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HANSEN & FRIENDS – XXX Three Decades In Metal

6 ottobre 2016

hansenalbumaugustBoh. In parte è un po’ come scrive il Messicano nella recensione sugli Anthrax a proposito di questi poveracci in crisi di mezz’età, e in parte manco fa poi così schifissimo. Non so. Oppure sì, fa schifo, ma che volete, l’affetto e blablabla. Voi non ce l’avete un cuore? Fortunati. Io purtroppo sì. Gli ho perdonato pure il parrucchino, pensate un  po’. Vabbé dai, onesto: ‘sto cazzo di album celebrativo è davvero una merdata, sia per la qualità intrinseca dei pezzi che lo compongono che, se non soprattutto, per come è stato concepito. Su, non prendiamoci per il culo.

A prescindere dal fatto che anche con i Gamma Ray di dischi celebrativi, edizioni limitate e porcherie assortite il vecchio Kai ne ha prodotte parecchie, per i trent’anni di carriera che senso ha uscirsene con un album suonato e prodotto da una formazione di gente che ha mediamente vent’anni di meno e con cui, tipo, non hai realizzato un accidenti di nulla in precedenza? Uno potrebbe dire: per dare una ventata di freschezza, no? E invece no, cazzo. Se fossero usciti bei pezzi sì, eventualmente, ma non è proprio questo il caso. Le canzoni sembrano degli scarti dei Gamma Ray, e non dei migliori. Ma poi, a proposito dei Gamma Ray: incidi un disco celebrativo per tre decadi di musica suonata e non inviti manco uno, dico UNO dei componenti del gruppo con cui l’hai fatto negli ultimi vent’anni almeno – diciamo dal ’96? No dico, Dirk Schlacter? Henjo Richter? Che cazzo inviti Michael Weikath con il quale ti sei buttato merda addosso per anni ed anni (e non vi dico che razza di assolo ragazzi, roba da bruciargli le chitarre), e a Richter, fido, taciturno e mansueto gregario per ben oltre metà della tua carriera, non gli fai suonare manco mezza nota? Mannaggia la troia.

Ma piuttosto fai che suona la tua band e gli ospiti si alternano sui vari pezzi. Chiamalo sempre Hansen & Friends ma almeno, cazzo, ricordati degli amici, (abberlusco’), quelli veri, che ti sopportano, che ti supportano, che ti fanno fare la prima donna. Non è che circondarti di gente più giovane ti rende necessariamente più giovane, anzi, è facile che finisci per rincoglionirti peggio di quanto non sia già. Poi manco avessero fatto questo lavoro sopraffino, l’album è prodotto bene ma le canzoni, come ho scritto prima, sono una più loffia dell’altra, con la parziale esclusione di Contract Song e della ballata All Or Nothing (questa in effetti bellina proprio). Tutto il resto musicalmente parlando è una mezza cagata, a cominciare dal singolo Born Free (che nel ritornello scimmiotta pure un po’ Rock Hard, Ride Free dei Judas Priest) fino all’ultima nota di Follow The Sun, che se non altro ha un minimo di velocità, ma giusto quella. Comunque i testi non sono male, o meglio sono molto, molto personali. Non dico profondi, però riflettono lo stato d’animo di uno che bene o male sta sulla scena da trent’anni e ne ha viste di cotte e di crude, per una parte, per l’altra sono riflessioni di un tizio di mezza età che vorrebbe rimanere giovane in un ambiente, quello rock/metal, che per forza di cose è composto per lo più da gente giovane o giovanissima, occhio e croce.

Per carità, Kai Hansen fa sempre simpatia ma ‘sti trent’anni avrebbe potuto festeggiarli meglio. Insomma, passate oltre. (Cesare Carrozzi)

5 commenti leave one →
  1. 6 ottobre 2016 15:44

    dai a me non è troppo dispiaciuto. è più o meno sullo standard qualitativo degli ultimi gamma ray, che purtroppo ormai sono quello che sono. il fatto dei tizi presi random da internet ha lasciato strano anche me ma effettivamente penso fosse una sua necessità di consolidare questa fase rivoluzionaria adolescenziale (cazzo fai una canzone che se chiama Enemies of Fun a 53 anni porcoddue?). dispiace l’assenza di tutti i gamma ray sia ex sia attuali (la batteria sarebbe stato d’obbligo farla suonare a Zimmerman), ed effettivamente una ballata col pianoforte suonato da Dirk sarebbe stata apprezzata, così come una nuova canzone alla I Want Out firmata Henjo (che io reputo un chitarrista sottovalutatissimo ma che in realtà è un cazzo di fenomeno, oltre che una persona splendida).
    Alla fine si deve dare a Cesare quel che è di Cesare, e bisogna apprezzare lo sforzo dello zio Kai di aver allevato con amore paterno una volpe che ormai ha preso la residenza sulla sua testa da diversi anni, e che probabilmente gli scrive ormai pure i pezzi.
    Un disco mediocre, ma alla fine c’è il nome Kai Hansen sopra e mi piace comunque, perchè un cuore ce l’ho pure io, e ci sarà sempre spazio, tra i vari Jon Oliva, Jon Schaffer e David Coverdale, per il buon vecchio zio Kai.

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  2. Pesso permalink
    6 ottobre 2016 21:13

    A un primo ascolto direi mediocre ma non inascoltabile. A livello degli ultimi Gamma Ray. Devo dire che se il discorso del Messicano l’ho trovato poco condivisibile per gli Anthrax, lo trovo invece molto azzeccato per Kai Hansen: dal vivo non ce la fa più, su disco vacilla…non sarebbe meglio ritirarsi dignitosamente?

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  3. rain chaos permalink
    11 ottobre 2016 13:24

    Qui si che purtroppo lo sproloquio senza senso de sto cazzo de Messicano per gli Anthrax avrebbe senso…Kai è stato per anni uno dei miei musicisti metal preferiti, inanellando un capolavoro dietro l’altro, ma ormai da anni non ha più VERAMENTE un idea che sia una…dovrebbe ritirarsi dignitosamente e fare solo produzioni o aprire una bella pizzeria, cosi si copre solo di ridicolo e basta, e vedere il dio del power conciato cosi un po di tristezza la fa…invecchiato male

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  4. Nicolas permalink
    13 ottobre 2016 10:09

    Io riesco a soppportare tutto, perfino il parrucchino, ma le bolle di sapone nel video… quelle NO! Quelle proprio NO, cazzo!

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