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ROTTING CHRIST @Traffic, Roma, 10.03.2017

15 marzo 2017

It’s not my place in the 9 to 5 world, cantavano i Ramones. Certo, però, che chi lavora dalle nove alle cinque i gruppi di supporto, almeno, riesce a vederseli tutti. Arrivo quindi troppo tardi per i Nomura, formazione di Bari dedita a un mix tra black metal e post-hardcore non lontanissimo dai vari Tombs e Black Anvil, e, ahimé, anche per gli Scuorn, un progetto di recentissima gestazione che è riuscito, però (anche grazie a un uso sapiente di internet), a suscitare una curiosità enorme e, col senno di poi, giustificatissima. Rimedio comprando il cd al banchetto e parlandovene su questi schermi: Parthenope non è solo uno dei migliori dischi black metal usciti di recente dall’Italia ma anche un recupero genuino e consapevole di quella che è la vera filosofia del genere: un tributo ai propri retaggi ancestrali che passa per l’utilizzo del dialetto, degli strumenti della tradizione (dalle triccheballacche al putipù), delle infinite suggestioni che traboccano da una città, Napoli, gonfia di storia e leggenda come poche altre al mondo. Lo spirito è lo stesso di formazioni come i siciliani Inchiuvatu e, più di recente, i sardi Downfall of Nur. È di questo che il black metal ha bisogno per restare rilevante, non di gruppi, magari pure validi, che, ad ascoltarli, potrebbero venire da Kiev come da Rio de Janeiro.

Di impianto più tradizionale i frusinati Shadowthrone, nuova creatura di Steph, ex chitarrista dei Theatres Des Vampires, autori, come si evince dal nome, di un black metal memore della vecchia Norvegia etichetta nera, con più di un richiamo al posteriore filone sinfonico. Presentano il full di debutto Demiurge of Shadows, uscito lo scorso gennaio per l’etichetta nipponica Hidden Marly. Ero rimasto all’ep di un paio di anni fa, Through the Gates of Dead Sun, che mi aveva lasciato una discreta impressione, confermata oggi in sede live. Ancora da Bari arrivano i Dewfall. Trainspotting mi aveva raccontato di averli visti a un festival per motociclisti a Manduria parecchi anni fa, quando erano ancora dediti a un heavy/power maideniano. L’lp V.I.T.R.I.O.L., classe 2007, non ha avuto ancora seguito. Dopo era uscita solo una demo, ormai risalente a quattro anni fa, che prometteva piuttosto bene e i cui pezzi, improntati su un death/black dagli echi svedesi ma dotato di una certa personalità, fanno scapocciare un pubblico già piuttosto folto. I pugliesi ci salutano con una cover di Circle of the Tyrants e si spera di non dover attendere troppo per un secondo album.

I Rotting Christ passano a Roma ormai una volta all’anno ma io me li sparerei pure una volta al mese, se non alla settimana, un po’ come la trippa del Quagliaro. Il menu della serata prevede l’esecuzione integrale, o quasi (viene saltata, chissà perché, His Sleeping Majesty), di Thy Mighty Contract, disco manifesto che codificò il canone del black metal greco nonché capolavoro indiscusso. Non importa quante volte abbia visto Sakis e compagni dal vivo, ogni volta che parte The Sign of Evil Existence perdo letteralmente la brocca. Poche altre canzoni mi fanno lo stesso effetto. Un’altra è Angel of Death, per dirvi. Ma, se ci seguite, saprete che è vano aspettarsi di leggere su Metal Skunk un parere freddo e compassato sui Rotting Christ. Nominatemi però un altro gruppo storico che, dopo aver suonato una delle sue fatiche più amate, riesce a continuare ad esaltare il pubblico con estratti dai due lavori più recenti, buttandoci in mezzo la sempre graditissima (auto)cover di Societas Satanas dei Thou Art Lord. Quando chiudono con Non Serviam, mi ritorna il desiderio di quindicenne di tatuarmi il titolo sulla schiena con tanto di pentacoli e caproni intorno. Come sempre, è tutto bellissimo. L’unico difetto dei Rotting Christ dal vivo è che non suonano per tre ore. (Ciccio Russo)

[foto di Martina Santoro]

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  1. bonzo79 permalink
    17 marzo 2017 11:47

    ho sentito qualcosa degli Scuorn… beh mica male… Virgilio Mago gan botta…

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