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R.I.P. Malcolm Young [1953-2017]

18 novembre 2017


Sinceramente: ne muoiono tanti, e negli ultimi tempi iniziano a morire come mosche. Quelli che dovevano morire per overdose sono già morti tempo fa, mentre adesso muoiono di vecchiaia e consunzione quelli che hanno scelto una vita normale. Ed è normale prendersela a male, specie in determinati casi. A volte succede in maniera inaspettata, altre volte ce lo si aspetta, bene o male. La morte di Lemmy è stata uno shock, ma in un certo senso coerente col personaggio: settantenne, non troppo vecchio da percorrere il meschino sentiero della grottesca decrepitudine, l’Uomo è rimasto fino all’ultimo in piedi, col basso in mano e la sigaretta in bocca, imbottito di tutto ciò che gli garbava assumere, e se n’è andato non scalfendo il simbolo di sé stesso. E poi via via le morti che ho vissuto in prima persona e che personalmente mi hanno segnato di più, dall’infame sorte di Chuck Schuldiner, volato via troppo presto, giovane, bello e malinconico come tutti gli eroi; o Quorthon, morto in sordina come aveva sempre vissuto, con una penuria di dettagli tale da poterci fare immaginare che l’ultimo viaggio l’abbia davvero fatto su un drakkar in fiamme; o Jeff Hanneman, lo spirito del Male, la cui dipartita ho celebrato con Ciccio e Charles nel modo più opportuno che ci veniva in mente: sbronzandoci di birra da quattro soldi e sparando il dvd di War at the Warfield a volume talmente inumano da far protestare i vicini di casa, come degli adolescenti. 

Con Malcolm è diverso. Gli Ac/Dc sono probabilmente il più grande gruppo musicale mai esistito, per ciò che hanno fatto, per ciò che hanno rappresentato, e per il modo in cui hanno attraversato le ere rimanendo sempre sé stessi, spregiando i riflettori, i tappetini rossi, le celebrazioni ipocrite di quel music-biz rockettaro di tendenza che senza di loro probabilmente non sarebbe mai esistito. Gli Ac/Dc sono sempre piaciuti a tutti, perché semplicemente è assurdo pensare che a qualcuno potessero non piacere. Sono il grado zero del rock, della musica, del Bello, al punto che era strutturalmente impossibile per loro scrivere qualcosa che non fosse all’altezza di sé. L’unico disco bruttino è stato proprio l’ultimo, scritto in assenza di Malcolm, la vera spina dorsale della band, l’uomo dietro le quinte, sempre fisicamente un passo indietro rispetto agli altri in modo da non prendersi nessun tipo di onore o riconoscimento. Chiedete a uno dei miliardi di poseracci con la maglia degli Ac/Dc chi era Malcolm Young e vi risponderanno ma non si chiamava Angus? Questo era Malcolm Young, una persona normale che se n’è andata in silenzio come garbava a lui, a sessantaquattro anni, afflitto precocemente dalla demenza senile, la più triste e miseranda delle malattie degenerative, senza alcuna speranza di cura. A te la speme nego, anche la speme, e d’altro non brillin gli occhi tuoi se non di pianto: così la natura si è accanita su questa persona normale, buona, umile, sincera, sempre con il sorriso sulle labbra e la tristezza che gli velava gli occhi. Bon Scott, vissuto e andatosene in maniera diametralmente opposta a lui, aveva però lo stesso suo sorriso e quella stessa sua tristezza. Gli Ac/Dc sono morti tempo fa, nel momento in cui Malcolm ha guardato il fratello in faccia e non lo ha riconosciuto. Il più grande gruppo della storia è morto, e noi siamo qui, sempre più soli, sempre più spaesati, cercando di galleggiare in un mondo alla deriva, con sempre meno certezze. Un giorno moriremo anche noi, e la cosa fa sempre meno paura. Riposa in pace, Malcolm. (barg)

13 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    18 novembre 2017 16:08

    Molto in accordo, ma non sul futuro. Band giovani e di mezza età ECCELLENTI semplicemente ci sono. Questa polverosa visione del bello solo al passato ve la dovete togliere. Nulla in meno a Malcolm, provate a leggere Maximum Rock & Roll, lì ho capito la sua grandezza.

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  2. vito lomonaco permalink
    18 novembre 2017 16:34

    spero si sciolgano e non comincino patetiche sostituzioni per raschiare il fondo del barile,ne abbiamo gia’ viste troppe.r.i.p. malcom.

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  3. Conte Max permalink
    18 novembre 2017 19:44

    Omaggio bello e sincero e commovente. Ai riffs scritti da quest’uomo devo l’inizio di tutto, per ciò che mi riguarda. Back in Black è stato il primo disco di hard rock che ho ascoltato e comprato, tanti anni fa, lo sto risentendo adesso, con le stesse emozioni di allora e un po’ tristezza per chi non c’è più. Grazie Malcom!

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  4. 19 novembre 2017 09:32

    A 13/14 anni i primi gruppi che ascoltai (e amai) furono loro e i Metallica… Prima dei Nirvana, del crossover, del grind e del black metal eravamo tutti Beavis e Butthead… L impressione purtroppo e’ che Angus sostituirebbe pure sua madre!

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  5. wal65 permalink
    19 novembre 2017 21:18

    Bell’articolo, uno dei primi gruppi che ascoltai, comprai Highway to Hell appena uscito quando andavo a scuola e Back in Black fu la colonna sonora della mia preparazione agli esami. Monsters of Rock 81 fu il primo bootleg che comprai della mia collezione e mi hanno accompagnato in tutti questi anni e resteranno parte della mia vita.Li ho visti nei MOR del ’91 in Italia e Germania e fu uno spettacolo eccezionale, mi mancherà quella formazione perfetta.

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  6. MalaPurpleMoon permalink
    20 novembre 2017 13:16

    Come direbbe Kit Carson … puro vangelo

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  7. ignis permalink
    21 novembre 2017 12:50

    Un post dedicato a Manson non lo prevedete?

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    • 21 novembre 2017 13:54

      No, alla fine era solo un hippie del tubo.

      Liked by 1 persona

      • ignis permalink
        29 novembre 2017 21:01

        Ciccio, hai visto che il dossier del numero di Nocturno di settembre era dedicato ai sexy fumetti? Ciao!

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      • 30 novembre 2017 09:24

        Sì, purtroppo non l’ho ancora recuperato, anche perché ormai sull’altro blog escono post a cadenza semestrale.

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  8. sergente kabukiman permalink
    30 novembre 2017 10:38

    parole stupende, bravo ciccio. Addio Malcolm, sarai sempre un grande.

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