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Avere vent’anni: EDGUY – Kingdom of Madness

27 febbraio 2017

edguy_-_kingdom_of_madness_-_front_usa

Pensavo davvero di non doverlo risentire, prima di scrivere queste quattro righe. Pensavo che il più bel disco degli Edguy, nonché uno dei migliori dischi di un’epoca che vide il power metal tornare prepotentemente in auge, non avesse bisogno di un ripasso, visto che lo ascolto a cadenza fissa ed è per me uno dei veri gioielli degli anni novanta. Premessa: il power metal di quel periodo mi lascia in larga parte indifferente. All’inizio era carino ma poi è diventato tutto uguale, con milioni di band che si affacciavano sulla scena, molte delle quali senza proprio nulla da dire, se non il solito giro di doppia cassa, qualche riff stantio e le solite palle neoclassiche che dopo un po’ prendevano davvero all’anima. Sono pochi i gruppi che ascolto ancora oggi e nemmeno gli Edguy mi direbbero qualcosa se non fossero usciti in passato con un album così fresco e spontaneo, che trasuda un talento talmente evidente che mi fa riflettere su quanto sia stata un peccato la parabola discendente intrapresa successivamente (suvvia, tiratemi tutti i pomodori che volete). Kingdom of Madness arrivò tra il dimenticato Savage Poetry (versione originale) e il vanaglorioso Vain Glory Opera (vanaglorioso, esatto), disco troppo plastificato per i miei gusti, e anche noioso, con i suoi pipponi neoclassici qua e là. Se proprio la vogliamo dire tutta (e lapidatemi) sul successore di questo piccolo gioiello si perse di vista una cosa essenziale nel metal: i riff, quelli belli. Vain Glory Opera è zeppo di orpelli e abbellimenti che personalmente non mi impressionano affatto, e la produzione è a tratti soffocante. Kingdom of Madness invece è scarno ed essenziale negli effetti sonori ma va diritto al sodo e ti sbatte in faccia il metallo, quello rovente. Punto.

È proprio come un bel disco di heavy/power metal dovrebbe suonare tradizionalmente: splendidi riff, suoni taglienti, cambi di tempo, rullante secco, doppia cassa, etc. Vorrei prendere come paradigma la semplicemente perfetta Paradise: riffone iniziale, accelerazione, altro cambio di tempo, intermezzo “groovy” cazzutissimo, fantastico ritornello da cantare a squarciagola, stacco acustico, assolo e ancora accelerazione. E poi Heart of Twilight, Deadmaker, la potente Angel Rebellion. Tutte tranne la stucchevole When a Hero Cries, insopportabile come solo le ballate degli Edguy sanno essere. Fortuna che è il pezzo più breve. Chiude The Kingdom, con inclusa simulazione di un processo della Santa Inquisizione, una roba trucidissima ma davvero spassosa. Grande, grandissimo album da recuperare obbligatoriamente. (Piero Tola)

2 commenti leave one →
  1. Legion permalink
    28 febbraio 2017 12:00

    Come al solito le vostre menti brillanti si sono applicate e siete giunti alla conclusione sbagliata😆,è incredibile che il mondo non si sia mai accorto che kingdom of madness non solo è il disco migliore degli edguy,ma uno dei migliori dischi power degli anni 90,ma che dico,di tutti i tempi.
    Ragazzi,l’uso di sostanze psicotrofiche illegali puo causare gravi danni,lo dico per il vostro bene,con affetto😉

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  2. SimonFenix permalink
    28 febbraio 2017 18:08

    Madò, pensavo di essere l’unico ad adorare questo disco come e spesso più dei successivi.

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