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Pain of Salvation / Kingcrow / Aeternum @Largo Venue, Roma, 16.06.2018

18 giugno 2018


Essendomi perso i Dark Tranquillity a Roma (giuro che non fu per Liverpool – Roma), questa è la prima volta che vedo un concerto al Largo Venue, locale di recente apertura che, grazie a qualche nome grosso, buona pubblicità e ottime iniziative, si sta già imponendo nell’ambiente.

Per motivi di lavoro non ho potuto assistere alla performance degli Aeternum, gruppo romano relativamente giovane che un amico arrivato prima di me mi ha descritto “come gli Iron Maiden ma più tecnici”. Immagino quindi che la loro sia una proposta di ispirazione più classica declinata però alle tendenze più moderne del metal. Per fortuna sono riuscito invece ad arrivare circa a metà concerto dei Kingcrow, gruppo rock progressive sempre romano. Non li avevo mai ascoltati prima e sono stati una bella sorpresa, anche perché non mi aspettavo avessero così tanto seguito e riuscissero a riempire più di metà sala. Non conoscendo la loro discografia non posso dire molto, se non che, in base a come hanno annunciato le canzoni, i pezzi più vecchi mi sono sembrati più classicheggianti, mentre quelli nuovi più moderni con qualche influenza post-rock. Inoltre l’equalizzazione e l’equilibrio tra gli strumenti sono stati pressoché perfetti, così come l’acustica del locale. 

16441613_1266666506760599_1594143220_nInutile nasconderlo, però: per quanto mi riguarda, i protagonisti indiscussi della serata erano i Pain of Salvation, che seguo da molto tempo ma che non sono mai riuscito a vedere dal vivo. Mi aspettavo un pubblico mediamente più vecchio, dato che comunque il loro debutto Entropia è del 1997. Tuttavia apparentemente le svolte talvolta radiofoniche degli ultimi dischi gli sono valse un rinnovamento dei fan, molto giovani e agguerriti. Un Daniel Gildenlöw in forma e in vena di battute ha tenuto benissimo il palco, mandando in brodo di giuggiole soprattutto le ragazzine, affascinate, oltre che dal six-pack lasciato intravedere dai lati aperti della canottiera tamarra, anche dalla barbetta sempre più brizzolata. Non mi aspettavo neanche di trovare alla chitarra l’ormai non più ex chitarrista Johan, quello storico bassetto coi dread tutto palestrato che credevo definitivamente fuori dalle scene. Ammetto che mi ha messo un po’ di tristezza vedere tutti quei ragazzi e ragazzini nelle prime file fomentarsi per canzoni di In the Passing Light of Day come Full Throttle Tribe, Reasons e Meaningless, o anche per Linoleum, ma non reagire minimamente a Rope Ends, Ashes o Beyond the Pale. Ad ogni modo anche la loro esibizione è stata pressoché perfetta e tutto sommato gli ultimi pezzi, più diretti, hanno avuto il pregio di movimentare un po’ di più la serata.

Per concludere, a voi consiglio di tenere d’occhio i prossimi eventi del Largo Venue, soprattutto se organizzati in collaborazione con la No Sun Music, che ormai ci ha portato a Roma tutto il metal portabile. E spero che il locale continui ad invitare nomi medio-grossi – se però dopo Dark Tranquillity e Pain of Salvation vogliono rimanere in Svezia, gli sconsiglio vivamente gli At the Gates. (Edoardo Giardina)

One Comment leave one →
  1. 18 giugno 2018 08:46

    Che gruppone i Pain of Salvation!
    La predilezione per l’ultimo disco, da parte del pubblico più giovane, è una cosa diffusa. Con gli Iron Maiden, due anni fa, ho avvertito troppo poco fomento in Children of the damned e Powerslave.

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