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XVI Agglutination @ Sant’Arcangelo (PZ) 09.08.2010

11 agosto 2010

Sono ormai un po’ di anni che presenzio all’Agglutination e nella mia mente la figura di Gerardo Cafaro, ideatore e organizzatore della manifestazione, assume sempre più una dimensione eroica. Giacomo Leopardi, nella sua ultima composizione La Ginestra, prendendo spunto da questa ostinata piantina che riesce eccezionalmente a crescere anche sui fianchi riarsi del Vesuvio, incitava l’umanità a ribellarsi contro l’ostile Natura che si diverte a trattarci come farebbe un bambino capriccioso che calpesta un formicaio solo per il piacere di vedere le formiche impazzire. Una battaglia, quella contro la Natura nemica, ovviamente persa in partenza, ma ritenuta necessaria come estremo atto d’orgoglio dell’Uomo. Gerardo Cafaro è come la ginestra leopardiana. Sedici anni a lottare contro l’ignoranza, l’irriconoscenza e l’irresponsabilità di parte del pubblico metal meridionale. Io, anche se vivo ormai da anni a Roma, sono e sarò sempre orgogliosamente salentino, nato cresciuto e vissuto a Brindisi, questo lo specifico nel caso qualcuno faccia come quei simpatici israeliani che tacciano di antisemitismo chiunque abbia qualcosa da ridire sulle loro bombe al fosforo. Sono stato a centinaia di concerti e festival in giro per l’Italia e l’Europa, ma certe cose le ho viste solo all’Agglutination. Risse, spintoni, mentecatti che allungano le mani alle ragazze, gente che fa casino per il solo gusto di farlo, ubriachi molesti, subumani che ti guardano storto senza motivo, e soprattutto le lamentele. Io odio la gente che si lamenta. Non la sopporto. I terroni si lamentano sempre, su tutto, e sono solitamente le ultime persone che possono permettersi di farlo. Io ho sentito cose che voi umani. Ho sentito gente –parecchia gente- che si lagnava per il prezzo del biglietto (25 euro), quando i due headliner, da soli, solitamente chiedono più o meno la stessa cifra. Tra parentesi una pinta di birra all’Agglutination costa tre euro e cinquanta, molto meno di un pub romano, per dire. Ho sentito gente –parecchia gente- lagnarsi perché dalla scaletta avevano appreso che i Cannibal Corpse avrebbero suonato sessanta minuti, convinti che fosse colpa dell’organizzazione che “non permette ai Cannibal di suonare quanto suonano di solito gli headliner, e cioè un’ora e mezza”, come se quelli non suonassero SEMPRE un’ora, come se la stragrande maggioranza dei gruppi brutal non suonasse SEMPRE un’ora e dimentichi tra l’altro dell’edizione in cui i co-headliner Iron Savior suonarono più tempo degli headliner Marduk –che del resto suonano SEMPRE un’ora.  Se Giacomo Leopardi avesse conosciuto il Cafaro, la poesia l’avrebbe dedicata a lui. Egli continua, imperterrito, testardo, ingenuo, idealista, ad organizzare un festival metal a prezzi stracciati proprio dietro casa di sta gente che di rimando lo ripaga così, lagnandosi e creando problemi. È ovviamente una battaglia persa, ma lui tiene botta. Quest’anno si è superato: è riuscito a convincere i Cannibal Corpse a venire in Basilicata, a Sant’Arcangelo di Potenza, che di sicuro Alex Webster e soci non sanno manco come si pronuncia. Perché poi anche questa cosa magari può passare in cavalleria, ma specifichiamolo: già è costoso organizzare concerti a Roma, troppo periferica rispetto ai soliti giri europei pur avendo due aeroporti, l’alta velocità e un’organizzazione turistica di altissimo livello, figuratevi che può essere –e quanto può costare- fare arrivare un gruppo fino a Sant’Arcangelo di Potenza. Gerardo Cafaro ci ha fatto arrivare i Cannibal Corpse. E questi si lamentano che 25 euro è assai, tentano di scavalcare, si lagnano che la vecchia location era meglio e questa fa schifo (per la cronaca fino a qualche anno fa il festival si teneva nel cortile di una scuola media –quindi con capienza limitatissima- di Chiaromonte, un paese d’alta quota raggiungibile solo tramite tortuose e pericolose stradine di montagna, ora invece si tiene nello stadio comunale di Sant’Arcangelo, con parcheggi potenzialmente infiniti e cinque minuti di distanza dalla superstrada). Ovviamente non sono tutti così, ovviamente la maggior parte della gente è tranquilla e non crea problemi, ma far finta che i suddetti zozzoni ingrati e facinorosi siano una sparuta minoranza non fa bene a nessuno. L’autocritica fa sempre bene. La difesa d’ufficio incondizionata no. Soprattutto a questa gente, che non merita niente.

Ad ogni modo, il concerto si apre con i SOLISIA, band locale che suona un powerprog metal piuttosto acerbo ma con buoni spunti in prospettiva. Tenendo conto della giovane età del gruppo la tenuta del palco è buona, soprattutto grazie alla scatenata cantante Medea che si sbatte per coinvolgere i pochi presenti sotto al palco (erano le sei di pomeriggio e molta gente era ancora bloccata all’entrata), e gli altri ragazzi, tecnicamente, offrono discrete speranze per il futuro. Magari i suoni, soprattutto per quanto riguarda le tastiere dal volume ora troppo alto ora troppo basso, non li aiutano, ma li promuoviamo per simpatia.

I suoni un po’ sballati danneggiano anche il concerto dei toscani VER SACRUM, che però sembrano anche necessitare di molta maturazione sia per quanto riguarda la tenuta di palco che per la musica in sé: non sono riuscito a capire esattamente che cosa stessero suonando, e non me la sento di addossare tutta la colpa ai tecnici del suono. Giudizio sospeso in attesa di futuri sviluppi.

Promossi a pieni voti invece i torinesi AIRBORN, che sin dall’epoca del primo disco reputo una delle due-tre migliori power metal band italiane di sempre, colpevolmente sottovalutati da critica e pubblico ma capaci di sfornare tre album splendidi, i primi due tra l’altro magnificamente prodotti da Piet Sielck, con cui condividono la fascinazione per le ambientazioni fantascientifiche. In un mondo perfetto gli Airborn sarebbero miliardari e gli sarebbe permesso per legge di stare tutto il giorno a giocare con l’Atari e a guardare le repliche di Capitan Harlock. Il loro punto di forza sta nell’attitudine scanzonata, con melodie a metà tra le vecchie sigle dei cartoni animati e le colonne sonore dei videogiochi anni ’80: la loro allegria mista a epicità cartoonesca è contagiosa, e il pubblico inizia a scaldarsi coi primi accenni di pogo sulla veloce Against The World. Purtroppo non hanno fatto nessuno dei miei loro pezzi preferiti: sembrerà una delle mie solite esagerazioni, ma nei giorni precedenti al festival l’attesa spasmodica da parte mia non era solo per Hammer Smashed Face o Hunting Song ma anche per pezzi meravigliosi come Born To Fly (assolutamente una delle migliori canzoni power degli anni duemila a livello europeo), The Hero, Cosmic Rebels, Extraterrestrial Life, Survivors, Return To The Sky (Tobias Sammet darebbe due litri di sangue per riuscire a scrivere oggi un pezzo come questo), Glory of Wales, Dominators, la ballatona Cry Now o la strumentale D-Generation, e non hanno suonato nessuno di questi. Sarà per la prossima volta. Un consiglio: come intro dei concerti sarebbe divertente usare Heavy Metal Bubble (la hidden track del primo disco, una specie di cover elettronica del tema di Bubble Bobble con la doppia cassa), che farebbe entrare immediatamente il pubblico in sintonia con lo spirito della band.

All’opposto poco, pochissimo da dire sugli HANDFUL OF HATE che non sia già stato detto: la band di Nicola Bianchi è una mosca bianca nel panorama metal italiano, un fulgido esempio di professionalità e talento che da quindici anni calca i palchi europei con concerti che sono puntualmente una sicurezza: impatto, perizia tecnica e ottima tenuta di palco le affilate armi dei toscani, un piccolo motivo d’orgoglio in una scena –quella estrema italiana- da sempre colpevolmente soggetta alle mode. Dal canto suo, Bianchi tira dritto per la sua strada senza vergognarsi di suonare black metal e senza fare finta di essere ciò che non è. Come sopra: poco, pochissimo da dire che non sia già stato detto.

Non ho quindi capito, in questo senso, l’inversione in scaletta coi partenopei MARSHALL, volenteroso e longevo gruppo heavy metal dalle ritmiche vagamente epic ma non paragonabile agli Handful of Hate né per capacità compositive né per notorietà, a prescindere dalla diversità di generi. Probabilmente sono stati penalizzati dai suoni sballati, ma anche qui non so quanto sia onesto usare la scappatoia di incolpare i tecnici del suono. Magari è stata solo una serata storta, capita a tutti, nulla di grave. Passerei quindi avanti per aprire una piccola parentesi.

Dopo i Marshall giunge difatti il momento di PINO SCOTTO. Penso che tutti voi conosciate il personaggio. Scotto ha un passato di tutto rispetto coi Vanadium, ma da qualche tempo a questa parte, a sessant’anni suonati, conduce una trasmissione televisiva che interpreta come un pulpito dal quale trinciare giudizi verso bersagli facili (Costanzo, la De Filippi, i reality show, Emilio Fede), lanciando slogan qualunquisti (i politici rubano, Mtv passa musica commerciale, le veline sono zoccole e così via) e dicendo parolacce. Il signor Scotto è molto disinvolto nel fare la morale agli altri ma non è così dissimile a coloro ai quali rivolge i suoi strali: non si presenta (più) come un musicista, ma come personaggio televisivo, e da quando ha raggiunto una certa “fama” ha tempestivamente soppresso il moniker della sua band (i Fire Trails) schiaffando il suo nome e cognome su ogni uscita che lo riguardi. Durante i suoi concerti si lancia puntualmente in filippiche contro i soliti personaggi, sempre gli stessi, condendo il tutto con volgarità assortite al solo scopo di coinvolgere e far ridere l’udienza. È una cosa che fa anche Richard Benson, ma Pino Scotto non solo pretende di essere preso sul serio (e si arrabbia moltissimo se lo paragonano al grande Richard, povero Richard nessuno ti capisce), ma si erge anche a portavoce dei metallari, una specie di Joey De Maio dei poveri, diciamo. Lui dice “fanculo a Vasco Rossi, il rock vero viene dalle cantine!”, e dalle cantine sarebbe potuto ripartire anche lui, invece di cambiare nome alla sua band e utilizzare la scorciatoia di ripetere i suoi tormentoni televisivi dal vivo per avere un posto in alto nei festival. Lui dice “Ligabue è un venduto, dice solo stronzate, non ha le palle di mandare messaggi di protesta!” e immediatamente dopo, per far vedere che lui ha le palle di dire cose scomode, dice “fanculo a Emilio Fede, fanculo a Berlusconi, aprite gli occhi ragazzi… e aprite anche il culo!”, con altre parolacce assortite per far ridere la gente. Lui dice “fanculo ai Litfiba, si sono riuniti per soldi, Ghigo Renzulli pezzo di merda!”, e ovviamente Pino Scotto non può permettersi neanche di fare il bidet a un gigante come Ghigo Renzulli, che ha fatto la storia della musica non solo italiana e che ovviamente non risponderà mai a un personaggio del genere, primo perché non penso sappia neanche chi sia, e secondo perché è un gentiluomo, molto più educato del sottoscritto che ha deciso di scrivere questo probabilmente inutile sfogo proprio nel momento in cui ha sentito dare del pezzo di merda venduto a Ghigo. E i Litfiba le loro belle boiate le hanno fatte, ma senza nascondersi sotto un paravento di integrità morale posticcia. In tutto ciò la cosa che dispiace è che i pezzi nuovi non sono affatto male, così come sono bravissimi i musicisti che si porta dietro, e con un cantante normale si potrebbe parlare di un pregevole gruppo di metal classico. Ma così non è.

Ritorniamo a parlare di musica. I KORPIKLAANI sono una delle più belle realtà del metal finlandese degli anni duemila: dopo anni di gavetta a cavallo tra i due decenni appena trascorsi col moniker Shaman (i cui dischi, Idja e Shamaniac, invito caldamente a recuperare), Jonne Jarvela e soci hanno infilato una serie di ottimi album candidandosi prepotentemente a gruppo principe del folk metal di nuova generazione. Accompagnati come sempre da un fisarmonicista e un violinista, i finnici riescono nell’impresa di trasformare lo stadio comunale di Sant’Arcangelo di Potenza in una festa popolare a cielo aperto, con decine di ragazzi e ragazze che si scatenano a ballare sulle note di Pine Woods, Beer Beer o Wooden Pints. Dall’ultima volta che li vidi, ormai cinque anni fa, hanno fatto passi da gigante anche dal punto di vista del coinvolgimento del pubblico: Jarvela è scatenato, saltella da una parte all’altra del palco, lancia le birre alle prime file, incita la folla, balla, prende al lazo con la corda del microfono il manico della chitarra di Kalle Savijärvi e più in generale alza un casino incredibile riuscendo a convincere anche i più scettici. Non è facile portare il buonumore e l’allegria a millecinquecento metallari venuti perlopiù a vedere i Cannibal Corpse, ma loro ci sono riusciti. E li hanno fatti anche ballare.

Quando le luci si spengono l’atmosfera inizia a farsi febbrile. I CANNIBAL CORPSE sono l’unico gruppo brutal death del pianeta capace di far cantare i ritornelli delle proprie canzoni al pubblico di un festival. Una band non solo storica ed enormemente influente, ma anche capace di non sbagliare mai un disco: si pensi che al loro lavoro più scolastico e meno riuscito, Gore Obsessed, sono seguiti tre album meravigliosi: l’eterogeneo The Wretched Spawn è la summa delle loro capacità, un disco completo e vario, con atmosfere morbose (Festering In The Crypt da questo punto di vista è esemplicativa) che si accostano a parti thrashy piene di stop’n’go e riffoni celticfrostiani (si guardi alla title-track, piccolo gioiello di death metal con piena coscienza di sé e delle proprie radici); il violentissimo Kill, una mazzata tra capo e collo che per certi versi ricorda Vile, primo capolavoro dell’era Corpsegrinder; infine Evisceration Plague, sorprendente per il suo tiro, che pur non cedendo di un centimetro in quanto a violenza concettuale ti fa battere il piedino a tempo come gli Obituary dei bei tempi (in questo ricorda un po’ Bloodthirst, al quale è secondo me superiore, e il meraviglioso Gallery Of Suicide). Alla fine della fiera è difficile, per loro, sbagliare la scaletta: dove peschi, peschi bene. Devoured By Vermin, Staring Through The Eyes Of The Dead, I Cum Blood, Priests of Sodom, Make Them Suffer, Pounded Into Dust, The Wretched Spawn, I Will Kill You sono classici vecchi e nuovi, capolavori death metal talmente enormi che mi sembra anche inutile stare qui a parlarne. E quando ad eseguirli sono Alex Webster, Paul Mazurkiewicz e compagnia a pochi metri da te, c’è solo da starsene lì ammirati e guardare la Storia esplicarsi sotto i tuoi occhi. È la quarta volta che li vedo e suonano sempre come la solita macchina da guerra. Il pubblico è senza fiato: la doppietta finale Hammer Smashed Face e Stripped, Raped And Strangled è da brividi, e chiude come meglio non si potrebbe una manifestazione che, giunta tra molti alti e pochi bassi alla sedicesima edizione, inizia ad ambire a qualcosa in più del semplice titolo di migliore festival metal del Sud Italia. (barg)

30 commenti leave one →
  1. Ludovico permalink
    11 agosto 2010 14:58

    Capisco che a volte quando si deve fare un report di un concerto così variegato si tenda a privilegiare i generi più “vicini” o le band “amiche”, detto questo mi trovo quasi d’accordo su tutto il report tranne che per 3 cose: la musica di Pino Scotto…..ho sentito solo riff scopiazzati da brani di Iron Maiden e Deep Purple, quindi oltre alla pochezza del singer direi che oltre all’esecuzione anche il songwriting non è eccezionale… per quanto riguardo i Marshall forse il recensore non sa che è al’attivo dal 1986 ed ha 3 studio albume diversi tour sul groppone, personalmente mi è sembrata davvero notevole sotto il profilo tecnico e definire “inferiore” le loro composizioni rispetto a quelle degli Handful Of Hate (dove francamente non so come abbia fatto a capire dove finiva un brano e ne iniziava un altro) mi fa un pò sorridere. Infinie pe ri Korpiklaani….se una band nostrana trasporta nel territorio metal canzoni folkloristiche e tarantelle varie è ridicola….questi invece vengono osannati….mah!!!! L’unica cosa che ho sentito è stato solo casino (contando che avevano anche un fonico al seguito).

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  2. certaindeath permalink
    11 agosto 2010 14:59

    Io c’ero e ti ho cercato Bargone, ma non sapendo precisamente che faccia avessi mi è risultato alquanto difficile. Ti prego dimmi che eri tu il tizio che agitava una banana in pigiama.
    No comment per i coglioni che si sono ammazzati di botte. Idolo della serata il sosia di Joey De Maio che è entrato al concerto già completamente ubriaco, portandosi un intero Frigobar pieno di birre da casa.
    Il suddetto tizio ha litigato praticamente con chiunque spintonando di qua e di là.
    A parte qualche episodio spiacevole, come il furto del corno vichingo al mio amico, direi che possiamo ritenerci più che soddisfatti. Bisogna solo ringraziare Gerardo , a man, a myth.

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    • 11 agosto 2010 16:07

      purtroppo non ero io quello con la banana col pigiama, io avevo una maglia degli obituary e un profilo più basso. specifico comunque -all’utente ludovico e ad eventuali altri- che all’agglutination io non avevo band ‘amiche’ e neanche ho mai intervistato alcuno dei gruppi che hanno suonato, l’unico musicista ivi presente con cui abbia mai parlato è stato alex webster anni fa, per dieci minuti (non propriamente un amico, diciamo). con gli stessi airborn, di cui ho parlato benissimo, non ho mai scambiato due parole due tranne che avantieri, dopo il concerto, al loro stand, per fargli i complimenti e comprare i loro dischi. io sono sempre stato totalmente fuori da certi giri, quindi siete tutti liberi di insultarmi e mostrare disaccordo (ci mancherebbe), ma vorrei che non si facessero insinuazioni di questo genere anche perchè io, a differenza di moltissimi, quando parlo di band ‘amiche’ (vedi skull daze o kurnalcool) lo specifico sempre all’inizio di ogni articolo. per quanto riguarda i marshall conosco la loro storia e ho moltissimo rispetto per loro, la mia è solo una valutazione di questo specifico concerto. scusate l’intrusione, doom on.

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      • certaindeath permalink
        11 agosto 2010 16:59

        Ahh ho capito allora, ti ho visto ;)

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  3. Michele permalink
    11 agosto 2010 15:22

    Hai totalmente dato spazio al personaggio televisivo di Scotto senza parlare della sua musica.
    Non posso darti torto sul fatto che Pino si lanci sempre in dichiarazioni populiste, ma non mi sembra che all’agglutination si sia portato dietro le telecamere e i bidoni dove di solito è seduto a Rock Tv. Fare un Live Report completo? No, eh?

    Michele.

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  4. Angy permalink
    11 agosto 2010 15:33

    Manca qualcosina a questa recensione. Gli Airborn hanno eseguito uan canzone scritta appositamente per l’occasione intitolata “Agglutination”, i Marshall hanno eseguito una versione stravolta e a mio parere bellissima della Maideniana “Only The Good Die Young”. Pino Scotto ha litigato per tutto il tempo con un ragazzino reo di avergli fatto il gesto del dito medio (una buona occasione per mettere in mostra tutte le sue doti tamarriche). Per il resto Korpiklaani e Cannibal Corpse grandissimi!!!

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  5. Michele permalink
    11 agosto 2010 16:53

    Io non ci trovo nulla di scopiazzato nelle canzoni di Buena Suerte. Sarà che forse ci sia qualche somiglianza con qualche canzone dei Boss della musica (Come l’assolo in “Quore di Rock’n’roll”, che a detta di una persona, sembra quello di “Kickstar My Heart” dei Motley mi pare] ma questo mi sembra solo un pretesto per far passare anche per pagliaccio Scotto in senso musicale. E questo mi fa abbastanza innervosire. E che cazzo..

    Ha insultato Ghigho? Su certi versi se lo merita, le reunion delle band le ho sempre odiate. Ma resta comunque esagerato il suo modo di esprimersi.
    Insulta Vasco, Liga, o chi non gli va bene? Cazzi suoi. Non mi sembra che le persone sono lì solo per sentire i suoi sproloqui, che comunque son giusti e sono abbastanza d’accordo con ciò che dice.
    Naturalmente va a gusti, ma finchè si tratta di dire “Scotto Televisivo Pagliaccio”, Ok..Su questo non posso dire qualcosa, perchè la maggior parte delle volte fa vero e proprio populismo e fa gaffe tremende. Ma se vogliamo parlare della sua musica, è tutta un’altra storia.

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  6. Michele permalink
    11 agosto 2010 16:58

    Ah, e comunque non mi appresto a dare giudizi sul resto della recensione, dato che le sopracitate band non le ascolto non piacendomi il genere. ;)

    Ps: Quella del ragazzino che litiga con Scotto non la sapevo. Il ragazzino ha dimostrato di essere un perfetto imbecille esibizionista, Scotto altrettanto. D:

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  7. Leonardo permalink
    12 agosto 2010 01:39

    non lo so, per me questo festival è troppo lontano. dico solo che do ragione a michele, parliamo di come ha suonato, dei suoi monologhi chissene. nel report parli solo del personaggio, mi sembra un attacco gratuito ed inutile. io l’ho visto qui a vicenza, condivido che è un imbecille ma dal vivo è bravo

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  8. 12 agosto 2010 13:18

    Chi è che guardava storto senza motivo??? Dovevo esserci io.

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  9. Daniele permalink
    12 agosto 2010 14:04

    Ma che festival hai visto???? Ma quanto avevi bevuto quel giorno??? Secondo me i MARSHALL hanno suonato benissimo, se poi non ti piace il genere allora non fare commenti sbagliati. Poi passiamo agli handful of hate che come diceva Ludovico non si capiva neanche l’inizio e la fine di una canzone, possiamo dire che c’era un unico assolo di batteria e tutti gli altri strumenti facevano buglione in sottofondo. Infine concludo con i Ver Sacrum che hanno fatto un buon concerto, se poi i suoni non erano un granchè questo non è di certo colpa loro…poi parli anche della tenuta di palco…beh…mi sa tanto che stavi guardando la gnocca (come dice il grande Pino) invece di guardare i Ver Sacrum sul palco…

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    • Ludovico permalink
      13 agosto 2010 16:11

      Incolpare le band ree di non avere un sound perfetto sapendo che ogni band aveva a disposizione 10 minuti per effettuare il cambio palco e un rapido line-check è ridicolo, oltretutto fino ai Marshall la recensione si mantiene sul vago (non vengono prese in esame le esibizioni delle band e nemmeno le song suonate, il recensore ha speso 20 righe per parlare degli Airborn non mensionando affatto che avevano eseguito una canzone dal titolo “Agglutination” scritta appositamente per il festival) tutto questo mi fa sorgere un dubbio…..sarà che il recensore è antrato nell’area concerto da Pino Scotto in poi?!?!?!

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  10. Daniele permalink
    12 agosto 2010 15:25

    Vorrei aggiungere che avendo visto i Cannibal Corpse come si intrattenevano con il pubblico in un concerto a Roma, posso affermare che non solo siano grandissimi musicisti, ma belle persone piene di umiltà e disponibilità.

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  11. 12 agosto 2010 21:51

    Concordo sulle critiche espresse dal recensore e sul fatto che certe cose si vedano solo qui da noi, la gente davvero non si rende conto o fa finta di non capire.

    Non so dire quanto possa schifare quelli che vanno ai (rari) concerti del meridione giusto per rompere le palle alle ragazze degli altri, guardando male mezzo mondo (brothers of metal) ed armando risse inutili ed insensate.

    No comment poi su quelli che non fanno che lamentarsi sempre e comunque, anche se dovessero capitare al concerto degli Slayer a 100 metri da casa, lungo tre ore, prezzo speciale 1 euro e con pompino gratuito prima e dopo l’esibizione. Il meridione, con la gente che “ama” i Korpiklaane il più delle volte per assuefazione alle tarantelle che si sentono ormai ovunque, non è esattamente il luogo migliore per fare metal.

    Le critiche espresse non adombrano minimamente l’ottimo lavoro svolto da Gerardo Cafaro, una persone da cui prendere esempio come coerenza e coraggio.

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  12. 13 agosto 2010 19:39

    Caro recensore, ma al di là del black metal, hai mai ascoltato Webern, Berg, Bach, Bartok? Credo di si, visto che parli di “capacità compositive”…Spiegami secondo quali criteri della critica musicale analizzi e confronti due generi musicalmente diversi (se non opposti).

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  13. 15 agosto 2010 17:55

    I bet you wish george bush was still president now

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    • 15 agosto 2010 18:47

      you’re wrong, i always put a slice of pepperoni inside the ballot, on which i write ‘and now eat this too’. you should put forward seth putnam as candidate anyway, in that case i would KILL to gain a green card and vote for him. may god bless the confederation and unleash the black plague upon the heads of our enemies.

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  14. fulkrum91 permalink
    16 agosto 2010 00:17

    Ciao,volevo esprimere un commento da colui che era al suo primo concerto metal…ero nelle prime file con la maglia dei Saxon (ero l’unico ad averla) e stavo per essere decapitato dal CD lanciato dai Solisia :D…il tizio con la banana di peluche era un mito,gli ho anche fatto un video col cell xD.Trainspotting forse ho capito chi sei,se eri quello con la maglia degli Obituary che ho capito io abbiamo anche scambiato due parole allo stand della birra.Sulla rissa scoppiata,ero a pochi centimetri e posso dire che davvero ho visto la stupidità umana prendere corpo.Ma perchè rovinare un evento finora così riuscito per questioni personali e soprattutto all’interno del pogo,rischiando di creare una guerra?Dopo i Korpiklaani sinceramente mi è sembrato di assistere ad un calo di entusiasmo quando hanno suonato i Cannibal,a causa della rissa,anche se dopo un quarto d’ora è tornato tutto normale.Sui gruppi più pesanti,da ascoltatore di heavy metal tradizionale,non posso esprimermi con competenza,ma posso dire di essere stato impressionato positivamente dagli Handful of Hate.Con i Marshall siamo arrivati su un pullman organizzato da Napoli,ed anche loro mi hanno sorpreso positivamente.Pino Scotto lo conoscevo solo con i Vanadium,ed al di là di quello che può essere il suo personaggio tanto chiacchierato di lui mi sono piaciuti parecchi pezzi.I Korpiklaani erano il motivo principale per la mia presenza e sono stati fantastici…non mi sento di muovere nessuna critica agli organizzatori,mi è sembrato tutto funzionare a dovere,anche se ripeto questa è stata la mia prima esperienza nonostante ascolti metal da diversi anni,proprio a causa della scarsa considerazione in cui è tenuta questa musica al Sud.

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  15. 23 agosto 2010 17:10

    se non vi piace la musica estrema non rompete il cazzo… se non avete capito una mazza del concerto degli handful of hate di sicuro non capirete molto neanche su disco..il vostro docile udito non è abituato..

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  16. gross permalink
    27 agosto 2010 12:41

    La sparata su pino scotto è banale e scontata come i suoi interventi su rock tv o su di un palco..dice le cose che pensa senza maschere e senza nascondersi dietro frasi articolate o pseudo intellettuali.Neanche io condivido tutto ciò che dice ma di personaggi del genere mi piacerebbe vederne di più.

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