunicato proprio in questo momento. La prima volta fu dopo Insult To Injury, caratteristico album che vedeva uno stile bello corposo contrapporsi con la voce eclettica e retrò di Glenn Hansen, un tizio che oggi assomiglia in maniera preoccupante a Xabaras di Dylan Dog. Si riunirono per realizzare un paio di album discreti a metà dei Novanta, ovvero quando per il consumatore medio di musica metal, un gruppo come il loro avrebbe fatto meglio a gestire un chiosco di granite a febbraio sulle rive del fiume Hudson; dopodichè la line-up si ruppe per un’altra volta. Ho degli operai a riparare tubature dell’acqua sotto casa per la terza volta in un semestre; ecco, nel perpetuo rompere e ripristinare tipico di quelle logore condutture, io rivedo proprio il percorso a ostacoli dei Whiplash. Poveri cristi. 

I Whiplash subito dopo l’uscita di Thrashback

A quel punto Tony Portaro giocò il Tre di Briscola e buttò fuori tutti, richiamando Tony Bono (R.I.P.) al basso e Tony Scaglione alla batteria, poichè nei Whiplash tutti avrebbero dovuto chiamarsi così. Nota a margine, l’uomo dietro alle pelli era stato il primo sostituto di Dave Lombardo negli Slayer in occasione della seconda tranche del tour di Reign In Blood. Diciamo che se Cangelosi (il batterista dei Kreator su Cause For Conflict e dei più celebri album dei Whiplash) vantava una migliore tecnica di base e un uso impeccabile della doppia cassa, Scaglione si rivelò perfetto al momento della ricostruzione proprio per lo stile che venne impostato sull’album del 1998.

Nuovamente un trio, i Whiplash avevano rimescolato le carte e giocato in maniera spavalda l’asso. Thrashback, un titolo che in un certo senso parlava mentre la sua copertina urlava proprio, suonò antefatto rispetto a Power And Pain eccetto naturalmente per certi accorgimenti nell’arrangiamento dei pezzi, e per ragioni di produzione. Ma quello era ovvio, ci correva di mezzo una dozzina abbondante di anni. Qua dentro avremmo trovato uno speed metal sano, veloce e lontano anni luce dalla pesantezza di Cult Of One o dalle mid-tempo oscure del passato, come la magnifica Last Nail In The Coffin. Si va a diritto, punto, la frase recitabile come linea guida da seguire; ma non si sarebbero ripetute le bordate sonore, un po’ portate all’eccesso come la storica Stage Dive, un biglietto di presentazione che non ci dimenticheremo mai ed appartenente al lontano 1985. Senza irripetibili picchi qualitativi ed in maniera anthemica e decisa, Thrashback scorre per una decina di tracce o poco più senza mai annoiare o indurti a saltare un suo pezzo. Dopodiché, per restare fedeli alla linea, i thrasher americani si sono sciolti nuovamente. Li abbiamo ritrovati sul finire del decennio scorso, con un album brutto a titolo Unborn Again, che suonava in mille maniere diverse ed in cui si sentiva solo la batteria. E pare che dopo l’ennesima lunga pausa, il prossimo anno dovremo ascoltarne pure un altro. Da scongelare periodicamente e consumare a proprio piacimento, questi sono i Whiplash, e Trashback fu uno dei loro momenti discografici più piacevoli. Ma se non li conoscete e intendete avvicinarvi a loro, è sicuramente meglio partire dai primi due o tre titoli. (Marco Belardi)

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