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La finestra sul porcile: THE TERROR

11 maggio 2018

Molti anni fa mi sono interessato alla storia del Passaggio a Nord Ovest, una presunta rotta navale che due secoli fa rese la sua ricerca così ambita da programmare spedizioni ai limiti del suicidio cosicché – una volta tracciata – si potessero risparmiare enormi distanze nel commercio via mare. Il norvegese Roald Amundsen ci riuscì per primo, ma raggiungendo lo stretto di Bering dalla pericolosa baia di Baffin, trovò acque non sufficientemente profonde per essere adibite a traversate di quel tipo. Oggi i cambiamenti climatici hanno fatto sì che il mondo intero, ed in particolar modo Canada e Stati Uniti, tornassero ad interessarsi a quei tratti marini – visti finalmente come un’alternativa al passaggio di Panama – ma è a metà dell’Ottocento che quella parte di Mondo si è ritrovata protagonista dei fatti più drammatici che l’hanno riguardata sinora: su tutte, la spedizione di Sir John Franklin.

Non me ne frega granchè delle serie TV, ho amici e colleghi di lavoro che letteralmente se ne sono fatti una cultura ma sebbene io ami il cinema, trovo queste ultime troppo impegnative e in molti casi già scarsamente interessanti sin dalle prime stagioni, quando gli sceneggiatori iniziano ad arrovellarsi il cervello per raschiare il fondo del barile, affinché lo share mandi avanti la baracca ancora per un po’. Ma indubbiamente, le tematiche dietro a The Terror hanno facilmente catturato la totalità della mia attenzione, nonostante ci fossero due fattori che spingevano in direzione esattamente contraria.

Il primo, AMC, l’emittente che da otto anni tiene faticosamente in vita quel cadavere ambulante che è di nome e di fatto The Walking Dead, dove un personaggio poliedrico come Negan non basta più a sorreggere un universo oramai dominato da personaggi ai limiti del bieco buonismo da telegiornale come coppie gay, il musulmano che si integra nella comunità fatta di superstiti occidentali, l’adolescente sensibile e turbato e altre cose che speravo appartenessero solo ai film TV italiani da prima serata. E invece no, stanno prendendo pure il predominio all’interno di una serie post-apocalittica dove i morti dovrebbero nutrirsi delle interiora dei vivi, e invece ne uccidono circa un paio ogni venti episodi.

Il secondo, Ridley Scott. Sì, avete capito bene, colui che ha impedito a Neill Blomkamp di realizzare un film probabilmente ottimo su Alien, per metterci i coglioni su una grattugia elettrica al cospetto della saga di Prometheus col nome modificato, e lo xenomorfo buttato lì nel finale per cercare di fare contenti un po’ tutti dopo due orette di gente che cambia rotta perché c’è un pianeta più vicino di quello su cui era diretta, filosofia spicciola in tutta la parte centrale, e altre cose così. Quest’ultimo è il produttore di The Terror e fortunatamente – al contrario di quanto accadde con Frank Darabont in The Walking Dead – la sensazione è che si sia fatto piuttosto i cazzi suoi, evitando di limitare il buon David Kajganich e toccando la storia originale di Dan Simmons solo laddove era davvero necessario.

Quella di The Terror è una serie che spero nasca e muoia al suo primo atto a prescindere dal seguito avuto, anche perché è cronologicamente attinente ai fatti avvenuti dal 1845 e lo fa fino alla completa scomparsa dell’equipaggio, ripercorrendone i – presunti e solo in parte documentati – passi. Kajganich rivede i fatti dell’epoca secondo l’interpretazione romanzata di Simmons, dominata solo in parte dall’elemento del soprannaturale, e sposta a suo piacimento alcune pedine – non ci sono affondamenti, le due navi vengono abbandonate in contemporanea, e sulla Erebus rimarrà una poco significativa parte dell’equipaggio di cui non si tornerà mai a parlare – creando un universo che cita il Lovecraft de Alle montagne della follia, il Carpenter de La Cosa, e che farà ruotare buona parte della trama attorno allo sfinimento vero e proprio degli uomini e dei loro principi etici e morali. Uomini che tireranno fuori il peggio di sé in una situazione oltre i limiti della sopravvivenza, braccati da una creatura dalle sembianze di un gigantesco orso polare, dotato di enorme intelligenza e che sceglierà sia le sue vittime, sia i momenti in cui attaccarle secondo precisi criteri che prescindono dalla fame e dall’istinto animale. Ho guardato in soli tre giorni i dieci episodi di The Terror su Amazon, restando colpito dalla fotografia – spesso minimalista – e dalla capacità interpretativa di molti degli attori coinvolti, a partire dai protagonisti Jared Harris (The Ward) e Ciaran Hinds (Justice League), passando per Adam Nagaitis, il clamoroso villain Cornelius Hickey, indiscusso primo attore, peraltro, della scena più bella e ironica dell’episodio conclusivo, se non addirittura della serie intera.

Bloccati dal ghiaccio su due imbarcazioni che dovranno decidere di abbandonare in seguito a contrasti interni, avvelenati dal piombo contenuto nel cibo in scatola che componeva gran parte delle scorte alimentari ideate per tre anni di viaggio, o ammalati di scorbuto o di polmonite, gli uomini della spedizione di Sir John cadranno uno ad uno, affiancati dall’inedito personaggio caratterizzato da una giovane, e per forza di cose silenziosa esquimese. Non sono solito appassionarmi alle serie TV, ma vi consiglio fortemente questa poiché si tratta di un’opera oscura, giocata su tempi mediamente lenti – ma che mai annoiano, aiutati dalla durata relativamente breve delle singole puntate – e realizzata con un piglio a dir poco cinematografico, piuttosto che semplicemente televisivo. La caratterizzazione dei personaggi si conferma incredibile, la CGI invece è meno imbarazzante di quanto si possa pensare, mentre le comparse della creatura non sono nette o frequenti, ma seguono i dettami dell’ horror classico, secondo i quali il mostro fa più paura se non lo vediamo per buona parte della storia. Sono i conflitti personali generati da una situazione straordinaria, a creare i sospetti e le diffidenze che mi hanno fatto ripensare al meraviglioso The Thing di John Carpenter, probabilmente il mio film fantascientifico preferito, piuttosto che il tipo di ambientazione in sé (La Cosa inoltre era sceneggiato al Polo Sud, ma ok, sempre in mezzo ad una distesa di ghiaccio avevamo un gruppo di personaggi in pieno isolamento, nonché in balia degli eventi). Guardatelo, io ci sono impazzito ed anche senza avvelenarmi col piombo. (Marco Belardi)

 

 

10 commenti leave one →
  1. vito permalink
    11 maggio 2018 14:29

    di solito le serie tv mi stracagano il cazzo ma, siccome vi considero “Cassazione”, seguiro’ il consiglio e la guardero’. Saluti !

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    • Marco Belardi permalink
      11 maggio 2018 14:44

      Concordo io non riesco a finirne una di serie, ma questa eccetto un paio di puntare meno brillanti e con qualche flashback di troppo, me la sono divorata. Forse mi ha aiutato il fatto che conoscevo piuttosto bene la storia, e per questo spero chiudano lì

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  2. blackwolf permalink
    11 maggio 2018 14:44

    Volevo smetterla di intossicarmi con le serie in questo periodo, ma dopo alcune cose che sono state dette nelle recensione, andrà a finire che stasera me la starò guardando.
    Il punto di non ritorno è stata l’accoppiata Lovecraft – Carpenter. Li il cervello si è spento e la visione è diventata un comandamento morale.

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    • Marco Belardi permalink
      11 maggio 2018 14:48

      Di lovecraft io più che un minimo parallelismo con Alle montagne della follia, ci ho visto soprattutto l’ostinarsi nostro di cercare una soluzione razionale che poi si scontra con l’inevitabilità, ovvero alcune cose o situazioni sono più grandi di noi e per questo non gestibili. Mi ha sorpreso più il fatto che ridley scott sia riuscito a revisionarlo senza buttare tutto in merda 😂😂

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      • blackwolf permalink
        12 maggio 2018 19:23

        Che è davvero un classico della sua letteratura. Unito al fatto, che in questa ostinazione il protagonista pian piano andrà fuori di balcone e si ostinerà fino in fondo a mettersi nei guai, anche se avrà abbondantemente capito, che finirà morto ammazzato, maledetto per l’eternità e stuprato analmente da una congrega di creature, non meglio identificate. 😀 Forse non ha tirato tutto alle ortiche, perché non era partito con l’idea, di creare un prodotto destinato ai super incassi. Almeno, impressione che ho avuto di primo acchito. A mio modesto parere, le sue opere peggiori sono state quelle con più hype, Forse, visto che non mi sembra concepito per essere un suo prodotto “di punta”, diciamo così, ha influito e ha salvato il tutto.

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      • Marco Belardi permalink
        13 maggio 2018 09:18

        Io per esempio ho apprezzato abbastanza The martian (lungo ma ne percepisci la metà di quel tempo) e ho vissuto malissimo, al cinema, Covenant. “Andiamo su quel pianeta, è più vicino così non ci si riaddormenta”. No, dai.

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  3. Fanta permalink
    11 maggio 2018 20:02

    Mi hai incuriosito.

    P. S. Fuori tema: ho comprato il nuovo Varathron a scatola chiusa. Fatevi un favore, ascoltatelo. Ascoltatelo bene, è un capolavoro.

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  4. giananb permalink
    14 maggio 2018 15:26

    The terror ce l’ho in lista, ma fatemi fare un rant su Alien:

    Anche basta con sto Blomkamp, che ha azzeccato un solo film decente (ma noioso come la morte) e poi ha rilasciato una serie di porcherie tali da togliere il sonno a Uwe Boll.

    Il suo “film probabilmente ottimo” era una fan-fiction scritta da adolescente che non teneva conto di metà della saga, e che non ha neanche mai proposto alla Fox… son buoni tutti a dire che il proprio film inesistente è migliore di un altro (che però esiste, guardacaso).

    Sui prequel di Scott si può dire di tutto (soprattutto ingenuità di scrittura), ma almeno sono diretti da uno che ne sa, e si vede.

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  5. Marco Belardi permalink
    15 maggio 2018 11:16

    a me Humandroid è piaciuto, Elysium è un film tecnicamente incredibile con una trama debole e prevedibilissima. Sono preoccupato dal fatto che ora stia lavorando su un disaster-movie, ma dopo aver visto il primo trailer di Alien di Shane Black, non c’è niente che mi possa sinceramente preoccupare di più (bambini che comprano pacchi di attrezzatura aliena tipo su amazon, la utilizzano in cameretta, innescano una navicella aliena che arriva e manda a puttane il paesino in cui abiti… onestamente mi sembra una sorta di rivisitazione tecnicamente migliorata di AVP2, io piuttosto l’avrei ambientato dentro a un conflitto in cui, essendo tutti armati, le creature non sanno più a chi sparare, vanno fuori di cervello e iniziano a drogarsi

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    • giananb permalink
      15 maggio 2018 15:34

      Mah io li ho trovati pessimi entrambi, il difetto di Humandroid è che aggiunge alla stupidità di Elysium una ingenuità davvvero pallecascante. E la noia, onnipresente in tutti e 3 i film

      *The Predator di Shane Black* immagino intendessi

      Eh non sono legato alla serie quindi non fa così male, ma il bambino stile Wargames è davvero ridicolo.
      Imo il problema della saga è che non si sa mai nulla a parte le battute di caccia, servirebbe qualche aggiunta pesante di lore… ma ormai chi la rischia più

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