Category Archives: From the dark past

Avere vent’anni: TIME MACHINE – Act II: Galileo

  Ho sempre associato la musica alle emozioni, le emozioni alle situazioni, le situazioni ai ricordi, i ricordi ai bisogni, i bisogni al cibo. Purtroppo per me tutto si riconduce, e mi riconduce appunto, al cibo. Dato questo assunto e dato l’aumento della mia pinguedine come costante universale K, mi trovai ad ascoltare “French fries with pepper” dei grandi Morphine

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Avere vent’anni: novembre 1995

DARK TRANQUILLITY – The Gallery Trainspotting: Questo è uno dei dischi più importanti della storia del metal svedese. Io gli preferisco i successivi The Mind’s I e Haven, ma è innegabile che sia tutto partito da qui. The Gallery ha dato spunti sufficienti per una rielaborazione strutturale del death melodico forse più di quanto non abbiano fatto gli In Flames, talmente

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Avere vent’anni: AT THE GATES – Slaughter Of The Soul

Luca Bonetta: Il ventennale di Slaughter Of The Soul è l’occasione perfetta per tirare le somme pure sull’ultimo lavoro degli At The Gates: quell’At War With Reality di cui abbiamo parlato approfonditamente un po’ tutti e di cui ha parlato bene o male chiunque si interessi anche solo vagamente al metallo. Il verdetto finale, a più di un anno dalla

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Avere vent’anni: VOIVOD – Negatron

Quando si parla dei Voivod di solito si tende a ricordare, a seconda dei gusti, l’allucinata e personalissima reinterpretazione del thrash dalla quale sorsero pietre miliari come Killing Technology e Dimension Hatross o le oblique sperimentazioni a cavallo tra hardcore e progressive rock di Nothingface e Angel Rat. Mai è stata resa adeguata giustizia al periodo immediatamente successivo alla reunion del

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MOTLEY CRUE – Motley Crue (1994)

Bistrattato. Distrutto. Sopravvalutato. Deriso. Quattro aggettivi che possono descrivere le reazione della “stampa specializzata” all’uscita del disco dei Crue che vide la luce in piena era grunge, e che molti conosceranno come “l’album senza Vince Neil” della band di Los Angeles, oppure “quello con Corabi”. Devo premettere che sono poche, pochissime, le band che per me hanno significato quanto i

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