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Un po’ di made in Italy: EVERSIN – Armageddon Genesi

10 luglio 2018

Ho seguito questa band fin dagli esordi. Neanche si chiamavano così, e dopo averli un po’ persi di vista ho ripreso a incuriosirmi delle loro uscite con Trinity: The Annihilation, ad oggi il loro lavoro che più ritengo completo, quadrato e dotato di un’identità amalgamata al meglio. Piuttosto, tutti i motivi per cui criticherei le loro prime produzioni si ricollegano al disporre di un sacco di elementi ed al volerli schierare tutti insieme, come un campo da calcio in cui giocano in ottanta e nessuno, fra gli spettatori, riesce a capirci qualcosa. Era il problema principale di Tears On The Face Of God, perché con esso gli Eversin avevano abbandonato un po’ di colpo il prog metal tastieristico degli esordi, e, addentrandosi dalle parti di musica ben più diretta e pesante, si capiva subito che avrebbero necessitato di un po’ di tempo per familiarizzare con tutto questo. Ecco, il muro di suono e i validi pezzi di Trinity: The Annihilation spazzarono via in un attimo tutti i miei dubbi sugli ex Fuoco Fatuo, perché il disco suonava davvero bene, da veterani, e non con quel piglio un po’ ingenuo che spesso si riscontra in una parte della produzione italiana.

Tre anni in più e, ascoltando il nuovo prodotto dei siciliani, ho nuovamente la sensazione che il processo di maturazione come band thrash metal non sia ancora stato portato del tutto a termine. Hanno un curriculum live da spavento, vantano guest di tutto rispetto con un passato nei Forbidden o negli Helstar, ma in studio la situazione è ancora disordinata, nonostante mezzi a disposizione e capacità non latitino affatto. Il nuovo album sembra sparato fuori dagli anni Novanta di mezzo: da una parte incrociamo le atmosfere decadenti dei Kreator di Renewal ed Outcast, dall’altra il post-thrash dei Grip Inc. unito ad una base indubbiamente slayeriana. La tecnica non manca all’appello, anzi: il batterista Danilo Ficicchia è un ottimo interprete e gli fanno eco le linee di basso, cui la produzione ha regalato un posto di sicura evidenza. È il suono a risultare in generale molto imbastardito, con le chitarre meno ripulite che in passato e percussioni dall’approccio decisamente live. Questione di preferenze forse, ma sia la registrazione che il mixaggio di Trinity: The Annihilation mi erano sembrati decisamente più in linea col contesto moderno che gli Eversin suonano da oltre un lustro, ed è perciò che trovo il lavoro effettuato in studio un sensibile passo indietro. 

Peccato, perché i pezzi ad Armageddon Genesi non mancherebbero affatto. A partire da quelli più diretti – come Soulgrinder, in cui troviamo un assolo del compianto Ralph Santolla mixato ad un volume improponibile – fino a quelli più sperimentali. La mia preferita è Havoc Supreme: un solo ascolto e ce l’avevo già fissata nella testa in maniera indelebile, nonostante l’ingannevole partenza a tremila giri facesse pensare ad un tutt’altro tipo di brano.

Un altro aspetto che consiglio di migliorare agli Eversin è quello della voce: si muove in due direzioni, la prima è decisamente paragonabile al Tom Araya da Divine Intervention a God Hates Us All, la seconda una sorta di Mark Greenway ripulito e dall’attitudine fortemente hardcore. Il primo aspetto funziona molto bene, il secondo decisamente meno. È comunque apprezzabile il dualismo fra Angelo Ferrante e Lee Wollenschlaeger – il cantante sudafricano che ha da poco preso il posto del compianto Brett Hoffman nei Malevolent Creation – nella titletrack dal riffing ai limiti del death metal ossessivo degli Obituary di The End Complete.

Armageddon Genesi è fatto da pezzi molto gradevoli e da altri un po’ più banali e ripetitivi. La cosa certa è che a questa band riesce molto bene interpretare le parti in cui atmosfera e groove la fanno da padrona, mentre i momenti più estremi durano maggiore fatica e suonano ancora un po’ forzati. Siamo al quarto album a nome Eversin, e anche se stavolta hanno fatto centro con qualche riserva continuano a incuriosirmi ad ogni loro uscita. È dalla prossima, però, che mi aspetto idee più chiare e un sound messo definitivamente a posto. (Marco Belardi)

One Comment leave one →
  1. Emanuele permalink
    10 luglio 2018 21:16

    Questo pezzo quassù è, secondo il mio umile parere, di una bruttezza clamorosa…

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