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The stars look very different today

11 gennaio 2016
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Incredulità. Incredulità totale. Non abbiamo ancora risolto i nostri conti in sospeso con una figura immensa come quella di Lemmy che un altro gigante assoluto ci lascia. Con la differenza che tutti noi sapevamo benissimo in quali condizioni di salute versasse e che stile di vita avesse condotto fino a quel momento il primo. Tutto sommato eravamo pronti, per quanto si può essere pronti di fronte a una cosa del genere. Ma questa morte, la morte di David Bowie, almeno per me, è una mazzata tra capo e collo pazzesca dalla quale, dico sul serio e senza falsità alcuna, farò veramente fatica a riprendermi, perché non avevo nemmeno idea che fosse malato da qualche mese. Il peggiore risveglio da parecchio tempo a questa parte quello di questa mattina. E poi, non abbiamo ancora finito di leggere e ascoltare montagne di banalità sulla vita e la morte di Lemmy che adesso dovremo sorbirci anche quelle su David. La cosa triste è lo sciacallaggio che sta avvenendo in questi giorni quindi non oso immaginare cosa saremo costretti a vedere da domani, tra i vari je suis e chi parla a vanvera alla disperata ricerca di visibilità, per un personaggio che era molto, ma molto più mainstream del caro Ian Fraser. L’assoluta mancanza di rispetto, è questo che mi fa vergognare di vivere sullo stesso pianeta di questa gente e mi è veramente impossibile mettere da parte questo pensiero amaro proprio adesso, e me ne dolgo, perché so che peggio della morte c’è solo il commercio postumo che di una morte certuni sono capaci di fare. Però, il fatto di aver raggiunto una popolarità immensa ed essere conosciuto praticamente da tutti, anche da chi non ascolta nessun tipo di musica, mai, neanche per sbaglio, non lo rende meno ‘tuo’. Allora aggiungerò anche le mie banalità a quelle di tutti gli altri ma almeno lo farò rispettando la persona.

Nessuna storia rocambolesca, nessun dettaglio di vita privata, io scoprii la voce di Bowie, come penso molti miei coetanei, quando, veramente ragazzino, i miei mi regalarono il doppio Greatest Hits dei Queen e quindi con Under Pressure. Poi, credo fosse intorno al 1993, quando MTV passava il concerto Unplugged in cui i Nirvana eseguivano una versione assolutamente meravigliosa di The Man Who Sold the World, lì mi appassionai definitivamente alla sua musica. Ho continuato a seguirlo anche negli ultimi anni, nei quali non ha brillato per album particolarmente indimenticabili e quest’ultimo Blackstar non l’ho ancora ascoltato perché è uscito proprio in questi giorni, a dimostrazione che il destino, in quanto a crudeltà, è sempre un passo avanti a tutti. Penso che lo farò al più presto e lo onorerò, comunque vada e comunque sia, della giusta attenzione. La delicatezza e la raffinatezza di molte sue ballate immortali mi hanno, come sempre si dice in questi casi, accompagnato per tutta la vita, ma è così e c’è poco da fare, e oggi ancora mi commuovo come una femminuccia riascoltandole. Ho una marea di ricordi personali e situazioni vissute molto belle legate ai suoi primi album, delle quali non farò l’elenco e nemmeno ritengo che vadano condivise perché sacre, e poi non interessano a nessuno. Sono sicuro che molti di voi capiscono perfettamente la difficoltà di chi vuole tributare un artista che è stato tutore, mentore e precettore nella sua crescita musicale e umana senza cadere nel banale e nella pietà gratuita. Quindi, passo e chiudo. Grazie David e fai buon viaggio. (Charles)

6 commenti leave one →
  1. gigi permalink
    11 gennaio 2016 17:30

    un grande artista, un’altra grave perdita.

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  2. fredrik permalink
    11 gennaio 2016 20:49

    vero, un altro grande che se ne va…

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  3. Max Von G. permalink
    11 gennaio 2016 22:17

    Amen fratello

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