VORUM – Poisoned Void (Woodcut)

VorumCover_webPer la serie “cara ti presento gli Incantation“, ecco a voi i Vorum, combo finlandese attivo ormai da alcuni anni e sbarcato solo in questo 2013 al traguardo del primo full con il qui presente Poisoned Void. Prima di dilungarmi nella recensione del disco, urge però fare una premessa, anzi, una specie di confronto dal quale spero di uscire illuminato. Alcuni anni fa (diciamo tra il 2006 e il 2007) si diffuse nell’ambiente death il trend del cosiddetto slam brutal, ovvero una variante del canonico brutal death basata su riff lenti e ossessivi corredati di contro da una batteria sparata a mille e dal tipico pig squeal. Il trend in questione fece la fortuna di band come Devourment e Jasad (tanto per dirne due, ma la fauna è vastissima). Per quanto mi riguarda si trattò di un abominio che, a fronte di alcuni (pochissimi a dir la verità) prodotti validi e meritevoli, ha prodotto tonnellate di dischi imbarazzanti e superflui come la pubblicità del pinguino che gira un sacco in tv ultimamente. Dopo il tramonto dello slam si presentò però un altro trend, di cui fanno parte anche i qui presenti Vorum: parlo del trend dell’old school death metal. Ora, più che di old school parlerei di un’ondata di idolatria e citazionismo nei confronti degli Incantation, come se di punto in bianco tutti si fossero resi conto che la band di Mc Entee spacca i culi da più di vent’anni. Pertanto quando mi trovo a recensire dischi come questo mi sento sempre combattuto: da un lato non posso fare a meno di godere come un riccio, ma d’altro canto mi chiedo per quanto tempo ancora l’abuso di questo particolare modo di suonare death metal potrà dare risultati soddisfacenti. Voi che ne pensate? Mi sono fottuto il cervello del tutto o quei due, massimo tre, neuroni che mi sono rimasti hanno stimolato le vostre sinapsi annebbiate?

Veniamo ora al disco, va’, che è poi il motivo per cui siete qui (a meno che non facciate parte della categoria di fenomeni di  blog di donne belle, in quel caso sappiate che prego per voi). Poisoned Void è, come ho già detto, un enorme tributo (le malelingue diranno plagio) agli Incantation: death metal ferale, oscuro e soffocante, contornato da quella vena esoterico-satanica che caratterizza un po’ tutto l’apparato di cui parliamo. A tratti esplosivo e devastante, più spesso cadenzato e quasi doom, mantenendosi in costante equilibrio tra due nature che si sposano alla perfezione. E qui iniziano i problemi di cui prima, perché l’ascolto di Poisoned Void lascia indubbiamente soddisfatti ma rimane (almeno a me) quella sensazione di disagio nel rendersi conto di apprezzare un disco che suona esattamente come la roba di 20 anni fa. Intendiamoci, non sono un amante delle sperimentazioni ad ogni costo; anzi, preferisco una band che suona da anni la stessa minestra facendolo con dignità ed esperienza ad una band che cerca di innovarsi a tutti i costi diventando ridicola (non chiedetemi esempi perché davvero non ce n’è bisogno). Il punto qui è che ancora mi domando per quanto ancora potrà resistere questo baluardo dell’underground. Sono dell’opinione che ogni anno in ambito death escano quintali di dischi pietosi bilanciati solo in parte da una quantità esagerata di dischi appena sufficienti e da una minoranza risicatissima di vere e proprie bombe. Poisoned Void si pone a metà tra queste due ultime categorie, è un disco senza dubbio validissimo, ma lontano anni luce da quell’atmosfera che ha reso grandi album come Onward To Golgotha o Dawn Of Possession. Che sia un problema di tempi? Di congiunzioni astrali? Stiamo sulle palle a qualche Antico? Boh, fatto sta che ‘sto disco rende, e finché dura me lo godo. Vi consiglio di fare altrettanto. (Luca Bonetta)

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