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Il metallo dà, il metallo toglie: RUNNING WILD e HAMMERFALL

21 dicembre 2016

Ammetto di non essere molto credibile quando parlo dei Running Wild, perché i Running Wild sono uno dei miei gruppi feticcio; non da sempre, perché certe cose impari ad apprezzarle davvero solo crescendo; ma da un bel po’ di tempo a questa parte sì. Questo è il terzo disco dopo quella specie di reunion del ‘12, e si pone esattamente sulla scia degli altri. Di Shadowmaker penso ancora sia un piccolo gioiellino, Resilient lo ascolto molto meno spesso; ma la cosa più rilevante penso sia che i tre (compreso questo) dischi post-reunion siano molto migliori degli ultimi pre-reunion, in cui secondo me Rock’n’Rolf non riusciva a trovare la chiave giusta per interpretare la sua vecchiaia. Che è, all’opposto, probabilmente il vero motivo per cui continui a trovare così adorabile questo ultimo periodo della band. Rapid Foray è il terzo disco consecutivo in cui i Running Wild centrano il punto sulla passione, la passione bruciante nonostante tutto, e l’immaginazione che ti tiene vivo attraverso la creazione di mondi e il resoconto di questi.

La meraviglia è che Rolf Kasparek è un cinquantacinquenne che suona metallo tetesco parlando di pirati, e vestendosi da pirata, senza sembrare ridicolo. Anzi, dirò di più: spacca proprio. Questi sono album in cui è tutto condotto all’insegna del minimalismo e del basso profilo, eliminando quei tentativi di continuare a suonare pomposi come in passato, per non rischiare di finire come quelle sessantenni che vanno vestite tipo ventenni francesi in erasmus. Nell’ascoltare Rapid Foray non ti viene più di pensare a lui in piedi sulla polena mentre conduce la sua ciurma di brutti ceffi all’arrembaggio della Marina inglese; ora invece te lo immagini come l’unico crooner piratesco possibile, con la chitarra in mano in un angolo di qualche taverna sordida e lercia di Tortuga Bay, che coinvolge un piccolo pubblico di pendagli da forca mentre in sottofondo parte una bella rissa con sediate in testa, che ci sta sempre bene.

Certo la generale tendenza alle melodie ariose e galoppanti c’è sempre, così come Into The West è un inno da bucanieri vecchia maniera, da pugno all’aria mentre si naviga vento in poppa, e allo stesso modo l’opener Black Skies, Red Flag (la migliore del disco) sembra essere la loro Wasted Years, con Adrian Smith apertamente omaggiato nell’assolo. La conferma che in fase di composizione gli stesse girando tutto bene sta anche nel pezzo conclusivo di dieci minuti, Last of the Mohicans, venuto decisamente meglio della media dei loro pezzi conclusivi di dieci minuti. Però ripeto, io non sono molto credibile quando parlo dei Running Wild.

Se la passione è l’elemento chiave per capire Rapid Foray, lo è anche per descrivere Built To Last degli Hammerfall, nel senso che di passione da queste parti non se ne sente più da un pezzo. Gli Hammerfall sono invecchiati presto e piuttosto male, un po’ da tradizione svedese; hanno perso la verve, sono mosci, fumettosi, ripetitivi, e non azzeccano quasi mai il riff, la melodia, il suono, la produzione. Cercano di galleggiare da anni con uno-due pezzi buoni a disco, e in Built To Last (titolo che peraltro potrebbe essere una grandissima trollata a sé stessi) non ci sono neanche quelli. 

quello a destra sta chiaramente trattenendo la panza

quello a destra sta chiaramente trattenendo la panza

Gli Hammerfall sono diventati una macchina da brutte canzoni che continua a fare quel tipo di errori che ti fanno letteralmente storcere la bocca quando li ascolti. Hammer High ad esempio: che roba è quel coro gay all’inizio? Chi è che ha pensato che potesse essere una buona idea? E questo è addirittura il singolo; in tutto il resto del disco cose del genere sono disseminate. Ancora la conclusiva Second To None (anche qui, megatrollata: a fare schifo?): che è quel giro di tastierina? Ma stiamo scherzando? Sembra una roba tipo gruppo power italiano improbabile di inizio anni 2000, e tutto il resto della canzone è davvero imbarazzante, vi prego, fate qualcosa, i vostri primi dischi erano meravigliosi, non potete finire così indecorosamente. Dronjak è sempre lì a scrivere i pezzi, ma la sua epica è diventata americana nel senso deteriore del termine, fumettosa, colorata, con un approccio verso la materia che sembra più adatta ad una versione edulcorata e fumettosa del wrestling (che già di suo…), perdipiù con un’evoluzione delle melodie che tende verso la filastrocca scema, neanche birraiola però: gli Hammerfall attuali sono tristi come una festa del liceo senza alcol. Una festa di adolescenti astemi che non dicono le parolacce e parlano tutto il tempo di X-Factor; e ridono gioiosamente ripetendosi che ci si può divertire in compagnia anche senza esagerare; e tu che ci sei capitato perché una volta il padrone di casa era tuo amico ed era una persona normale, mentre adesso non pensi ad altro che a catapultarti fuori dalla porta, a qualsiasi costo, bestemmiando, bevendoti una Peroni direttamente dentro al primo bangla notturno che incontri per strada, e soprattutto cambiando disco e rimettendo Rapid Foray.

pure ste copertine, e dai, e che cazzo

pure ste copertine, e dai, e che cazzo

Nel precedente Revolution c’era quantomeno una traccia molto bella, Hector’s Hymn, che a un certo punto diceva, riferito al metallo:

and for us this is real, not a game

E vi capiamo benissimo, perché anche noi non scherziamo manco per il cazzo. Quindi perfavore, PERFAVORE, fate qualcosa perché fare uscire un disco del genere non serve a null’altro che a farmi perdere tempo ascoltandolo plurime volte per poi ritrovarmi a confermare tristemente la prima impressione: è un disco brutto e scemo. Io la butto lì: nuovo cantante, nuovo produttore e ritorno all’immaginario dei Templari, che peraltro tra poco vedrete che ritornerà di moda. Del resto, come soleva ripetere il simpatico furetto, più notte di mezzanotte non può essere. (barg)

18 commenti leave one →
  1. 21 dicembre 2016 15:21

    Allora, prima di tutto ben tornato Bargone!
    Rapid Foray secondo me è una bomba! ovviamente non paragonabile ai Running Wild primi anni 90, ma secondo me è quanto di meglio si potesse chiedere all’attuale Rock’n’Rolf. Ci sono i pezzoni da cantare a squarciagola (Black Sky Red Flags), c’è il pezzone epico finale, ci sono le autocitazioni (però di quelle fatte bene: Into the west riprende palesemente Little Big Horn nella struttura e nelle tematiche, ma è un gran pezzo a prescindere), c’è la strumentale che ti porta diretto all’epoca Port Royal-Death Or Glory-Blazon Stone. Insomma io continuo a sentirlo e sto fomentatissimo. Ho preso i biglietti del prossimo Rock Fest in prevendita appena hanno annunciato i Running Wild, a metà Settembre.

    Quella degli Hammerfall, per me, è una parabola di una tristezza infinita. Dopo la doppietta spettacolare iniziale, per me, con Renegade e Crimson Thunder, stavano per diventare i nuovi Accept. Ma hanno preferito evitare dando alle stampe dischi brutti, tristi e inutili.
    Built To Last, come detto tu, è di un piattiume mostruoso, pallosissimo, senza un minimo di slancio o di fantasia. Cans non fa nulla per dissimulare il fatto che non gliene frega nulla, e la sua prestazione non ha un briciolo di passione. È tutto profondamente noioso e svogliato, oltre ai cori fuori posto che sembrano registrati con diecimilalire. Brutto brutto brutto.

    Ah, un mio piccolo consiglio: Visto che, come me, mi pare di aver capito che ami i Running Wild alla follia, prova ad ascoltare i Blazon Stone, side project di un pischelletto svedese che ha mille gruppi heavy speed in cui suona sempre tutto da solo. Sono arrivati al terzo disco facendo nient’altro che un aperto omaggio ai Running Wild, senza la pretesa di inventare nulla ma con solo la voglia di gonfiare le vele e divertirsi nel nome di Rock’n’Rolf. L’ultimo “War of the Roses” secondo me è stupendo, l’album che i Running Wild non sono riusciti a scrivere dopo Masquerade (o The Rivalry ad essere buoni). Quando hai tempo dagli un ascolto e se ti va dimmi cosa ne pensi. Un abbraccio e a presto

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    • 21 dicembre 2016 19:23

      grazie del consiglio per i blazon stone, messa giù così parrebbe il gruppo che ti svolta la giornata.

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    • Pesso permalink
      23 dicembre 2016 10:40

      Grazie della dritta, mi fiondo sui Blazon Stone!

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    • Pesso permalink
      24 dicembre 2016 00:36

      Blazon Stone gruppo svolta! Derivativi come pochi, ma convincentissimi. Grazie di averli citati

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    • 27 dicembre 2016 11:24

      Grande Formentor, pure io mi sa che ci torno! Comunque vedendo tutto sto fomento per i RW penso proprio debba sentirlo prima di stilare la Top 10.

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  2. onelastperkele permalink
    21 dicembre 2016 17:22

    Bei tempi quando gli Hammerfall ci deliziavano con uscite tipo “I see the templars everywhere”.

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  3. weareblind permalink
    21 dicembre 2016 19:11

    Hammerfall, concordo su tutto. Ma i RW… beh, mi spiace, noiosi gli ultimi 3. Non a livello di bassezza degli HF, per carità, ma abbandonati subito. E io li amo…

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  4. fredrik permalink
    21 dicembre 2016 22:21

    a me rapid foray è piaciuto, l’ho trovato l’unico disco post-reunion degno del nome che porta.
    gli altri due invece li avevo trovati fiacchi e a tratti imbarazzanti. Rapid Foray è paraculo in senso positivo, molte autocitazioni del periodo d’oro, ma almeno fatte bene. Canzoni ispirate, retrò ma senza sembrare scarti dei dischi migliori.

    Dronjak prenditi una pausa e caca un nuovo disco death con jesper e i ceremonial oath!!!

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  5. 22 dicembre 2016 19:19

    I dischi dei RW post “””reunion””” per me erano modesti, a essere generosi (quando non delle ciofeche vere e proprie); Rapid Foray invece è sorprendentemente genuino, tirato, ispirato come da vent’anni non erano più riusciti a essere. Peccato per la produzione, in particolare la batteria che ha un suono talmente ovattato e plasticoso che mi viene da dubitare che sia stata suonata da un batterista vero.

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  6. Pesso permalink
    23 dicembre 2016 10:37

    Built to Last è molto mediocre, ma lo trovo comunque un passo avanti rispetto all’osceno (r)Evolution che era proprio orribile sotto tutti i punti di vista. L’ultimo invece l’ho trovato ascoltabile. Abbandonato dopo 3 o 4 ascolti, ma è comunque meglio del recente passato degli HF.
    Rapid Foray mi sta piacendo, molto meglio dei due precedenti. Qualcun altro ha notato che il ritornello di Black Barr è IDENTICO a quello di Black Gold da Rogues en Vogues? Non posso essere stato l’unico a notarlo, dai

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  7. sergente kabukiman permalink
    24 dicembre 2016 15:26

    ma ve lo immaginate un tour running wild/ alestorm? il delirio totale, altro che hammerfall

    Liked by 1 persona

  8. 24 dicembre 2016 15:58

    Comunque, scusate il parziale off-topic, ma secondo me merita: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=273

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  9. rain chaos permalink
    25 dicembre 2016 03:18

    Adoro i Running Wild, ma dalla reunion hanno fatto solo dischi se va bene sufficienti…boh, ma come si fa a parlare di passione????? Qui di passione non se ne vede manco l’ombra, ma neanche col binocolo….una barca di mestiere, noia, mosceria e morta li, riciclaggio perenne per tenere in piedi la baracca….hammerfall mosci e ridicoli anche loro, e pensare ai loro primi due capolavori…niente, io passo per entrambi

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