C’eravamo tanto odiati

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A volte un film merita al punto tale che è necessario riguardarselo ogni tanto per cogliere certe battute che magari ti erano sfuggite e che ti rivelano qualcosa in più sulla visione che il regista ha di un personaggio, soprattutto quando questo è ispirato ad una persona reale di cui conosci l’identità, portandoti di forza dentro la faccenda, sostenendo quella visione o il suo contrario. La versione infighettita di Sean Parker, devo dire, aveva qualcosa di molto affascinante ma era per troppi aspetti distante dal personaggio che mi ero figurato. Oggi il nostro quasi coetaneo multimilionario hacker fa parte dei capoccioni alla guida di un’altra mostruosa vacca da mungere: Spotify. Aspetta un attimo, ma mi sbaglio o quel rimbambito di Lars Ulrich aveva detto qualcosa proprio a proposito di Spotify? Ah già, aveva detto Io amo Spotify! Mi verrebbe da dire some kind of idiot ma non fatemi essere cattivo, va là che poi me ne pento. Però dai, è impossibile trattenere il sorrisino sotto i baffi, anche perché, è vero e non ci stanno cazzi, Spotify non è altro che la continuazione degli obiettivi che si proponeva Napster. L’accessibilità totalmente democratica alla musica a scrocco (ma legale) di oggi sarebbe stata impensabile se prima qualche ragazzotto col cuore che pompava troppo sangue al cervello non avesse fatto tremare la sedia a tutti quegli spilorci delle major usando il buon piede di porco per scardinare le loro casse piene di gioie. Poi l’amico Fritz (Lars) nel corso degli anni, vista la malissima parata, si è dovuto correggere un attimo. Primo perché la crociata multimilionaria, anticipata dalla poco simpatica bannata collettiva di 300.000 utenti, che provocò di fatto il fallimento di Napster, a sentire i media risultò essere guidata proprio dai Metallica. Ma questi signori mica furono i soli ad imbracciare i fucili. Chi si ricorda di tutti gli altri che fecero causa a Parker & Co? Nessuno. E perché tutti si ricordano un nome solo? Perché i polli, pur essendo nel diritto, furono talmente abili da mettersi dalla parte del torto, per di più vestendo i panni del capro espiatorio. Dunque, dicevo, Lars, ormai totalmente fuori controllo, prova a rientrare a forza in carreggiata e si fa amico del Diavolo addirittura presenziando al suo matrimonio. Da ultimo si è messo pure a dire che la battaglia a Napster non fu fatta per soldi ma per una questione di libertà di arbitrio, di scelta. Quale scelta Mr. Ulrich? Quella che sei costretto a fare oggi con Spotify?

Ok, fu proprio grazie alla causa legale che i Four Horsemen cominciarono a stare allegramente sulle balle a mezzo mondo, ma tanto già all’epoca non producevano più nulla che valesse la pena rubare, e non è che poi i loro detrattori se ne siano rimasti con le mani in mano. Ma dar via il culo così… La cosa assurda, infine, è che l’esempio dei Metallica sembra non sia bastato. La gente sembra non riesca a comprendere che muovere crociate del genere non porta a nulla e che deve ancora nascere l’Anakin Skywalker che riuscirà a portare equilibrio nella Forza o, detto in altri termini, a regolamentare l’accesso alla rete. Vedi il tizio dei Misfits o quell’altro dinosauro di Gene Simmons. L’immagine ne è venuta fuori frantumata e tutto il bailamme, materialmente, non è servito a nulla visto che poi Napster è stato soppiantato da una pletora di altre piattaforme. Avrebbero potuto immaginarlo se avessero avuto un minimo di contezza di come si svolge la vita sulla Terra. Oggi, sperare di raccogliere il consenso popolare su questi temi attraverso l’esposizione mediatica è da ciechi. Perché nessuno, se può spendere un euro in meno, ti difenderà a spada tratta per una campagna che non gli appartiene. Tanto le band che non hanno il conto in banca alle Cayman ma che hanno deciso di sopravvivere a tutto ciò hanno compreso il valore dell’autopromozione e hanno anche capito che i soldi ora si fanno in tour. Non mi sembra che i grandi come i piccoli festival abbiano più problemi di un tempo a riempire gli spazi vuoti. Per fare un esempio che stiamo vivendo in questi giorni, l’Hellfest: 190 euro per tre giorni, un’enormità, ma praticamente l’evento è già sold out. Magari chi risparmia in cd e vinili può più serenamente spendere in biglietti per concerti ed eventi; è un sistema di vasi comunicanti. Quei gruppi che hanno saputo far fronte alla diffusione incontrollata dei propri pezzi sulla rete, o perché hanno saputo trarne beneficio anticipandone essi stessi la diffusione o perché si sono semplicemente messi l’anima in pace, hanno fatalisticamente compreso che, se il disco merita, al download segue inevitabilmente l’acquisto del supporto fisico (oltre che del poster, della maglietta, del cofanetto e di tutto il resto). Arrivati a questo punto, stigmatizzare la pirateria provoca più o meno gli stessi effetti di un Papa che si ostini ad andare in Africa a condannare l’uso del profilattico. (Charles)

Questa per ricordare che il nickname usato da Parker era, appunto, Manowar.

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