PATHFINDER – The Fifth Element (Sonic Attack)

I Pathfinder sono polacchi e sono cresciuti col poster di Fabio Lione e Aresius in cameretta. Poiché probabilmente la loro concezione di bello coincide con quella così a lungo teorizzata da Staropoli e Turilli, i Pathfinder sono assolutamente e intimamente convinti che i Rhapsody siano il gruppo migliore dell’universo. Loro sono solo più ingenui, meno razionali, si fanno trascinare, e per sopperire alle proprie mancanze ricorrono ad alcune scorciatoie tecniche. Immaginate, mutatis mutandis, una specie di Legendary Tales arrangiato sullo stile di From Chaos To Eternity.

The Fifth Element è il loro secondo disco ed è un concept sul quinto elemento, che i Pathfinder con qualche ardito ragionamento individuano nell’heavy metal. Quindi The Fifth Element è un concept sul metallo. Quando parte la titletrack (di cui sta uscendo un video a breve, non disperate) si mettono immediatamente le carte in tavola: orchestrazioni insistite da colonna sonora; livelli d’arrangiamento multipli; sessione ritmica sorretta solo dalla batteria a duemila e un palm muting sempre uguale a sé stesso, mentre tutto il resto, basso compreso, si concentra sulla parte solista; così che difficilmente due strumenti fanno la stessa cosa, compresa la voce e i cori, quando coincidono. E le melodie sono quelle delle sigle di cartoni animati di robottoni giapponesi anni ’80. Insomma, i Rhapsody.

Si risentono vaghe anche altre influenze. Soprattutto i Dragonforce: nell’abuso di blastbeat, per certi assoli hermanliani e nelle parti più genericamente power, le poche volte che escono dai binari tracciati da Turilli e Staropoli. Molto più raramente i Nightwish per certe orchestrazioni, specie nella bellissima The Day When I Turn Back Time. E i Children of Bodom, con cui suppongo i sei polacchi siano cresciuti.

Una cosa che mi sta ossessionando da quando ho iniziato ad ascoltare The Fifth Element è il ritornello della titletrack; che è un po’ il tema dell’album, e viene ripreso anche in Ready To Die Between Stars e nel reprise finale. 

E questo METAL IS ETERNAL – LIKE EARTH FIRE WIND AND WATER è una delle più genuine e sincere celebrazioni del metallo degli ultimi tempi. Sentire la tastiera e le chitarre schizzare via e arrotolarsi l’una intorno all’altra, poi l’assolo sweeppato, lo screaming recitato, quel tipo di controcori… The Fifth Element è un album per tutti quelli che ancora riescono ad esaltarsi con una melodia allegrotta e dei fischi di chitarra, e farà schifo a quelli che hanno perso ogni contatto con il proprio fanciullino. Chi è invece capace di emozionarsi per una March To The Darkest Horizons, che riporta alla mente i migliori Rhapsody di Power Of The Dragonflame, ha qualcosa dentro che gli altri non hanno. Buona o cattiva che sia, non importa: aiuta a vivere meglio.  Io consiglio di non lasciarsi influenzare dalla derivatività di The Fifth Element e di ascoltarlo fingendo di essere tornati ai quindici anni, quando il cinismo ancora non aveva ammazzato la nostra immaginazione. Senza immaginazione saremmo morti dentro, e noi non dobbiamo lasciare che il grigiore ci uccida. (barg)

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