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Fartwork spin-off: i migliori capri della nostra vita (part 2)

17 febbraio 2012

Cari bambini, è il momento di riprendere il nostro strabiliante viaggio nell’iconografia del nostro animale totem preferito. A mille ce n’è nel mio cuore di capre da narrar, e stilare la classifica finale (che non è consigliato approfondire se siete al lavoro o in compagnia di familiari) è stato oltremodo arduo. Come trattenersi dall’inserire almeno altre due o tre volte i gloriosi Nunslaughter (sui quali a ‘sto punto un giorno scriverò un articolo a parte), responsabili di capolavori come  quello che adorna Fucking Satan, il loro recente, imperdibile split con gli Abigail (che, lo ricordiamo ai più distratti, sono la most evil band of Japan)? Per non parlare dei tremendi Enbilulugugal, uno dei gruppi black più genuinamente inascoltabili nei quali mi sia mai imbattuto. Al cospetto di pattume consimile, avevo supposto che i nostri eroi arrivassero da qualche nazione assurda del Sud Est asiatico, invece Metal Archives il dà per californiani.  Dalla terra della Silicon Valley non ti aspetti però che nel terzo millennio possa uscire roba così, fatta in cinque minuti con la prima versione di Paint Brush dopo essersi iniettati dell’eroina nelle palle degli occhi:

Manco una croce rovesciata dritta è riuscito a fare ‘sto tizio. E si è pure firmato! Dato che la loro prima demo si intitola Satanic Killing of Christ in the Pagan Forest on Fullmoon Night c’è un po’ il sospetto che si tratti di una cosa demenziale ma francamente non ho avuto troppa voglia di approfondire. Certo, vale la pena andare a leggere come si chiamano i pezzi, che sembrano prodotti con un generatore automatico di titoli degli Impaled Northern Moonforest in versione extreme porn. Si va dagli altrettanto wertmülleriani Mate al Sacerdote Mientras que Sodomiza la Cabra Negra Durante el Ritual de Fullmoon, che azzarda uno sbarazzino spanglish senza nessun motivo plausibile, e Hang the Priests Head on the Unholy Tree While Sodomizing the Black Goat (morale della favola: la capra nera se la piglia sempre in quel posto) alla spero non autobiografica Acts of Coprophilia Commited Under the Influence of Alcohol, che conferma la grande influenza della figura di G.G. Allin sulla scena black metal statunitense, come già dimostrato dai grandissimi Profanatica. Insomma, un’emozione dietro l’altra.

Restiamo nel Golden State con i Morbosidad, che le cronache ci dicono oggi riparati in Messico, probabilmente perché erano immigrati illegalmente e si sono fatti sgamare. E voi sapete bene come il connubio tra metal estremo e passiòn latina sia un’inesauribile fonte di autentiche meraviglie. Questi qua sono un po’ sfortunati con i batteristi. Il primo ci lasciò la pelle nell’esplosione della loro sala prove nel 1995 (gliela avevano fatta saltare i narcos per una partita non pagata?). Il secondo, il compianto Goat Destroyer, è morto sfracellato tre anni fa dopo essere cascato dal terzo piano per motivi non ben chiariti. Il titolo del loro secondo album, Cojete A Dios Por El Culo, conferma quanto il calore dell’idioma spagnolo renda tematiche così elevate e profonde ancora più pregnanti.

Gli Anal Blasphemy sono una one man band di Tampere, Finlandia, quindi potenzialmente il prossimo gruppo preferito di Roberto. Qua siamo su alti livelli, un raffinato recupero dell’estetica preraffaellita messa al servizio di un afflato di sensualità rituale pagana che rimanda alle correnti più nere del romanticismo. Francisco Goya e Salvator Rosa avrebbero voluto poter dipingere una cosa del genere. Ma il video con la spogliarellista che slinguazza il crocefisso e il pitone che si aggira spaesato nello scantinato dove è stato girato il tutto rivela un animo giocoso e cochon, quasi schicchiano, che non sospettavamo. Ovviamente quello che ne esce meglio è il pitone.

Da confrontare con i colori caldi e le tinte naif che caratterizzano l’artwork di Soul Destroyers dei concittadini Urn, i quali amano invece flirtare con l’espressionismo:

Ma che cazzo di problemi hanno lì a Tampere?

Vabbè, qua Goya (l’autore dei migliori capri della storia dell’arte) c’entra sul serio: non sembra un’incisione dei Caprichos? Nonostante gli elevati riferimenti pittorici, gli austriaci Ritualmord sono però un gruppo esplicitamente cazzarone. O almeno lo sono diventati. Il loro ultimo disco si chiama infatti Booze Up, in copertina c’è un tizio con la testa da caprone con una birra in mano e i pezzi (che ovviamente non ho la minima voglia di ascoltare in questo momento) hanno titoli festaioli e rock’n’roll come GET WASTED TONIGHT (maiuscolo loro), Pussy A Lot (bella pé voi, regà) e il geniale Goat Is Near. C’è pure una Bulldozer (A Tribute To Bud Spencer) che è abbastanza da eleggerli subito idoli indiscussi del decennio.

AND THE WINNER IS…

Questi invece sono svizzeri. Che mica sono sempre i latinoamericani, oh. Il corpo del reato è uno split con i conterranei Tiburòn, un improbabile gruppo death metal con il logo, per l’appunto, a forma di squalo, che come accostamento non è molto evil e unholy. Questa copertina è talmente immonda da risultare quasi disturbante, tanto che non riesco nemmeno a commentarla. Solo sul caprone in hangover sullo sfondo ci sarebbe da scrivere un trattato. Le pecore (le pecore?!?) invece, secondo me, erano l’unica cosa che l’autore (sorteggiato tra i primi classificati nella gara di rutti del festival dell’orologio a cucù di Scrotenburg ) sapeva disegnare e allora le ha messe dappertutto. Mi sia consentito però di stigmatizzare il messaggio fortemente diseducativo che i Goat Messiah lanciano al loro pubblico: ragazzi, mai accendere fuochi nei luoghi chiusi, soprattutto se si deve bruciare una persona! E’ pericoloso! Non vorrete mica fare la fine del primo batterista dei Morbosidad? That’s all, (bi)folks, mi raccomando, GET WASTED TONIGHT! (Ciccio Russo)

LEGGI LA PRIMA PARTE

11 commenti leave one →
  1. MorphineChild permalink
    17 febbraio 2012 11:28

    sto piangendo dal ridere… Cojete A Dios Por El Culo, non è possibile…

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  2. 17 febbraio 2012 11:35

    Grande articolo! Non vedo l’ora di sentire Bulldozer dei Ritualmord. Probabilmente, infanzia distrutta.

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  3. 17 febbraio 2012 11:48

    Erano mesi che aspettavo la seconda parte, fantastico! Gli Urn spaccano seriamente, a suo tempo ascoltai un loro disco genialmente chiamato 666 Megatons.

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  4. funambolo permalink
    17 febbraio 2012 14:13

    povera capra

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  5. Revoltintomb permalink
    17 febbraio 2012 15:02

    Bravi questi Old Goat, fracichi al 100%.

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  6. Vlad Tepes permalink
    17 febbraio 2012 15:36

    io preferisco l’agnello,è piu’ tenero,ma il MUST è il castrato sulla brace che deve essere appena cotto in modo da rimanere al sangue che quando lo mangio mi sembra di stare sui carpazi a fare la brace mentre osservo in basso i miei sudditi impalare i nemici.

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  7. sergente kabukiman permalink
    17 febbraio 2012 15:47

    finalmente!!abbiamo aspettato tanto ma ne è valsa la pena

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  8. Arkady permalink
    17 febbraio 2012 16:25

    Si, sti Enbilulugugal son diventati i miei idoli del venerdi sera alcolico

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  9. 18 febbraio 2012 03:27

    “Cari bambini” capolavoro…

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  2. Cosa fatta capro ha: GOATWHORE, GOAT SEMEN e GOAT DESTROYER 666 | Metal Skunk

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