Once upon a time in Norway #5 – Vreid @Rokken, Volda

Qualche anno fa i Mayhem suonarono a Sogndal. Quale possa essere stato l’impatto di quei disgraziati in una municipalità di 7320 abitanti immersa nei fiordi della Norvège profonde non lo oso immaginare. Lo so che voi mi direte che Sogndal ha dato i natali a un tizio che faceva del (pessimo) black metal e che – pace all’anima sua – ci ha lasciato le penne in mezzo alla neve durante una gita. Ma io non credo che quel concerto si sia svolto in condizioni tanto diverse dalle esibizioni di questo gruppaccio, che ora ha tolto le foto incriminate dal sito ma che qualche anno fa si esibiva nelle feste di piazza di Calascibbettaammare con tanto di porporati adiposi sul palco, vecchi con coppola sulle sedie di vimini e bambini analfabeti che danzavano la lambada al suono delle loro canzoni.

Prendere servizio in un’università di provincia ha i suoi vantaggi. Ad esempio, puoi svegliarti tutte le mattine con la vista sul grim&frostbitten Rotsethornet. Puoi andare con le fiaccole nei boschi di giorno correndo con la schiena piegata. O puoi andare al Rokken, uno dei due pub del paese (Volda, per la cronaca, conta 8687 abitanti) a vederti i Vreid in concerto il 9 marzo, venerdì sera.

A me i Vreid hanno sempre fatto cacare. Ma quando si è in provincia si fa di necessità virtù, e si va a vedere qualsiasi cosa ti propongano, perché alternative non ce ne sono. Esattamente come a Calascibbettaammare.

Ricordo che li vidi per la prima volta a Torino, nell’inverno – credo – del 2007 o 2008, di supporto agli Enslaved. Caso volle che quella sera avesse nevicato di brutto, e che i già pigri bôgianen avessero deciso in massa di starsene a casa. Insomma, al concerto non c’era un cane, ma, tuttavia, ho dei ricordi abbastanza nitidi della serata. In primo luogo perché io e alcuni amici superstiti di un certo gruppaccio locale avevamo deciso di vestirci completamente di bianco, per vedere di nascosto l’effetto che faceva (ma non essendoci un cane, non eravamo neanche riusciti a farci menare). In secondo luogo perché quando entrai nel locale mi si parò di fronte LUI, che non so quale folle avesse messo al servizio d’ordine. Il mantra che mi ripetevo in testa era, ovviamente, quello di cercare di rimanere in vita. Cosa che riuscii a fare per un pelo, perché ovviamente il mio nome era scomparso dalla lista accrediti e la mia insistenza lo aveva fatto innervosire. Ma in qualche modo riuscii a placarlo ed entrai nel locale.

Non ho idea di che pezzi avessero suonato i Vreid a Torino – e non ne ho idea nemmeno per quanto riguarda il concerto di Volda – tanto facevano uno più schifo dell’altro. Fecero schifo pure gli Enslaved, che si erano già persi nei fumi delle canne all’epoca, e ora, come si diceva altrove, è peggio che andar di notte. Ma a Torino quando nevica – così come a Volda (dove nevica o piove tutto l’anno) – non bisogna fare tanto gli schizzinosi. Si va ai concerti e basta, perché l’alternativa è l’onanismo a due mani.

Ah, per la cronaca. Forse avrete capito che al concerto dei Vreid a Volda non ci sono andato. Ero tornato nella civiltà il giorno prima, per passare il weekend con la pupa. Ma pazienza, sono sicuro che avranno fatto cacare. Anche se non sarei di certo mancato se quel venerdì fossi ancora stato nella Norvège profonde – la provincia ha le sue regole. (Giuliano D’Amico/ foto di B. Klein)

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