Frattaglie in saldo #1

Nei primi anni duemila la nemesi di ogni recensore metal erano le legioni di gruppi death/thrash svedesi (o alla svedese) tutti maledettamente uguali. Più tardi arrivò l’infausto trend metalcore e finimmo quasi per rimpiangerli. Nel frattempo, ad ogni modo, si sperava che codesti epigoni sfrangimaroni dei The Haunted se ne fossero andati affanculo come lacrime nella pioggia. E invece no. Gli Arise, ad esempio, non si sa nè perchè nè percome, sono ancora in giro. Di dischi come “The Reckoning” (Regain/Masterpiece) non avrebbe sentito il bisogno nessuno già dieci anni fa, figuriamoci ora. Soliti riff tardocarcassiani, solite spruzzate (diarroiche) di melodia alla In Flames, tutto ben fatto, ben suonato, ben registrato ma noioso e inutile come una retrospettiva dopolavoristica di Ozpetek sottotitolata in turco. Va un pochino meglio (ma mica tanto) con i finnici Deathbound, dei quali non avevo un pessimo ricordo. “Non Compos Mentis” (Dynamic Arts/Masterpiece) è un mix leggerino e cazzarone di black metal melodico, tardo swedish death e sfuriate thrashettone che vorrebbero essere grind. I pezzi sono un po’ incasinati nei riferimenti ma la loro breve durata garantisce il minimo sindacale di intrattenimento. Niente di che, però. A questo punto preferisco quasi quasi i Diary About My Nightmares, il tipico gruppo medio crucco che ci mette quel surplus di buona volontà che finisce per suscitare simpatia. Il genere è sempre death melodico di ascendenza europea, con chitarre maideniane che si alternano a riffacci panterosi. Discreta la prestazione della screamer in gonnella Antonie Mrusek. “Forbidden Anger” (Unexploded/ Masterpiece) sembra uno di quei dischi anni ’90 improbabili che trovavi sui mailorder a cinquemila lire, che finivi per comprare perchè ti piaceva il nome o la copertina ma che poi, pur avendoli ascoltati tre volte in tutto, non avevi cuore di rivenderti perchè ti ci eri affezionato.

Ed era proprio dai favolosi nineties che non sentivo parlare dei Braindamage, il cui esordio, “Signal de Revolta” ebbe una discreta eco nell’underground dell’epoca. Da allora li avevo persi di vista, e non immaginavo nemmeno fossero ancora in giro. Onestamente “The Impostor” (Dracma/Masterpiece), loro quinto album, mi ha un po’ annoiato ma va detto che il loro tecno-thrash con svarioni progressive e lievi ammiccamenti a sonorità più moderne non è affatto il mio genere. Per capirci, sono uno di quelli che non sopporta i Nevermore, quindi non dubito che il quartetto torinese possa trovare degli estimatori tra chi apprezza queste sonorità. Rimaniamo nel belpaese con la ristampa di “Nato dal Fuoco” (B.T.O.D./Masterpiece), unica testimonianza sulla lunga distanza lasciata dai Satanel, onesto progetto old school black metal (non è un caso se vengono omaggiati i Beherit con una cover di “The Gate Of Nanna”) che raccoglieva gente di Evol, Death Dies e Abhor. Sì, roba strasentita e che non si distingue per peculiarità particolari, ma l’atmosfera c’è e, trattandosi di un gruppo nato – suppongo – per divertimento, si può anche apprezzare. Sempre in tema di riedizioni, la Relapse ha avuto la sacrosanta idea di raccogliere in un unico cd tutti gli ep, split, apparizioni su compilation e cazzi vari dei micidiali grindcorer svedesi Sayyadina, supergruppo che coinvolge membri di Nasum, Victims e General Surgery. “The Great Northern Revisited” è un massacro tra i più sanguinosi, fatto di brani brevi, frenetici e suonati con fredda precisione. Se siete amanti del genere non fateveli scappare. Restando in casa Relapse, ci sarebbe da parlare anche di “Taste The Sin”, ritorno dei Black Tusk, new sensation from Savannah, Georgia, che si autodefinisce suggestivamente “swamp metal”. Rispetto ai concittadini Baroness sono più brutti, sporchi e cattivi, per via di un background pesantemente post-hardcore (“Takeoff” sembra uscita da un disco Victory degli anni ’90) che viene reinterpretato in un’ottica metallara (nei momenti meno trucidi i Mastodon non sono così lontani) e sludgettona. Le idee non sono abbastanza per un disco intero ma, nel complesso,  davvero niente male. (Ciccio Russo)

5 commenti

  • Idea STUPENDA! Bella la scelta delle immagini, bello tutto :)))

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  • Concordo su tutto, praticamente…
    Però rilancio: i matti fra di voi secondo me dovrebbero dare un ascolto alle due compilation della Relapse “This comp kills fascists” volumi 1 e 2!!!
    Puro massacro grindcore!!!

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  • …la verità è che dovreste fare un inserto tipo “Grindcore Shock”, lo comprerei come manco compro gli speciali del Mucchio…magari…
    Immaginate: specialoni sulle origini del genere (che ci si perde indietro negli anni fino ai Crass), recensioni, interviste a batteristi vegani che non usano il doppio pedale, report di concerti in squat infimi con 20 astanti inclusi i tizi della mensa vegana, speciali sulle chicche del grindcore che fu (tipo i dischi dei Fear Of God – quelli svizzeri) e l’immancabile angolo della posta (“Cara posta del grindcore, mi sono innamorata del cantante dei Maruta, quell’ispanico colla panza e i pelazzi…”)!
    Meditate. Io mi abbono.

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  • Pingback: Look what Relapse dragged in #3 « Metal Shock

  • Pingback: Music to light your joints to #8 | Metal Skunk

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