Noumeni: il black metal latino americano (terza parte)

be grim, be necro, be original

ECUADOR

Tutti noi ci ricordiamo dell’Ecuador soltanto per l’arbitro Byron Moreno, quel buffo gnomo con la faccia da cocker che una decina d’anni fa decise di far provare ad una nuova generazione di italiani l’ebbrezza di essere eliminati da una Corea qualsiasi, rammentando l’esperienza a quelli un po’ più avanti con l’età. Ed in effetti, almeno a livello musicale, non è che l’Ecuador offra chissà quali grossi spunti da tramandare ai posteri, anche perché se ne sta lì, schiacciato tra due paesi sconfinati, dominato dai monti che lo spingono dritto a strapiombo verso l’oceano. Come sempre, le lungimiranti popolazioni indigene avevano previsto la suddivisione politica dell’America Latina, predisponendo per ogni futura nazione almeno una grande città in montagna ed una controparte dal clima tropicale, per favorire la più ampia scelta al turismo di massa che di lì a qualche secolo avrebbe preso piede. In questo caso Quito svolge il ruolo di comunità di montanari mentre Guayaquil si prende lo scettro di località di mare, fighetta e modaiola ma nonostante le evidenti differenze (sociali, economiche, climatiche e quant’altro) non saprei proprio trovare il benché minimo tratto distintivo tra la scena black metal dell’una e dell’altra città se non da un punto di vista meramente quantitativo.

Quali che siano le piccole sfumature stilistiche, una delle cose che personalmente mi affascina dell’intero movimento latino americano è il paradosso dell’identità musicale: chi suona realmente black metal (indipendentemente dai risultati) quasi si vergogna di farlo e di parlare di satanismo, nichilismo o qualsiasi altro tipo di ismo. Al contrario, la stragrande maggioranza dei gruppi che suona black/thrash si appropria di iconografie sataniche, millanta attitudini misantropiche che poco o nulla hanno a che vedere tanto con la musica quanto con i testi, quasi sempre ad esclusivo contenuto sessuale. Significative, in tal senso, le proposte dei Lapida e degli Hellbutcher, che tra allusioni erotiche e tentazioni fascistoidi, affogano in deliri alcolici tankardiani buoni giusto per smuovere un po’la testa nelle serate più tristi.

trova l’intruso

Non potendo contare su una solida base, la scena ecuadoriana si affida alle intuizioni dei singoli, facendo leva su una serie di personaggi al limite del caricaturale. Primi tra tutti i Grimorium Verum, che tra una lattina di birra e l’altra si esibiscono in discutibili striptease per una platea presumibilmente composta da soli uomini oppure dalla line up completa degli Oceanus Procellarum, che con ben due donne nel gruppo si propongono come la band più riformista della storia del black metal mondiale. Purtroppo, come capita spesso ai grandi innovatori, l’idea iniziale è piuttosto buona ma la realizzazione è altrettanto grezza tanto da far apparire il loro Desde las Profundas Aguas una sorta di outtake dei Cradle of Filth cantato da un Dani Filth con la raucedine. A confermare che l’Ecuador è un paese per donne, giunge a noi anche la testimonianza degli Amghelis, che recentemente hanno sostituito il vecchio cantante con una pin-up sguaiata (quando si dice, tutto il mondo è paese) e spaziano all’interno di qualsiasi genere metal conosciuto, non sempre con eccellenti risultati; le parti migliori sono quelle in cui assomigliano ai Children of Bodom, se poi questo sia un bene o un male solo la storia ce lo dirà.

La storia dei Legion, invece, inizia nel lontano 1995 ed è costellata da defezioni, cambi di line up e dissidi interni che l’unico membro della formazione originale tenta di ricostruire in una drammatica intervista rilasciata sulle pagine di Hybrid Music. Apprendiamo che il povero Chinga attendeva da oltre un decennio la sua chance di pubblicare finalmente un disco per omaggiare tutte le persone che nel corso degli anni hanno supportato la band. Evocación del Mal, probabilmente proprio a causa della lunghissima gestazione, è talmente anacronistico da riprodurre in tutto e per tutto, dall’artwork al logo del gruppo fino, ovviamente, alla musica, quanto fatto altrove dall’altra parte del mondo. Quello che risulta di difficile comprensione per noi comuni mortali è il perché la meta agognata del primo disco sia stata caricata di significati così elevati quando poi la scelta è caduta sull’autoproduzione. I Lamento Funebre, al contrario, un’etichetta ce l’hanno (la stessa dei Lapida) ed a me il loro — ma sarebbe meglio dire il suo, trattandosi di una one man band — black funereo non dispiace affatto. Certo, il lavoro alla batteria è piatto e scolastico, oltretutto poco valorizzato dalla produzione, però l’atmosfera di Odas Muertas è disturbante al punto giusto, cupa e grottesca quanto basta per meritare almeno un ascolto. Se qualcuno si fosse mai chiesto che tipo di considerazione abbia la scena black metal italiana all’estero, la risposta arriva dai Kdaverium, un quintetto che cita Stormlord e Graveworm come primaria fonte di ispirazione tanto per la nascita del gruppo quanto per la composizione dei brani. In effetti sia in Apocalipsis che in Tu Sangre è piuttosto palese l’incidenza di un certo tipo di black sinfonico molto vicino a quello suonato dal gruppo altoatesino ma desta comunque curiosità l’idea che un gruppo di ecuadoriani coltivi il sogno di poter suonare sul palco con gruppi come quelli.

hasta la vista, baby

VENEZUELA

Tutto il black metal venezuelano si può racchiudere in un solo nome : Carolina Ankhesa Davis. I più arditi, coloro che tenteranno di cercare notizie sulla donzella, si imbatteranno in un blog dalle scritte tutte maiuscole, tutte rigorosamente rosa e un sacco di punti esclamativi messi a caso all’interno delle frasi. Ebbene sì, quella sorta di bimbaminkia truccata da dark lady che delira affermando che “il mio gruppo suona musica ambientata nell’antico Egitto, che è tipo la mia religione” è proprio Carolina Ankhesa Davis. Egittologa laureata, tastierista, cantante e compositrice degli Esfinge de Gizeh, la ragazza ha il pregio di riuscire a tenere un piede e mezzo dentro i più melmosi territori del trash senza mai cadere completamente perché, in fin dei conti, il suo progettino musicale ricalca molto la linea seguita dagli Opera IX di qualche anno fa (il periodo di Sacro Culto, per intenderci), anche grazie alla voce piuttosto simile a quella di Cadaveria. Per qualche strano virus contagioso, anche i Funebria si interessano di antiche civiltà — stavolta i Sumeri — ma non possono vantare insigni studiosi tra le loro fila e la qualità ne risente. In Dominus Blasfemical Est… Ad noctum sathania è un dischetto (il diminutivo assume assurge anche al ruolo di opinione) black/death che infila dentro Satana, sadomasochismo e demoni vari senza mai lambire minimamente l’argomento Sumeri, che pure, secondo la biografia della band, dovrebbero essere il fulcro del concept artistico.

Non hanno ancora pubblicato il primo full lenght ma possono vantare già un passato di tutto rispetto gli Azif, quartetto di Caracas che lo scorso anno ha perso il chitarrista, morto per un banale incidente d’auto (finalmente anche il black metal latino ha il suo martire) e annovera alla voce la bionda Yuli Guerrero, una clone di Dani Filth esteticamente assai più gradevole rispetto al nano. Nonostante le apparenze giochino tutte a loro sfavore, i tre demo (più uno split con i cileni Asbeel) mettono in mostra un discreto black melodico capace di tirare fuori le carte migliori nei momenti più tirati. Del tutto fuori da qualsiasi logica, invece, la proposta di Christian Raster, il sosia venezuelano di Giulio Migliaccio (o di Vin Diesel) che dopo venticinque anni trascorsi a suonare heavy metal in giro per il paese, ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura sfornando Sobredosis, che in realtà non è altro che un disco di classico heavy metal ottantiano cantato inspiegabilmente in screaming.

la miglior copertina senza caproni

Fortunatamente c’è anche chi prende le cose maledettamente sul serio, come gli impronunciabili Wana’apu Dumiñ, un duo deciso ad abbattere gli obsoleti confini geopolitici attuali per riscrivere il mito. Se gli Hastur e i Dark Wisdom Horde ci apparivano ridicoli nella loro demenziale apologia del nazismo, O.Iscariot e Peter K. oltrepassano qualsiasi tentativo di descrivere seriamente i contenuti ideologici alla base del gruppo. Ci provo, pur nella consapevolezza che nessuna parola può racchiudere il loro genio. Dunque, tutto nasce nel 2009, quando le due brillanti menti si incontrano e decidono di dare vita ad un progetto “nazionalista e pieno di autentico satanismo” per distruggere i falsi miti attuali attraverso la pubblicazione di Letania a las Fuerzas Ocultas. Il tutto con delle svastiche. E con del vero nazionalismo cileno-venezuelano, che a ben vedere non solo non confinano, ma distano anche qualche migliaio di kilometri. E la storia finisce qui.

Ma per concludere con una nota di speranza, mi sembra doveroso terminare la lunga rassegna con il crepuscolare Fethuruz. Il suo black metal riesce ad unire misteriosamente Burzum ad un’anima latina decadente e mistica, capace di evocare suggestioni jodorowskiane e paesaggi inospitali, riarsi dal sole. Senza contare che l’artwork del suo And Nature Begins stravince per distacco come miglior copertina senza caproni di tutti il Sud America. Non servirà a gettare le basi per la nascita di un movimento realmente serio e organizzato, ma alla fine, anche questa sgangherata macroscena di un continente che forse non capirà mai realmente del tutto cosa sia il black metal e che recepisce qualsiasi novità musicale con un decennio di ritardo, ci regala una piccola e autentica perla. Magari, almeno per un breve lasso di tempo, servirà a farci dimenticare che cose come questa o questa siano mai esistite. (Matteo Ferri)

Prima parte: Perù e Bolivia

Seconda parte: Cile e Colombia

2 commenti

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