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Il meglio che Masvidal può dare: PERSEFONE – Aathma

14 marzo 2017

006042287_500Devo ammetterlo: in passato mi sono fatto ammaliare dal progressive (death) metal soprattutto perché mi dava la possibilità di ascoltare bassisti fenomenali suonare riff indimenticabili. Dal più classico Sean Malone a Jeroen Paul Thesseling, li ho amati tutti. In realtà col passare del tempo il canto da sirena dei concept album da segaioli e dello stile rococò ha perso totalmente il suo fascino. Tuttavia in alcuni casi, come con i Ne Obliviscaris, ne è valsa comunque la pena di continuare a seguire il genere.

Per quanto riguarda i Persefone, invece, non ho mai trovato troppo emozionante la loro musica. Mi è sempre sembrata abbastanza asettica e il debutto suonava più che altro come se i primi Opeth fossero stati influenzati dal thrash metal. Thrash che poi si è trasformato in un death metal decisamente melodico e abbastanza stucchevole. E i concept spiritualeggianti in salsa estremorientale conditi con un’estetica nippofila non hanno dato alcun particolare valore aggiunto (se non fosse per i tour tra Cina e Giappone). La presenza in un paio di tracce dell’inconfondibile voce modificata di Paul Masvidal, da sempre attento alla sua anima, è tutto sommato indicativo della continuità quanto meno concettuale. Poco male, in realtà, perché Aathma riesce comunque dove né Shin-KenSpiritual Migration erano riusciti. E cioè nel risultare un album coeso, scorrevole e avvincente allo stesso tempo.

L’album del gruppo di Andorra è sì molto lungo (ci si poteva aspettare altro?), ma dopo qualche ascolto si riesce a trovare anche qualche canzone memorabile. Per esempio Aathma, l’omonima suite finale divisa in quattro parti. Oppure Living Waves, dove compare per l’appunto il nanetto di Portorico. Quest’ultima traccia, poi, assume un valore ancora più alto se si considera che è quanto di meglio Masvidal abbia tirato fuori sin dai tempi di Focus. Immenso se si aggiungono le problematiche di coppia tra lui e la checca isterica Reinert che, per quanto fosse già compromessa, hanno pregiudicato irrimediabilmente la carriera dei Cynic. Living Waves è meglio di tutta la musica “per corsi di yoga” (volendo citare Ciccio Russo) che il chitarrista ha tirato fuori di recente; e sicuramente più interessante dell’ennesima raccolta di demo.

Non saprei profetizzarvi se troverete o meno questo album nella mia top ten a fine anno ma, al netto di qualche minuto di troppo, è la miglior opera della carriera dei Persefone.

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